Andrea Frediani e Sara Prossomariti.
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Le grandi famiglie di Roma antica. 
Storia e segreti.
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Parte 4.
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2014. Newton Compton Editori, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Indice di questa parte.
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Gens Giunia.
Gens Licinia.
Gens Livia.
Gens Manlia.
Gens Quintilia.
Gens Sempronia.
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FINE Indice.
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Gens Giunia.
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Prosopografia.
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vi secolo a.C.
11. lucio giunio bruto console nel 509 a.C.
iv secolo a.C.
12. decimo giunio bruto sceva magister equitum nel 339 e console nel 325 a.C. Padre del n. 4;
13. gaio giunio bubulco bruto console negli anni 317, 313 e 311 a.C., magister equitum774 nel 312 e 309 e dittatore nel 302 a.C. Padre del n. 5.
iii secolo a.C.
14. decimo giunio bruto sceva console nel 292 a.C. Figlio del n. 2;
15. gaio giunio bubulco bruto console nel 291 e 277 a.C. Figlio del n. 3;
16. decimo giunio pera console nel 266 a.C. Padre del n. 8;
17. lucio giunio pullo console nel 249 a.C.;
18. marco giunio pera console nel 230 a.C. e dittatore nel 216. Figlio del n. 6.
ii secolo a.C.
19. marco giunio bruto console nel 178 a.C.;
10. marco giunio penno console nel 167 a.C.;
11. tito giunio severo console suffetto nel 154 a.C.;
12. decimo giunio bruto callaico console nel 138 a.C. Padre del n. 14;
13. marco giunio silano manliano console nel 109.
i secolo a.C.
14. decimo giunio bruto console nel 77 a.C. Figlio del n. 12;
15. decimo giunio silano console nel 62 a.C.;
16. marco giunio silano console nel 25 a.C.;
17. gaio giunio silano console nel 17 a.C.
i secolo d.C.
18. gaio giunio silano console nel 10 d.C.;
19. quinto giunio bleso console suffetto nel 10 d.C. Padre del n. 23;
20. marco giunio silano console suffetto nel 15 d.C.;
21. marco giunio silano torquato console nel 19 d.C. Padre dei nn. 24 e 25;
22. appio giunio silano console nel 28 d.C.;
23. quinto giunio bleso (nel Degrassi risulta un Lucio Giunio Silano) console suffetto nel 28 d.C. Figlio del n. 19;
24. marco giunio silano console nel 46 d.C. Figlio del n. 21 e fratello del n. 25;
25. decimo giunio silano torquato console nel 53 d.C. Figlio del n. 21 e fratello del n. 24;
26. lucio giunio cesennio peto console nel 61 d.C. Padre del n. 27;
27. lucio giunio cesennio peto console suffetto nel 79 d.C. Figlio del n. 26;
28. quinto giunio marullo console suffetto nel 62 d.C.;
29. decimo giunio novio prisco rufo console nel 78 d.C.;
30. tito giunio montano console suffetto nell81 d.C.;
31. quinto giunio aruleno rustico console suffetto nel 92.
ii secolo d.C.
32. marco giunio omullo console suffetto nel 102 d.C.;
33. giunio peto console suffetto nel 127 d.C.;
34. marco giunio mettio rufo console suffetto nel 128 d.C.;
35. gaio giunio serio augurino console nel 132 d.C.;
36. quinto giunio rustico console suffetto nel 133 d.C. e console ordinario nel 162 d.C.;
37. cano giunio nigro console nel 138 d.C.;
38. decimo giunio peto console suffetto nel 145 d.C.;
39. aulo giunio rufino console nel 153 d.C.;
40. tito giunio severo console suffetto nel 154 d.C.;
41. marco giunio rufino sabiniano console nel 155 d.C.;
42. aulo giunio pastore lucio cesennio sospite console nel 163 d.C.
iii secolo d.C.
43. giunio silano console suffetto nel 238 d.C.
44. gaio giunio donato console per la seconda volta nel 260 d.C.;
45. lucio giunio libo console nel 267 d.C.;
46. giunio veldumniano console nel 272 d.C.;
47. gaio giunio tiberiano console nel 281 e 291 d.C.;
48. marco giunio massimo console per la seconda volta nel 286 d.C.;
49. marco giunio cesonino nicomaco anicio fausto paolino console per la seconda volta nel 298.
iv secolo d.C.
50. giunio basso console nel 317 d.C.
v secolo d.C.
51. flavio giunio quarto palladio console nel 416 d.C.

n.b. La mancanza di albero genealogico (qui e per altre gentes)  determinata dallimpossibilit di ricostruirlo in modo coerente e senza ampie lacune cronologiche.

774 In realt Livio lo indica quale dittatore. Vedi Livio, Ab Urbe condita libri, IX, 29, 3.
I campioni della Repubblica
In termini di longevit la gens Giunia detiene un primato: i suoi membri sono infatti presenti nei fasti dal primo anno di Repubblica, il 509 d.C., fino addirittura al 416 d.C. In effetti, i Giuni sono presenti nella storia di Roma fin dal tardo periodo monarchico e furono i protagonisti del fatidico passaggio dalla monarchia alla Repubblica.
Una delle questioni pi discusse dagli studiosi  lappartenenza dei Giuni al patriziato. Sappiamo infatti che tutti i loro esponenti, fin dal v secolo a.C., erano plebei, e spesso ricoprirono il ruolo di tribuni della plebe; tuttavia, poich il primo console, Lucio Giunio Bruto, era nipote del settimo ed ultimo re di Roma, la sua non appartenenza al patriziato  alquanto improbabile. Sulla base di quanto appena detto si tende in genere ad attribuire al primo console e alla sua famiglia il patriziato mentre, successivamente, i membri della gens sarebbero inspiegabilmente passati tra i plebei. La questione  evidentemente poco chiara e purtroppo si possono solo fare delle supposizioni, in mancanza di fonti sufficienti sulleffettiva situazione nella fase di passaggio tra monarchia e Repubblica.
Tra i cognomina che incontriamo pi frequentemente tra i Giuni vi sono Bruto, Bubulco, Graccano, Pacieco, Penno, Pera, Pullo e Silano, ma senza ombra di dubbio le familiae pi potenti in assoluto furono quelle dei Bruti e dei Silani.
Come detto, uno dei due primi consoli della storia della Repubblica romana fu un Giunio, ovvero Lucio Giunio Bruto, nipote di Tarquinio il Superbo perch sua madre era la sorella del re, Tarquinia. La donna aveva sposato un tale Marco Giunio, che pare fosse discendente di uno dei compagni di Enea775, al quale dette due figli. Il maggiore fu fatto uccidere da Tarquinio776 alla morte del padre, per impossessarsi dei beni di famiglia, mentre Lucio riusc a sopravvivere facendosi passare per stupido. Proprio da questa sua finzione deriverebbe il cognomen Bruto (stolto):
Lucio Giunio Bruto, figlio di Tarquinia sorella del re, giovane dindole ben diversa da quella che aveva preso a simulare. Egli, avendo saputo che i maggiorenti della citt, e fra essi suo fratello, erano stati fatti uccidere dallo zio, decise di sgombrare dal suo animo tutti quei sentimenti che potessero far ombra al re e di rinunziare a tutti quegli averi che potessero destarne la cupidigia, trovando riparo nel disprezzo, l dove nel buon diritto vera s poca sicurezza. Sostenendo dunque a bella posta la parte dello stolto e lasciando se stesso e i suoi averi in preda al re, non rifiut nemmeno il soprannome di Bruto777.
In sostanza, Lucio mise in atto la tattica che circa sei secoli dopo sarebbe stata ripresa dal futuro imperatore Claudio, quando era ancora suddito di suo nipote Caligola; e in effetti linganno funzion, spingendo addirittura il re ad affidargli una missione allestero con i propri figli. Tarquinio, infatti, aveva avuto un cattivo presagio, oppure, come sostiene Dionigi di Alicarnasso, intendeva fermare unepidemia di peste che devastava Roma; decise pertanto di inviare i figli, Tito e Arrunte, a consultare loracolo di Delfi, facendoli accompagnare proprio da Lucio. Dopo aver consultato loracolo a nome del re, i ragazzi chiesero alla Pizia chi sarebbe stato il successore di Tarquinio alla sua morte e la donna rispose: Avr il supremo potere a Roma quello di voi, o giovani, che per primo dar un bacio a sua madre778. Una volta tornati a casa, i figli di Tarquinio non fecero altro che decidere chi di loro due dovesse baciare per primo la madre, ma nel frattempo Lucio, consapevole che loracolo non dava mai responsi cos chiari e semplici, di ritorno a Roma si inginocchi e baci la madre terra.
Il nostro continu tuttavia a recitare la parte dellidiota finch non avvenne il famigerato stupro di Lucrezia. Alla morte della donna, mentre piangevano sul suo corpo, Lucio sorprese tutti estraendo il pugnale con il quale si era uccisa e giurando vendetta contro Tarquinio. Ne nacque una rivolta che port alla cacciata dei Tarquini e a seguire furono eletti i primi due consoli della storia di Roma: Lucio Giunio Bruto e Lucio Tarquinio Collatino, questultimo marito di Lucrezia e anche lui imparentato con il re.
Ben presto il re deposto e i suoi sostenitori tentarono di riprendere il potere a Roma. A sostegno del ritorno del sovrano fu ordita una congiura cui presero parte le famiglie dei Vitelli e degli Aquili. Una sorella dei Vitelli aveva sposato Lucio e gli aveva dato due figli, Tito e Tiberio. I due furono coinvolti dagli zii nel piano per ripristinare la monarchia e quando la congiura fu scoperta, Lucio non volle salvarli dal castigo che sarebbe spettato a tutti i congiurati, ovvero la morte. Tuttavia non riusc a restare impassibile durante lesecuzione della condanna e i suoi sentimenti furono ben evidenti sul suo volto: I consoli raggiunsero i propri seggi e furono inviati i littori a eseguire la sentenza. Dopo averli denudati, li sferzano con le verghe e li colpiscono con la scure, e durante tutto quel tempo il padre, lespressione del suo volto, fu oggetto di tutti gli sguardi, ch lanimo paterno si manifestava chiaramente durante lesecuzione della pubblica condanna779. Plutarco invece propone un Lucio completamente diverso, gelido, quasi impassibile di fronte al supplizio dei figli.
La morte lo colse durante il successivo conflitto che vide gli etruschi e altri alleati dei Tarquini opporsi a Roma per ripristinare la tirannide. Durante la battaglia Lucio si scontr in singolar tenzone con un figlio di Tarquinio, Arrunte, e i due si uccisero a vicenda780.
G.B. Niebuhr, nella sua Storia di Roma, fu il primo a evidenziare le incongruenze del racconto relativo alla figura di Lucio. Gli errori pi evidenti sono di carattere temporale: Tarquinio, infatti, avrebbe regnato circa venticinque anni, allinizio dei quali Lucio viene presentato come un ragazzino e alla fine dei quali  padre di due giovani grandi abbastanza da ordire una congiura. Inoltre Lucio, allepoca del regno di Tarquinio, avrebbe ricoperto la carica di tribunus celerum, cio capo della guardia reale, come afferma chiaramente Livio781, e non si riesce davvero a capire come fosse possibile che un idiota, o qualcuno che voleva farsi passare per tale, avesse ottenuto una carica cos importante. La verit  che Lucio Giunio Bruto  una figura leggendaria, come molte di quelle che caratterizzarono la storia romana dellet tardo monarchica, e rimase tale anche in seguito alla caduta dellimpero romano, tanto che Dante sceglie di inserirlo tra i personaggi di alto livello morale che si trovano nel Limbo.
I membri della familia dei Bruti che vennero dopo Lucio e i suoi figli si vantavano di esserne discendenti, ma gli studiosi ritengono la cosa alquanto improbabile: prima di tutto, molti sono convinti che questi primi Bruti fossero dei patrizi, a differenza dei successivi; inoltre, i due figli di Lucio, morti in seguito alla congiura, sarebbero stati i soli eredi del console. Per aggirare lostacolo si era parlato di un terzo figlio, ancora piccolo allepoca degli eventi e sopravvissuto al padre, che avrebbe portato avanti la familia passando per allo stato di plebeo, ma la storia non tiene. Dobbiamo quindi pensare a dei Giuni che, per aumentare il proprio prestigio, decisero di assumere il cognomen Bruto pur non essendo discendenti diretti del primo console di Roma.
Un altro Lucio Giunio Bruto si distinse allinizio del v secolo a.C., proprio allepoca della prima secessione sullAventino. Di costui parla per solo Dionigi di Alicarnasso, il quale esprime gi dei dubbi in merito al cognome Bruto: Costui si chiamava Lucio Giunio, come colui che aveva scacciato i re, e volendo perfezionare lomonimia si faceva chiamare anche Bruto. Ma la sua vana pretesa suscitava il riso in molti, che lo chiamavano Bruto, quando intendevano schernirlo782.
Questo Lucio parl contro il Senato allepoca della secessione per spingere i plebei ribelli, quasi tutti debitori di grosse somme nei confronti di patrizi, a resistere. Gli si oppose il famigerato Agrippa Menenio Lanato, che riusc a riportare la calma ma non a impedire a Lucio di chiedere, a garanzia di un accordo col Senato, lelezione di magistrati plebei che tutelassero i diritti della plebe783. Fu cos che nacque la magistratura del tribunato della plebe e che Lucio raggiunse un primato molto simile a quello del suo omonimo; egli, infatti, divenne uno dei primi due tribuni della plebe della storia dellUrbe.
Dionigi parla di Lucio anche in unaltra occasione, relativa a una carestia verificatasi nel 491 a.C. Allepoca il nostro era edile plebeo, e con le sue capacit oratorie convinse la plebe che la carestia era stata provocata deliberatamente dai patrizi784. Ne nacque lennesimo conflitto tra consoli e tribuni della plebe, che per si concluse a favore di questi ultimi grazie allastuzia di Lucio, che aveva spinto i consoli ad affermare pubblicamente che, alle assemblee indette dai tribuni per la plebe, i patrizi non potevano prendere parte n intervenire. Fatto ci fece chiamare a raccolta la plebe dai tribuni e fece votare una legge: Quando un tribuno sta esponendo la sua opinione al popolo, nessuno dica niente di contrario o intervenga. Qualora qualcuno trasgredisca questa disposizione, dia ai tribuni la garanzia che pagher, se richiesto, la multa che gli verr comminata. Chi non dar garanzia, sia condannato a morte, e i suoi beni siano consacrati785.
Un prestigio costante
Dopo quel primo consolato, i Giuni rimasero a bocca asciutta per quasi due secoli. Il primo console espresso da questa gens che ritroviamo nei fasti  Decimo Giunio Bruto Sceva, dapprima magister equitum nel 339 a.C. e poi console nel 325. Combatt contro i vestini e viene spesso confuso con lomonimo figlio divenuto console nel 292 a.C.
A seguire abbiamo Gaio Giunio Bubulco Bruto, che ebbe una carriera politica di tutto rispetto: console per ben tre volte, nel 317, 313 e 311 a.C.; magister equitum nel 312 e 309; dittatore nel 302. Secondo Plinio il Vecchio nella famiglia dei Giuni chiamavano Bubulco quelli che usavano ottimamente i buoi786, quindi  probabile che questo genere di attivit fosse una di quelle svolte dai membri di questa familia.
Durante il primo consolato di Gaio non vengono segnalati eventi degni di nota, ma nel 313 a.C., quando era console per la seconda volta, prese la citt di Fregelle senza colpo ferire, grazie alla fuga degli avversari; inoltre, secondo alcuni, sarebbe stato lui a far capitolare la citt di Nola e non lallora dittatore. Ritroviamo Gaio attivo nelle operazioni belliche durante il suo terzo consolato, nel 311 a.C. A lui furono assegnate le operazioni contro i sanniti, mentre il suo collega si occupava degli etruschi. Esord recuperando la citt di Cluvia, presa e devastata dai sanniti. Successivamente, fu vittima di unimboscata mentre si stava spostando verso Boviano, ma riusc a respingere il nemico, e le sue vittorie durante la campagna gli valsero il trionfo.
Nel 307 a.C. divenne censore insieme a Marco Valerio Massimo e fece cacciare dalla Curia un senatore che aveva offeso suo moglie: Marco Valerio Massimo e Gaio Giunio Bubulco, infatti, rimossero dalla carica di senatore Lucio Annio, colpevole di aver ripudiato, senza aver consultato il parere di alcun amico, la donna che, vergine, era stata da lui condotta sposa787. Sempre da censore, Gaio fece avviare la costruzione di un tempio dedicato alla Salute, che pare avesse promesso in voto quando era console. Il tempio fu decorato da Gaio Fabio Pittore788 e completato durante il mandato di dittatore di Gaio, nel 302 a.C., che il nostro rivest per combattere gli equi; pur avendoli sconfitti nellarco di una settimana, decise di mantenere la carica fino al completamento del tempio.
Il figlio di Gaio, Gaio Giunio Bubulco Bruto, fu anchegli console due volte, nel 291 e nel 277 a.C. Oltre al consolato e al tribunato della plebe, i Giuni possono vantare anche un terzo primato, relativo ai giochi gladiatori. Stando alle fonti, la prima volta che i ludi gladiatori furono organizzati a Roma fu nel 264 a.C., in occasione della morte di Decimo Giunio Bruto Pera: Il primo spettacolo di gladiatori fu dato in Roma nel Foro Boario, essendo consoli Appio Claudio e Quinto Fulvio: lo organizzarono i figli di Bruto Pera, Marco e Decimo, per onorare la memoria del loro padre con uno spettacolo funebre789.
Decimo Giunio Bruto Pera figlio si era gi distinto nel 266 a.C. durante il suo consolato, riuscendo a ottenere ben due trionfi in un solo anno. Il figlio di Decimo, Marco Giunio Bruto Pera, divenne a suo volta console nel 230 a.C., ma viene ricordato soprattutto per la dittatura del 216. Si trov infatti a fronteggiare la crisi seguita alla disfatta di Canne e ci lo costrinse a prendere delle decisioni molto discusse: Il disastro di Canne cre a Roma uno scompiglio tale che, governandola il dittatore Marco Giunio Bruto Pera, le spoglie nemiche, che erano affisse ai templi e consacrate alle divinit dei celesti, furono divelte onde servissero alle necessit della guerra e giovinetti pretestati si armarono e furono arruolati persino seimila tra schiavi e condannati per delitti capitali790.
Passiamo ora al console del 138 a.C., Decimo Giunio Bruto Callaico. Costui fu un grande sostenitore dellaristocrazia al tempo dei Gracchi e contrast fortemente le proposte di legge dei tribuni della plebe durante il proprio consolato. Decimo e il suo collega furono addirittura messi in prigione per ordine dei tribuni, perch non avevano voluto concedere loro lesenzione dalla leva per dieci soldati791.
Al termine del suo consolato, Decimo ottenne il governatorato della Spagna Ulteriore, dove fond la colonia di Valencia. Di fronte alle infiltrazioni dei lusitani, Decimo condusse una vittoriosa campagna per loccupazione della Spagna Tarraconense, lattuale Galizia: In Spagna, prima della distruzione di Numanzia, si svolse la brillante campagna di Decimo Bruto il quale, arrivato al centro di tutte le popolazioni di quella regione, cattur un gran numero di nemici, si impadron di molte citt e, avanzandosi in territori dei quali si era appena sentito parlare, si guadagn il soprannome di Gallaeco792. Il soprannome derivava dal nome di una delle trib sottomesse durante la campagna, i gallaeci. Si dice che Decimo abbia avuto anche qualche tensione con i suoi uomini che, giunti sulla riva del fiume Oblivio, si sarebbero rifiutati di attraversarlo. Decimo dovette dare lesempio e cominci a guadare il fiume da solo, fino a quando i soldati, colpiti da quel gesto, non lo seguirono. Per le sue vittorie il governatore ottenne anche il trionfo nel 136 a.C. e un cospicuo bottino; con i soldi guadagnati pot erigere un certo numero di edifici pubblici, presso i quali furono poste delle iscrizioni in versi opera del poeta Lucio Accio, di cui Decimo era mecenate793.
Decimo aveva unabitudine tanto particolare da meritare di essere segnalata dalle fonti: Gli altri romani fanno libagioni e offerte ai morti nel mese di febbraio, e invece Decimo Bruto, come ha riferito Cicerone794, faceva ci nel mese di dicembre795. Plutarco prova a spiegare questa scelta in vari modi, e tra le ipotesi vagliate vi  quella per cui sarebbe pi opportuno onorare chi  sottoterra quando i frutti hanno raggiunto la conclusione del loro ciclo vitale, e dunque in inverno.
Lultima apparizione di Decimo risale al 129 a.C., quando era legato del console Gaio Sempronio Tuditano. A quanto pare, questi avrebbe sconfitto gli giapidi grazie al nostro Giunio, che gli fece ottenere persino un trionfo.
Figlio del Callaico era Decimo Giunio Bruto, console nel 77 a.C. Anche lui come suo padre fu un sostenitore del partito aristocratico, schierandosi apertamente contro Saturnino e Glaucia durante le rappresaglie del 100 a.C. Sua moglie era la famosa e dissoluta Sempronia, seguace di Catilina, amante di Cesare e nota per la sua partecipazione alla congiura del 63 a.C. Stando a quanto dice Sallustio796, quando i congiurati decisero di coinvolgere nei loro piani gli allobrogi, Sempronia li ospit a casa propria mentre il marito non cera.
I cesaricidi
Figlio del console del 77 a.C. era uno dei cesaricidi, Decimo Giunio Bruto Albino. Costui aveva un secondo cognomen perch era stato adottato da un Postumio Albino, che molti credono essere lAulo console nel 99 a.C. Ma stando a Orosio, questi mor nell89, il che renderebbe impossibile ladozione, poich la data di nascita di Decimo viene in genere fatta cadere nell85 a.C. B.C. Bondurant797 segnala che ci sono altri due Postumi Albini che potrebbero aver adottato il nostro cesaricida: lAulo che fu sconfitto da Giugurta nel 110 a.C. e che mor poco dopo la nascita di Decimo, e lAulo che nel 49 a.C. fu scelto da Cesare come governatore della Sicilia, il quale, per, sarebbe coetaneo di Decimo. Anche la nomenclatura adottata in seguito a questa adozione crea qualche problema. In genere, come abbiamo visto finora, il secondo cognomen  quello della famiglia di origine, come nel caso di Publio Cornelio Scipione Emiliano, mentre i primi tre nomi sono relativi alla nuova gens di appartenenza. Nel caso di Decimo, questi conserva il nome originale aggiungendo quello adottivo.  possibile che ladozione fosse avvenuta per via testamentaria, per cui Decimo era erede di Albino ma non era entrato a far parte ufficialmente della nuova gens. Ecco perch continueremo a trattarlo come un membro della gens Giunia e non della Postumia.
Nel 56 a.C., durante la guerra gallica, lo troviamo al fianco di Cesare, che doveva stimarlo molto, se gli affid il comando della flotta messagli a disposizione dalle popolazioni sottomesse798. Decimo Bruto rimase al fianco di Cesare fino alla fine della guerra e torn a Roma solo per sposare Paola Valeria, nel 50 a.C. Fu presente anche durante la presa di Alesia e la resa di Vercingetorige.
Quando lanno seguente ebbe inizio la guerra civile tra Cesare e Pompeo, Decimo Bruto torn in servizio attivo presso il suo vecchio comandante e per lui attacc e prese la citt di Marsiglia. La ricompensa per questa sua impresa fu il governatorato della Gallia Transalpina. La sua partecipazione attiva alla guerra civile gli fece ottenere molti altri e ben pi prestigiosi onori. Al ritorno a Roma nel 45 a.C. lo troviamo al seguito del carro di Cesare insieme ad Antonio e Ottaviano: Attraversando lItalia sul carro, Cesare aveva Antonio con s al suo fianco, mentre dietro lo seguivano Bruto Albino e il figlio di sua sorella, Ottavio799; inoltre era stato scelto per ricoprire la carica di governatore della Gallia Cisalpina per il 44 a.C. e quella di console per il 42.
La sua partecipazione allassassinio di Cesare appare praticamente inspiegabile; quella mattina delle idi di marzo, il dittatore esitava ad andare in Senato, e fu proprio Decimo Bruto a essere scelto per convincerlo, facendo leva sullenorme fiducia che il dittatore riponeva in lui. Per evitare che la moglie Calpurnia, con il suo brutto sogno premonitore, riuscisse a convincerlo a non uscire, Decimo la derise e fece notare a Cesare come fosse poco virile cedere ai timori di una donna.
Alla morte del dittatore le sue disposizioni rimasero in vigore, e cos Decimo pot prendere tranquillamente possesso della sua provincia. Ma su pressione di Antonio e Ottaviano, il Senato fin per togliergli la carica e, al suo rifiuto, gli mand contro lesercito condotto da Marco Antonio. Decimo Bruto pot resistere a lungo grazie alla confusa situazione politica di allora, che vide Antonio assalito a sua volta dalle forze consolari nelle quali militava anche Ottaviano, ma poi dovette cedere e darsi alla fuga. Tuttavia, mentre tentava di raggiungere gli altri cesaricidi in Oriente, fu abbandonato dalle sue truppe e assassinato: Decimo Bruto, prima lasciato da Planco, poi fatto bersaglio anche delle sue insidie, a poco a poco abbandonato dal suo esercito, fuggiasco, fu ucciso dagli uomini inviati da Antonio in casa di un nobile di nome Camelio del quale era ospite800.
Passiamo ora a Decimo Giunio Silano, console nel 62 a.C. e patrigno dellaltro e pi celebre Bruto cesaricida. Si tratta del primo Giunio Silano a comparire nei fasti consolari ed  quindi legato, come tutti i Giuni Silani, alle gentes Manlia e Quinzia. Il legame con la gens Manlia  evidente nelluso dei cognomina Manliano e Torquato, mentre quello con la gens Quinzia ci viene fornito da un passo degli annali di Tacito801 in cui  segnalata la presenza delle immagini dei membri delle due gentes durante il funerale di Giunia Terza (Tertulla)802.
Torniamo a Decimo e vediamo come ce lo presenta Cicerone: Un altro mio coetaneo, Decimo Silano, tuo patrigno, senza possedere grande cultura aveva tuttavia un discreto acume e una certa facilit di parola803. Decimo fu edile nel 70 e pretore nel 69 a.C.; nel 64 si candid alle elezioni per il consolato dellanno seguente ma fu sconfitto, per riprov con successo nel 63. Allepoca, in qualit di console designato per il 62, fu chiamato a esprimere la propria opinione in merito a una questione di capitale importanza: cosa bisognava fare con i catilinari catturati da Cicerone grazie allaiuto degli allobrogi? Inizialmente si espresse a favore della pena di morte, anzi fu proprio lui a proporla; ma dopo il ragionevole discorso di Cesare, decise di appoggiare coloro che propendevano per la carcerazione e il processo degli imputati, negando di aver mai parlato di pena capitale.
Spos Servilia, madre di Marco Giunio Bruto e amante di Cesare, dalla quale ebbe tre figlie femmine: Giunia Prima, Giunia Seconda e Giunia Terza, detta Tertulla. Il precedente marito di Servilia era stato un altro Giunio, Marco Giunio Bruto, tribuno della plebe nell83 a.C., morto nel 78, lanno in cui era deceduto anche Silla: Marco Bruto, che teneva la Gallia Cisalpina, fu fatto uccidere da Gneo Pompeo804.
Passiamo quindi al figlio di primo letto di Servilia, Marco Giunio Bruto Cepione il quale, considerando le origini familiari, non avrebbe mai potuto avere una carriera diversa da quella di tirannicida. Marco sarebbe stato infatti  o almeno pretendeva di esserlo , non solo lerede di quel Lucio Giunio Bruto che provoc il crollo della monarchia, ma anche di Gaio Servilio Ahala, il quale dal momento che Spurio Melio si apprestava a farsi tiranno e fomentava il popolo, si nascose un pugnale sotto lascella e si rec al foro; e stando in piedi vicino a lui, come se avesse intenzione di parlargli e di conferire in privato con lui, mentre quello chinava la testa per ascoltarlo lo colp e lo uccise805.
Marco nacque intorno all85 a.C., stando alle informazioni fornite da Livio, il quale sostiene che al momento della morte, nel 42 a.C., avesse allincirca quarantanni806. A conferma di ci interviene Velleio Patercolo, il quale sostiene che Bruto, alle idi di marzo, doveva avere allincirca trentasette anni807. In alcune occasioni  stata messa in dubbio la paternit di Marco, che i pi pettegoli vorrebbero attribuita allamante di Servilia, vale a dire a Cesare. Tuttavia, stando alle informazioni anagrafiche appena fornite,  facile rendersi conto che tutto ci era praticamente impossibile: alla nascita di Marco, infatti, Cesare aveva appena quindici anni.
Marco poteva vantare un secondo cognomen perch era stato adottato da uno zio, Quinto Servilio Cepione, in possesso di uno dei pi grandi patrimoni della storia di Roma, che in mancanza di eredi diretti pass per intero al giovane Marco. Ladozione avvenne per via testamentaria in seguito alla morte dello zio, nel 59 a.C., per cui Marco entr a far parte della gens Servilia. Le fonti, tuttavia, continuano a ricordarlo come Giunio anche se a volte, come in alcuni passaggi delle Filippiche di Cicerone, viene chiamato con il nome corretto, vale a dire Servilio Cepione Bruto808. Abbiamo deciso di lasciarlo nella gens Giunia per il semplice fatto che levento pi importante della sua vita, il cesaricidio, lo vide coinvolto proprio in quanto discendente di Lucio Giunio Bruto, e anche perch generalmente viene ricordato come membro della gens Giunia pur essendo per legge un Servilio.
Marco fu fidanzato in giovane et con la figlia di Cesare, Giulia, il che confermerebbe lipotesi che non fosse figlio del futuro dittatore; se questi avesse avuto anche il minimo sospetto, non avrebbe di certo dato in sposa la figlia al potenziale fratellastro. Nel 59 a.C., proprio quando Marco divenne uno dei rampolli pi ricchi di Roma, Cesare ruppe il fidanzamento, perch Giulia gli serviva per creare unalleanza con Pompeo Magno. Marco ne rimase molto turbato, in quanto pare fosse davvero legato alla ragazza. Sempre in quellanno fu accusato di aver preso parte alla congiura di Vettio contro Pompeo, ma venne scagionato.
Il motivo per cui fu accusato di voler attentare alla vita del famoso condottiero sarebbe stata la vendetta. Marco, infatti, aveva perso suo padre allet di otto anni e proprio per mano di Pompeo Magno, pertanto era probabile che provasse del risentimento nei suoi confronti. Privo di una figura paterna, fu comunque cresciuto dai suoi zii, in particolare da Catone lUticense, che divenne il suo modello politico, nonostante Servilia non ne condividesse le idee, e lo segu anche a Cipro nel 58 a.C. Nel 53 spos Claudia, la figlia del console del 54 a.C., Appio Claudio Pulcro, e poi segu il suocero in Cilicia, dove si fece la nomea di strozzino prestando denaro ai provinciali a tassi di interessi giudicati altissimi. Rimasto in Cilicia fino al 50 a.C., era assente da Roma quando Cesare e Pompeo diedero inizio alla loro disputa, e si sarebbe volentieri tenuto fuori dalla guerra civile se non fosse stato per lo zio, che lo spron a prendere una posizione contro il tiranno.
Nel 48 a.C. partecip alla battaglia di Farsalo e, in seguito alla disfatta delle truppe pompeiane, usc di nascosto da una delle porte [dellaccampamento di Pompeo] che davano su un luogo paludoso, pieno di acquitrini e canne, e durante la notte si rifugi a Larissa. Di l scrisse a Cesare, che si rallegr di saperlo in salvo, e, mandatogli a dire di recarsi da lui, non solo lo perdon, ma lo tenne anche tra i pi onorati nel suo seguito809. Grazie a Bruto, riusc a ottenere il perdono anche Cassio, e da allora entrambi entrarono nella cerchia dei pi intimi di Cesare. Fu proprio la benevolenza dimostrata loro dal condottiero in questa occasione che rese discutibile lazione compiuta alle idi di marzo. Se a questo aggiungiamo che Cesare aveva concesso a Bruto il governatorato della Gallia Cisalpina e la pretura urbana per il 44 a.C., ci chiediamo quali siano stati i veri motivi della sua partecipazione allomicidio.
Le fonti in genere ci presentano Cassio con il dente avvelenato e Bruto titubante in merito allassassinio del suo benefattore. Si dice che i congiurati abbiano insistito molto per farlo partecipare al complotto e che la sua presenza fosse necessaria per dare un valore morale allazione: un nuovo Bruto contro un nuovo tiranno. Tra quanti gli fecero pressione ci fu anche la seconda moglie Porcia, la figlia di Catone che aveva sposato ribedendo il suo legame affettivo nei confronti dello zio, sebbene, pare, ne fosse anche innamorato. Alla fine Marco capitol e prese parte al cesaricidio. Non fu tra i primi a colpire il dittatore, ma fu sicuramente quello che gli provoc il dolore pi intenso. Pare infatti che Cesare si fosse difeso dallattacco finch non lo vide; quando si rese conto che anche lui stava per colpirlo, si copr la testa e come una vittima sacrificale si lasci andare alla morte.
Subito dopo aver assassinato Cesare, Marco e gli altri congiurati tentarono di parlare alla folla, ma dovettero ritirarsi per evitare il linciaggio. Antonio, risparmiato proprio per volere di Bruto, intervenne in loro favore e convinse la popolazione a placare gli animi, anzi diede anche i propri figli in ostaggio, a garanzia del patto stipulato con i congiurati. La sua, in realt, era una tattica dilatoria per recuperare il testamento di Cesare e aprirlo in pubblico. Alla lettura del documento, la popolazione apprese di essere stata gratificata di un lascito e si rivolt contro i cesaricidi, che furono costretti a rifugiarsi ad Anzio. Tuttavia avevano ottenuto limmunit e, per giunta, molti di loro erano stati designati a una magistratura dallo stesso dittatore, pertanto poterono andare a ricoprire gli incarichi senza ostacoli.
Bruto attese ad Anzio qualche tempo, nella speranza di riuscire a rientrare a Roma per svolgere il suo ruolo di pretore urbano, ma poi con Cassio opt per la fuga alla volta delle province a loro destinate, Creta e Cirenaica. Ma si ferm ad Atene, per poi estendere il raggio della propria azione alla Grecia e alla Macedonia. Non and tanto per il sottile nel procurarsi tributi ed eserciti, causando anche il suicidio di massa degli abitanti di Xanto, assediata dalle sue truppe. Grazie ai suoi appoggi a Roma e allopera di Cicerone, per, riusc a ottenere dal Senato la ratifica del proconsolato in Macedonia, ma a quei tempi la situazione politica cambiava nel volgere di poche settimane e, dopo lassunzione del consolato da parte di Ottaviano, si ritrov insieme a Cassio e agli altri cesaricidi condannato in contumacia e nemico pubblico, in forza della lex Pedia.
A questo punto Bruto e Cassio si prepararono allinevitabile scontro con Antonio e Ottaviano. La battaglia che ebbe luogo nel 42 a.C. nella piana di Filippi fu una delle pi strane che la storia ricordi. Ambedue gli eserciti vinsero e persero allo stesso tempo. Lesercito di Ottaviano era collocato di fronte a quello di Bruto, mentre quello di Antonio davanti a quello di Cassio. Bruto riusc a sconfiggere gli antagonisti diretti e a devastare il loro accampamento, mentre Antonio faceva lo stesso con Cassio. Per mentre Ottaviano, sopravvissuto allattacco, torn al fianco di Antonio, Cassio, preso dal panico e convinto che anche lamico fosse stato sconfitto, fin per uccidersi. Bruto tent ancora per qualche tempo di gestire sia i suoi uomini che quelli di Cassio, ma il suo ruolo di comandante era messo pesantemente in discussione e dopo venti giorni, a seguito di un secondo scontro campale, fu definitivamente sconfitto e si suicid a sua volta.
Per quanto Bruto e Cassio fossero profondamente diversi  luno quasi un filosofo e un amministratore, laltro un vero e proprio condottiero  e le fonti tentino spesso di scagionare il primo, attribuendogli una morale e degli ideali ben pi alti della semplice invidia che mosse Cassio e altri cesaricidi, Dante lo consider alla stregua dellamico, vale a dire un traditore, e lo colloc nel punto pi basso dellinferno, al fianco del traditore di Ges.
La sfortuna di avere un nome prestigioso
Nonostante il coinvolgimento di ben due Giuni nella morte di Cesare, comunque, la gens non cadde in disgrazia; dopo qualche decennio, infatti, ritroviamo ancora un loro esponente eletto alla suprema magistratura: Marco Giunio Silano, console del 25 a.C, che pu vantare una carriera da trasformista. Cognato di Lepido, Silano era con lui quando nel 43 a.C. ebbe inizio lo scontro a Modena tra Ottaviano, Antonio e Decimo Bruto. Fu mandato con delle truppe sui luoghi dello scontro con lordine di valutare la situazione e decidere con chi schierarsi. La scelta cadde su Antonio, molto probabilmente perch sapeva bene che in fondo quella era la volont di Lepido. Il cognato per non gli fu grato, e quando vide entrare nel proprio campo Antonio sconfitto, allontan Silano che and a rifugiarsi presso Sesto Pompeo. Il nostro Giunio pot tornare a Roma dopo questa specie di esilio solo in seguito alla pace stipulata tra Antonio, Ottaviano e Sesto Pompeo nel 39 a.C. a Miseno. Nel 34 divenne quindi questore di Antonio in Grecia, ma alla fine cambi partito salvandosi allultimo momento e divenendo anche console insieme a Ottaviano.
Spesso questo personaggio viene confuso con un altro Marco Giunio Silano che fu legato di Cesare in Gallia nel 54 a.C. e che ebbe il compito di arruolare nuove legioni per il proconsole in quello stesso anno. Un po di confusione si crea anche quando si parla di altri due Giuni vissuti a cavallo tra il i secolo a.C. e il i secolo d.C. e quasi omonimi. Si tratta di Marco Giunio Silano, console suffetto nel 15 d.C. e Marco Giunio Silano Torquato, console ordinario nel 19 d.C.
Il primo Marco sarebbe il fratello di quel Decimo Giunio Silano accusato di adulterio con la dissoluta Giulia Minore, nipote di Augusto. Decimo, dopo aver perso lamicizia dellimperatore decise di andarsene in esilio volontario, ma poi, grazie allintervento del fratello, riusc a tornare nellUrbe allepoca del principato di Tiberio810. Tuttavia, non ebbe pi la possibilit di fare politica, a differenza del fratello che divenne console suffetto nel 15 d.C.
Marco ebbe anche il privilegio e la sfortuna di diventare il suocero dellimperatore Caligola: questultimo, infatti, aveva sposato sua figlia, Giunia Claudia, detta Claudilla, e, quando erano ancora imparentati, costrinse Marco a uccidersi tagliandosi la gola con un rasoio811. La sua colpa? Non essersi imbarcato con il genero in una giornata in cui il mare era troppo agitato: Caligola si era convinto che il suocero covasse il desiderio di vederlo morire per poterlo sostituire alla guida dellimpero. Sua moglie era Emilia Lepida, figlia di Giulia Minore. Da lei Marco ebbe cinque figli, tre maschi, di cui a breve parleremo, e due femmine.
Laltro console, Torquato, sarebbe divenuto proconsole in Africa tra il 36 e il 39 d.C.
Nel 28 d.C. abbiamo addirittura due consoli della gens Giunia, il console ordinario Appio Giunio Silano e il console suffetto Quinto Giunio Bleso. Di Appio sappiamo che fu accusato di lesa maest nel 32 d.C. e che si salv allultimo momento per iniziativa di Celso, un tribuno di una delle coorti urbane che era anche tra gli accusatori812. In seguito si trasfer in Spagna, da dove fu richiamato nellUrbe per ordine dellimperatore Claudio, che voleva dargli in moglie Domizia Lepida, la madre di Messalina. Appio obbed e si ritrov in una situazione molto imbarazzante: la figliastra, si disse, gli fece delle avances e si vendic dei suoi rifiuti convincendo Claudio che il patrigno stava tramando contro di lui; riusc cos a farlo eliminare813.
Alcune fonti, tra cui Cassio Dione, registrano Appio con un nome completo diverso: non Appio Giunio Silano, bens Gaio Appio Giunio Silano. In tal caso si potrebbe pensare che il personaggio in questione appartenesse alla gens Appia, che pure esisteva ancora ma non aveva membri di grande rilievo. Tuttavia le fonti lo presentano sempre come erede della famosa famiglia dei Giuni, per cui si pu anche pensare a un doppio prenome che ricordi un qualche legame parentale con la gens Claudia, anche se la cosa  alquanto insolita.
Marco Giunio Silano Torquato, console nel 46 d.C., era figlio del Marco Giunio Silano Torquato console nel 19 d.C. e di sua moglie Emilia Lepida, per cui era trisnipote di Augusto. Questultimo fece appena in tempo a sapere della nascita del ragazzo prima di morire: Marco, infatti, nacque nel 14 d.C. Dopo essere stato console nel 46, nel 54 divenne proconsole dAsia e fu assassinato proprio allora su mandato di Agrippina. Questultima voleva eliminare tutti i possibili pretendenti al trono che avrebbero potuto intralciare il figlio, e quindi ogni erede diretto di Augusto doveva scomparire, anche il povero Marco, per quanto poco minaccioso potesse essere. Agrippina lo temeva in concreto per due motivi: avere in lui un vendicatore di suo fratello Silano814 la cui morte essa aveva perpetrato, in secondo luogo le frequenti chiacchiere della gente che diceva che a Nerone, appena uscito di puerizia e giunto al regno attraverso il delitto, era da preferirsi un uomo di et matura, con le mani pure, nobile e discendente dei Cesari815.
Un altro fratello di Marco era Decimo Giunio Silano Torquato, console nel 53 d.C. Fu durante il suo consolato che avvenne il matrimonio tra Nerone e Ottavia, mentre bisogna attendere il 64 per la sua morte:
In quei giorni Torquato Silano fu spinto a morire, perch oltre ad appartenere alla nobile stirpe Giunia, vantava come bisavolo816 il divo Augusto. I delatori ricevettero lordine di accusarlo di prodigalit nelle largizioni, poich egli non nutriva altra speranza che quella di suscitare in tal modo rivolgimenti politici; anzi a tal fine teneva fra i liberti alcuni che chiamava addetti alla corrispondenza o alle suppliche o ai conti, coi titoli che si usavano solo nellesercizio delle attribuzioni del potere supremo e che ne rivelavano le segrete aspirazioni. I liberti pi intimi di Torquato furono allora posti in catene e tolti di mezzo, perci Torquato stesso, vedendo la condanna pendere sul suo capo, si recise le vene delle braccia817.
Il fratello di Marco e Decimo che, secondo Cassio Dione, Marco avrebbe voluto vendicare, era Lucio Giunio Silano. Questi mor nel 49 d.C. a causa delle macchinazioni di Agrippina, dopo aver avuto una carriera di tutto rispetto. Lucio era addirittura fidanzato con Ottavia, la figlia dellimperatore Claudio, ed era quindi un possibile candidato al trono imperiale, essendo anche discendente di Augusto. Claudio lo stimava molto e favor la sua ascesa: Cesare aveva promesso Ottavia a Lucio Silano ed aveva fatto s che questo giovane, ricco di fama anche per altre ragioni, si guadagnasse le simpatie del popolo con le insegne del trionfo e con la magnificenza degli spettacoli gladiatori818. Sappiamo che Lucio prese parte alla conquista della Britannia con limperatore e che fu prescelto per portare la notizia della vittoria a Roma.
Nel 48 d.C. fu eletto pretore peregrino con un certo anticipo rispetto allet legale, ma quello fu anche lanno in cui ebbero inizio i suoi guai. Lunico modo che Agrippina aveva per imporre suo figlio come imperatore era farlo sposare con la figlia di Claudio, e cos Lucio divenne ufficialmente un ostacolo. Per eliminare questo intralcio la donna architett un piano molto astuto, che mise in atto con laiuto di Lucio Vitellio il Vecchio, padre del futuro imperatore Vitellio. Nel 49 d.C. Vitellio era censore e accus Lucio di incesto con la sua bellissima sorella, Giunia Calvina, che peraltro era anche la nuora di Vitellio. Lucio fu quindi cacciato dal Senato e cadde pian piano in disgrazia presso Claudio il quale, molto legato a Ottavia, credette alle maldicenze di Vitellio, prese in odio il ragazzo e ruppe il fidanzamento con la figlia819. Lucio sopravvisse ancora qualche tempo, ma il giorno del matrimonio tra Ottavia e Nerone, resosi conto che ormai non aveva pi alcuna speranza di riconquistare il favore dellimperatore, si uccise.
Gente di spessore
Con la morte dei Giuni eredi di Augusto ebbe inizio il declino della gens. Effettivamente continuiamo a trovare consoli Giuni nei fasti fino al 416 d.C. ma non siamo pi di fronte alla vera e propria storia di una famiglia, quanto a quella di singoli individui.
Anche nella gens Giunia non possono mancare personaggi che si distinsero per qualit diverse da quelle politico-militari. Il primo da ricordare in ordine cronologico  Marco Giunio Bruto il giurista. Vissuto nel ii secolo a.C. viene ricordato sia nel Digesto giustinianeo che da Cicerone come uno dei fondatori del diritto civile romano. Fu talmente famoso che gli vennero attribuite anche opere non sue.
Poi abbiamo Lucio Giunio Moderato Columella, vissuto nel i secolo d.C. Tutte le informazioni relative alla sua vita vengono dalle sue stesse opere, nelle quali lautore fa citazioni o affermazioni che hanno permesso agli studiosi di delineare, anche se parzialmente, il personaggio. Columella  noto come autore di testi relativi alla vita rurale romana e pare fosse originario di Cadice. Fece la carriera militare come tutti i romani di sesso maschile, fino a diventare tribuno in Siria intorno al 35 d.C. Poi per si ritir a vita privata e si dedic allagricoltura. Tra le sue propriet ve ne era una chiamata Ceretanum, di cui per non si conosce lesatta collocazione. Le sue opere sono di vitale importanza, perch ci forniscono informazioni a proposito di un argomento poco amato in genere da scrittori e oratori. Il suo testo pi famoso  il De re rustica in dodici libri, dedicata a un tale Publio Silvino di cui non sappiamo nulla. Lopera  molto vasta e gli argomenti trattati sono i pi vari: si va dai metodi per scegliere una buona tenuta di campagna, alla divisione dei compiti tra gli schiavi, fino allapicoltura.  evidente linfluenza delle Georgiche di Virgilio, soprattutto nel libro decimo, in esametri, in onore del poeta. Il resto dellopera  tutto in prosa.
A lui viene attribuita anche lopera nota come De arboribus, che sembra essere una versione ridotta del libro cinque del De re rustica. Cassiodoro parla dellesistenza di ben sedici libri di Columella, ma ben poco di questa enorme produzione  giunta fino a noi. Limportanza di questo autore sta anche nel fatto che menziona esperti di agricoltura di epoche precedenti e di cui si sono perse le tracce, come ad esempio Magone il Cartaginese. Molto probabilmente Columella mor presso la citt di Taranto dalla quale proviene uniscrizione che potrebbe fungere da prova.
Di poco pi tardo  il poeta e retore Decimo Giunio Giovenale, vissuto a cavallo tra il i e il ii secolo d.C. In genere si tende a ricavare i dati relativi alla vita del poeta da una piccola opera chiamata appunto Vita Juvenalis; tuttavia si tratta di un testo tardo, caratterizzato per lo pi da una raccolta di informazioni prese dalle sue stesse satire e quindi fornite direttamente da lui stesso. Esistono anche degli epigrammi di Marziale che forniscono dati ulteriori sulla vita del suo collega. Non sappiamo se fosse un membro della gens Giunia per nascita o per adozione, per probabilmente suo padre era un liberto. Per tutta la prima fase della sua vita Giovenale si occup di retorica, ma la sua attivit di avvocato stentava a decollare; si ritrov cos a scrivere versi satirici e si rese conto di essere molto pi ferrato in ambito letterario che non in quello della retorica.
Pare che allepoca di Traiano o di Adriano avesse scritto dei versi offensivi nei confronti di un attore molto popolare e che per questo motivo fosse stato mandato temporaneamente in esilio in Egitto. Ma non tutte le fonti concordano con questa versione: alcuni sostengono che fu esiliato in epoca domizianea e mai pi richiamato in patria, per poi morire in esilio allepoca di Antonino Pio; altri che fosse stato Traiano a esiliarlo per aver offeso il suo favorito, Paride, ma che il luogo dellesilio non era lEgitto, bens la Scozia.
La storia dellesilio in Egitto potrebbe essere legata alla quindicesima satira del poeta, che  ambientata appunto nel regno nordafricano e che tratta di un caso di cannibalismo. Ma le notizie biografiche relative a poeti, retori, giuristi e artisti vari solo raramente sono riportate in maniera lineare e chiara in una biografia, come invece avviene nel caso di alcuni personaggi politici, imperatori e condottieri.  difficile quindi avere informazioni certe e tutto ci che abbiamo va preso con estrema cautela.
Giovenale visse come cliente di personaggi facoltosi, pertanto non pot inserire nelle proprie satire pungenti questioni di carattere politico, cos si concentr su altre tematiche, e soprattutto sulla corruzione morale generale. Ci che appare evidente nei suoi lavori  la sua marcata misoginia, al pari dellomofobia. Giovenale scrisse una raccolta di sedici satire, le pi famose delle quali sono proprio la seconda, contro gli omosessuali, e la sesta, sui vizi delle donne.  in questa satira, nella quale elenca i vari tipi di donne, tutte paragonabili ad animali e tutte negative tranne una, la donna ape, che il poeta diede vita al mito di Messalina quale meretrix augusta.
Passiamo infine alle signore. Una delle prime da ricordare labbiamo gi menzionata in precedenza: si tratta di Giunia Terza o Tertulla, figlia di Decimo Giunio Silano, console nel 62 a.C., e di Servilia, e quindi sorellastra di Marco Giunio Bruto il cesaricida. Anche nel suo caso, come era avvenuto per il fratellastro, si vociferava che fosse figlia naturale di Cesare820 e non di Decimo, ma in questo caso  difficile smentire il pettegolezzo ricorrendo a semplici cavilli cronologici.
Come sposa di Gaio Cassio Longino e sorella di Bruto, Tertulla non pot non essere al fianco dei cesaricidi per tutta la durata della guerra civile con Antonio e Ottaviano. Mor intorno al 22 d.C. sotto Tiberio:
Sessantaquattro anni dopo la battaglia di Filippi mor Giunia, nipote di Catone, moglie di Cassio, sorella di Bruto. Il suo testamento fu cagione di molte chiacchiere fra la gente, perch nonostante quella fosse ricchissima, ed avesse citato per nome con espressioni di alta stima quasi tutti i principali cittadini, pure non fece alcun cenno a Tiberio. Questi affront la cosa con spirito di serena cortesia e non imped affatto che il funerale di Giunia fosse onorato con lelogio funebre dinanzi ai rostri e con le consuete solennit821.
Durante i funerali furono mostrate le maschere funerarie degli antenati della sua famiglia, cosa che in genere, in et repubblicana, si faceva per lo pi con gli uomini. Tra le immagini anche quelle della gens Manlia e Quinzia. Tacito per sostiene che le immagini che spiccavano di pi erano proprio quelle che non cerano, vale a dire quelle di Cassio e Bruto.
Il matrimonio con Cassio deve essere avvenuto intorno al 59 a.C. perch al 58 viene fatta risalire la nascita del loro figlio, che prese la toga virile nel 44, proprio alle idi di marzo: Gli altri congiurati, riunitisi in casa di Cassio, accompagnarono al foro suo figlio, che in quel giorno prendeva la cosiddetta toga virile822.
La sorella di Tertulla, Giunia Seconda, fu invece data in sposa a un altro grande uomo politico del tempo, il triumviro Marco Emilio Lepido. A quanto pare la matrona fu coinvolta in una congiura ai danni di Ottaviano, organizzata da suo figlio Marco nel 30 a.C. Mecenate, che allepoca si occupava della sicurezza nellUrbe, scopr il piano del giovane e riusc a fermarlo prima ancora che agisse e senza troppo scalpore. Lui fu giustiziato, sua moglie Servilia si uccise ingerendo carboni ardenti, mentre invece sua madre si salv grazie allintercessione del marito, lex triumviro.
Passiamo a unaltra moglie famosa, vale a dire Giunia Claudia detta Claudilla, prima consorte dellimperatore Caligola. Claudilla era figlia di Marco Giunio Silano, console nel 15 d.C., e spos Caligola nel 33 o nel 35823. Il matrimonio non dur molto perch Claudilla mor poco dopo tentando di dare alla luce un erede.
A seguire  la volta di Giunia Silana che, secondo la Pauly-Wissowa, sarebbe sorella di Giunia Claudia e figlia anchessa del Marco console nel 15 d.C. In realt, unepigrafe824 che la cita parla semplicemente di Giunia quale figlia di Marco, e c un altro Marco coetaneo del console del 15 d.C.: Marco Giunio Silano Torquato, console del 19 d.C. Giunia era sposata con il famoso Gaio Silio, console designato per il 47 d.C., divenuto poi amante e marito di Messalina: Giunia Silana, alla quale, come ho gi narrato, Messalina aveva strappato il marito Gaio Silio, famosa per nobilt di stirpe, bellezza di forme e lascivia di costumi825. Alla morte del marito, giustiziato per volere di Claudio, che aveva scoperto le nozze tra lui e la sua consorte imperiale, Giunia rimase sola e divenne grande amica di Agrippina. Lamicizia tra le due per si rovin quando la seconda dissuase un ricco pretendente di Giunia, tale Sestio Africano, dal prenderla in moglie, dicendogli che non valeva la pena sposare una donna dissoluta e sfiorita. In realt lintento di Agrippina era quello di tenere per s le ricchezze dellamica, ma Giunia, profondamente amareggiata, prov a vendicarsi e assunse due delatori affinch la accusassero di aver cospirato contro suo figlio Nerone. Ma Agrippina riusc a convincere il figlio che si trattava di falsit e cos Giunia fin in esilio.
Se Giunia Silana, com altamente probabile, fosse stata la figlia di Marco Giunio Torquato, console nel 19 d.C., e di Emilia Lepida, sarebbe stata anche la sorella di Giunia Calvina, cognata dellimperatore Vitellio. Calvina fu coinvolta nello scandalo che port al suicidio del fratello, Lucio Giunio Silano826. A denunciarla fu, come si  visto in precedenza, nientemeno che suo suocero, che le attribu un incesto827. Ovviamente i due fratelli non poterono far nulla contro limperatrice, e cos Lucio si suicid e Calvina fu esiliata. Il suo ritorno fu possibile solo in seguito alla morte di Agrippina, quando Nerone, vuoi per dispetto alla madre, vuoi per dimostrare che molte malefatte non erano opera sua, decise di porre rimedio ad alcune ingiustizie828.

775 Dionigi di Alicarnasso, Antichit romane, iv, 68, 1.
776 Secondo Dionigi di Alicarnasso, ivi, iv, 68, 2 anche il padre di Lucio sarebbe morto per mano di Tarquinio il Superbo e proprio insieme al figlio maggiore.
777 Livio, Ab Urbe condita libri, i, 56. Vedi anche Dionigi di Alicarnasso, Antichit romane, iv, 67, 4.
778 Livio, Ab Urbe condita libri, i, 56.
779 Ivi, ii, 5.
780 Ivi, ii, 6 e Plutarco, Publicola, ix.
781 Livio, Ab Urbe condita libri, i, 59.
782 Dionigi di Alicarnasso, Antichit romane, vi, 70, 1.
783 Ivi, vi, 87, 3.
784 Ivi, vii, 14, 2-5.
785 Ivi, vii, 17, 5.
786 Plinio il Vecchio, Naturalis historia, xviii, 10.
787 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, ii, 9, 2.
788 Ivi, viii, 14, 6. Vedi anche la Gens Fabia.
789 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, ii, 4, 7.
790 Ivi, vii, 6, 1.
791 Livio, Ab Urbe condita libri, periocha lv.
792 Velleio Patercolo, Historiae romanae, ii, 5.
793 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, viii, 14, 2.
794 Cicerone, De legibus, ii, 54.
795 Plutarco, Questiones romanae, xxxiv.
796 Sallustio, De coniuratione Catilinae, xl.
797 B.C. Bondurant, Decimus Junius Brutus Albinus. A historical study, University of Chicago Press, Chicago, 1907.
798 Cesare, De bello gallico, iii, 11.
799 Plutarco, Antonio, xi.
800 Velleio Patercolo, Historiae romanae, ii, 64.
801 Tacito, Annales, iii, 76, 2.
802 Vedi oltre.
803 Cicerone, Brutus, 240.
804 Livio, Ab Urbe condita libri, periocha xc.
805 Plutarco, Bruto, i.
806 Livio, Ab Urbe condita libri, periocha cxxiv.
807 Velleio Patercolo, Historiae romanae, ii, 72, 1.
808 Vedi Cicerone, Philippicae, x, 25, oppure Svetonio, Caesar, xxi.
809 Plutarco, Bruto, vi.
810 Tacito, Annales, iii, 24.
811 Svetonio, Gaius, xxiii.
812 Tacito, Annales, vi, 9.
813 Cassio Dione, Storia romana, lx, 14.
814 Lucio, morto nel 49 d.C.
815 Tacito, Annales, xiii, 1.
816 In realt trisavolo.
817 Tacito, Annales, xv, 35.
818 Ivi, xii, 3. Vedi anche Cassio Dione, Storia romana, lx, 31, 7.
819 Tacito, Annales, xii, 4.
820 Svetonio, Caesar, l, 2.
821 Tacito, Annales, iii, 76.
822 Plutarco, Bruto, 14, 4.
823 Tacito in Annales, vi, 20 propone come data il 33, mentre Cassio Dione in Storia romana, lviii, 25, 2 colloca levento nel 35 d.C.
824 Corpus inscriptionum Latinarum, x, 8296.
825 Tacito, Annales, xiii, 19.
826 Vedi sopra.
827 Tacito, Annales, xii, 4.
828 Ivi, xiv, 12.

Gens Licinia

Prosopografia
v secolo a.C.
11. publio licinio calvo esquilino tribuno consolare nel 400 a.C. Padre del n. 2 e nonno del n. 3.
iv secolo a.C.
12. publio licinio calvo esquilino tribuno consolare nel 396 a.C. Figlio del n. 1 e probabilmente padre del n. 3;
13. gaio licinio calvo tribuno consolare nel 378 e magister equitum nel 368 a.C. Nipote del n. 1 e probabilmente figlio del n. 2;
14. gaio licinio calvo stolone console nel 364 e 361 a.C.
iii secolo a.C.
15. gaio licinio varo console nel 236 a.C.;
16. publio licinio crasso dives magister equitum nel 210 a.C. console nel 205.
ii secolo a.C.
17. publio licinio crasso console nel 171 a.C. Fratello del n. 8;
18. gaio licinio crasso console nel 168 a.C. Fratello del n. 7;
19. lucio licinio lucullo console suffetto nel 151 a.C. Nonno del n. 14;
10. publio licinio crasso dives muciano console nel 131 a.C.;
11. gaio licinio geta console nel 116 a.C.
i secolo a.C.
12. publio licinio crasso console nel 97 a.C.;
13. lucio licinio crasso console nel 95 a.C.;
14. lucio licinio lucullo console nel 74 a.C. Nipote del n. 9;
15. marco licinio crasso console nel 70 e nel 55 a.C.;
16. lucio licinio murena console nel 62 a.C.;
17. marco licinio crasso console nel 30 a.C. Nipote del n. 15 e padre del n. 18;
18. marco licinio crasso console nel 14 a.C. Figlio del n. 17.
i secolo d.C.
19. aulo licinio nerva silano console nel 7 d.C. Padre del n. 22;
20. marco licinio crasso frugi console suffetto nel 27 d.C. Figlio adottivo del n. 18 e padre del n. 21;
21. marco licinio crasso frugi console suffetto nel 64 d.C. Figlio del n. 20;
22. aulo licinio nerva silano (firmo passidieno) console nel 65 d.C. Figlio del n. 19;
23. gaio licinio muciano console suffetto nel 52 (o 65/67 d.C.), nel 70 e nel 72 o 75 d.C.;
24. lucio licinio sura console suffetto nel 97 e ordinario nel 102 e nel 107 d.C.
ii secolo d.C.
25. quinto licinio silvano graniano quadronio proculo console suffetto nel 106 d.C.;
26. licinio ruso console suffetto nel 112 d.C.;
27. gaio licinio pollio console suffetto nel 119 d.C.;
28. marco licinio nepote console suffetto nel 127 d.C.;
29. publio licinio pansa console suffetto nel 134 d.C.;
30. quinto licinio modestino attio labeone console suffetto nel 146 d.C.;
31. tiberio licinio cassio cassiano console suffetto nel 147 d.C.
iii secolo d.C.
32. publio licinio valeriano console per la seconda volta nel 254 e poi ancora nel 255 e 257 d.C. Padre dei nn. 33 e 34;
33. publio licinio egnazio gallieno console nel 254, 255, 257, 261, 262, 264, 266 d.C. Figlio del n. 32 e fratello del n. 34;
34. publio licinio valeriano console per la seconda volta nel 265 d.C. Figlio del n. 33.
Plebei in carriera
Quella dei Licini  una gens plebea che non ha monopolizzato i fasti consolari, ma che ha sicuramente dato i natali a personaggi di spicco della storia di Roma, distintisi dai primi anni della Repubblica fino al iii secolo d.C.
I Licini potrebbero avere origini etrusche, anche se si tratta di un dato incerto; secondo alcuni studiosi, il loro gentilizio potrebbe derivare dal nome etrusco Lecne. Le familiae che caratterizzano la gens sono molteplici: i Calvi, i Vari, i Geta, i Murena, i Muciano, i Sura e altri, ma di certo le due pi note in assoluto sono quelle dei Crassi e dei Luculli.
I primi due personaggi pubblici appartenenti alla gens Licinia in cui ci imbattiamo sono Publio Licinio Calvo Esquilino padre e figlio. I due portano il cognomen Calvo, a indicare una caratteristica fisica assai evidente, la calvizie. Di questi due personaggi ci parla per lo pi Livio, il quale descrive cos leccezionalit dellelezione di Calvo padre al tribunato consolare: Mentre cos esplodeva lira della plebe contro i patrizi, bench i tribuni affermassero che era giunto finalmente il momento di consolidare la libert e di trasferire la pi alta carica dai Sergi e dai Virgini a uomini plebei forti e valorosi, tuttavia non si and oltre lelezione di un solo plebeo, Publio Licinio Calvo829.
Da questa affermazione dello storico molti hanno dedotto che Calvo senior fosse il primo plebeo ad accedere al tribunato consolare e, in effetti, tale primato viene dichiarato esplicitamente pi avanti da Livio830. Il suo modo di governare fu talmente apprezzato da spingere la popolazione a eleggere al tribunato consolare per lanno successivo cinque plebei e solo un patrizio831.
Quando Calvo fu eletto, nel 400 a.C., evidentemente doveva essere gi in l con gli anni se, volendo la popolazione premiarlo con un secondo mandato nel 396, rispose in questo modo:
Le forze del corpo sono indebolite, la vista e ludito affievoliti, la memoria vacilla, il vigore danimo  fiaccato. Eccovi un giovane, disse, che  il ritratto perfetto di colui che un giorno eleggeste, primo fra i plebei, tribuno militare (con potest consolare). Costui, educato alla mia scuola, io loffro e lo consacro alla repubblica come mio sostituto, e vi prego, o quiriti, di affidare a lui, che vi aspira e per il quale io aggiungo le mie raccomandazioni, la carica che voi di vostra iniziativa avete conferito a me832.
Fu cos che Calvo junior divenne tribuno consolare.
Calvo senior fu uno dei primi plebei a ottenere una carica pubblica di prestigio, facendosi largo tra i prepotenti patrizi, ma la gens Licinia, come vedremo, pot vantare altri primati simili: per esempio, quello raggiunto da Gaio Licinio Calvo, nipote di Calvo senior, il quale nel 368 a.C. riusc a diventare il primo magister equitum plebeo della storia di Roma. Ancor pi in l riusc ad andare Gaio Licinio Calvo Stolone, autore delle famosissime leges Liciniae-Sestiae che permisero, finalmente, laccesso dei plebei alla magistratura del consolato.
Cominciamo col dire che Plutarco833, erroneamente, crede che il Calvo magister equitum nel 368 a.C. sia lo stesso che ha poi varato le leggi Licinie-Sestie. Il nostro Stolone, infatti, ebbe una carriera politica completamente diversa dallaltro Calvo e raggiunse un risultato ben pi prestigioso. Lagnomen Stolone ha unorigine piuttosto particolare che ci viene spiegata da Plinio il Vecchio834: esso deriverebbe dal termine latino stolo, che sta a indicare quelle inutili erbacce che crescono intorno alle radici delle piante e che il nostro Stolone, appassionato di agricoltura, aveva preso ad estirpare per migliorare la resa delle sue colture.
Stolone era sposato con la figlia minore di Marco Fabio Ambusto, e fu proprio grazie al sostegno di questultimo e a causa di questioni personali, che tent la scalata sociale, lottando per i diritti dei plebei835. Stolone divenne tribuno della plebe nel 375 a.C., insieme al collega Lucio Sestio Laterano, e mantenne la carica fino al 367. I due si dovettero scontrare violentemente con i patrizi per ottenere nuovi diritti a favore dei plebei. I patrizi gli impedivano di agire, e i due li contrastavano impedendogli a loro volta di tenere regolarmente le elezioni; le cose andarono avanti cos per un periodo di cinque anni, dal 375 al 371 a.C., provocando una situazione di stallo. Successivamente, nel 368, intervenne un dittatore, Marco Furio Camillo, il quale tent invano di frenare la plebe.
La situazione si sblocc solo nel 367 a.C., quando finalmente i patrizi capitolarono e le leggi Licinie-Sestie furono approvate, prendendo il nome dai due tribuni che le avevano promosse. Le disposizioni erano caratterizzate da tre punti, di cui il pi importante fu quello definito de consule plebeio. Per la prima volta nella storia della Repubblica di Roma, i plebei ottenevano uno dei due seggi consolari. In pratica, da quel momento in poi almeno uno dei due consoli doveva essere plebeo836. Una vittoria importantissima riportata da Stolone e Laterano, che beneficiarono quasi subito del cambiamento. Laterano, infatti, divenne console gi nel 366 a.C., mentre Stolone ottenne la massima magistratura nel 364 e nel 361.
A quanto pare, tuttavia, Stolone non fu un campione di onest, ma approfitt della sua posizione per eludere le leggi che lui stesso aveva fatto approvare. Tra le disposizioni delle leggi Licinie-Sestie vi era, infatti, anche un divieto di possesso di pi di cinquecento iugeri di ager publicus per ogni cittadino; per ovviare al problema e ottenere un appezzamento di terra pi grande, il nostro mise in atto una frode ancora oggi molto in voga: intest al figlio cinquecento iugeri dei mille in suo possesso. Fatta la legge, trovato linganno, quindi. Ecco cosa riferisce Valerio Massimo in proposito:
Gaio Licinio Stolone, cui la plebe deve la possibilit di aspirare al consolato, dopo aver sancito per legge che nessuno possedesse pi di cinquecento iugeri di terra, ne procur mille per s e, per dissimulare il suo reato, ne cedette la met al figlio. Per la qual cosa, accusato da Marco Popilio Lenate, fu il primo a riportare la condanna in base alla sua stessa legge e dimostr che non si deve comandare altro che ci che prima ciascuno abbia comandato a se stesso837.
La condanna avvenne nel 357 a.C.
Sempre a Stolone viene attribuita inoltre lintroduzione dei ludi scaenici dallEtruria, dato che, secondo alcuni, confermerebbe lorigine etrusca della gens. Nel 364 a.C., durante il suo primo consolato, unepidemia di peste imperversava a Roma e cos i consoli decisero di realizzare dei giochi che permettessero alla popolazione di distrarsi e scongiurare il problema838.
Nonostante i meriti del loro antenato, i Licini dovettero attendere fino al 236 a.C. per ottenere un nuovo consolato. Il supremo magistrato di quellanno fu infatti Gaio Licinio Varo, appartenente a unaltra familia della gens Licinia, il cui cognome significa n pi e n meno che gambe storte, per la precisione piegate verso linterno.
I Calvi si erano estinti gi alla fine del iv secolo a.C., e Varo fu lunico rappresentante della familia ad accedere al consolato. Alla fine del iii secolo a.C. comincia invece a fare capolino sulla scena politica una delle familiae pi importanti di questa gens, quella dei Crassi. Il primo rappresentante che compare nei fasti consolari  Publio Licinio Crasso Dives, console nel 205 a.C., e che fu anche il primo a portare lagnomen Dives, cio ricco.
Nato nel 243 a.C., nel 212 divenne pontefice massimo superando concorrenti molto pi anziani e potenti di lui, ma soprattutto vi riusc senza aver ricoperto mai alcuna magistratura curule839. Allepoca, infatti, si stava preparando a concorrere per la carica di edile, che ottenne per il 211 a.C., organizzando poi in tale veste dei giochi talmente fastosi da essere ricordati dalla popolazione per molto tempo840.
Come pontefice massimo si mostr particolarmente attento e rigido nello svolgimento dei rituali. Nel 206 a.C. arriv a far marchiare a fuoco una vestale che non aveva sorvegliato attentamente il fuoco sacro841.
Nel 210 divenne sia magister equitum che censore, ma dovette abbandonare la seconda carica a causa della prematura morte del collega. Nel 208 a.C. fu la volta della pretura e nel 205 del consolato, ricoperto niente di meno che con Scipione lAfricano. Si trov quindi a combattere la seconda guerra punica e a scontrarsi con Annibale, che incontr pi volte nella zona del Bruzio. Nel 204 sub una sconfitta presso Crotone e nel 203 si ritir a Roma. Di lui non si sa pi niente fino al 183 a.C., anno della sua morte. I funerali durarono per tre giorni e furono caratterizzati da banchetti pubblici e scontri tra ben centoventi gladiatori842.
Nel 171 a.C. divenne console Publio Licinio Crasso, che era gi stato pretore nel 176 e censore nel 174. A proposito della sua pretura, viene ricordato un dato particolare: gli era stata assegnata come provincia da governare la Spagna Citeriore e Crasso, non volendo partire, organizz un sacrificio solenne che gli permettesse di rifiutare lincarico allestero843.
Allepoca del consolato, Crasso dovette occuparsi della guerra tra Roma e la Macedonia e condurre una spedizione contro il re Perseo. Dopo qualche vittoria, lesercito romano sub una cocente sconfitta presso la citt di Larissa, nella battaglia di Callinico. Ma poteva andare peggio: lunico motivo per il quale i romani registrarono solo duemila caduti fu la scelta di Perseo di non far entrare in campo la sua falange. Bisogner attendere il 168 a.C. e la famosa battaglia di Pidna per considerare chiusa, a favore dei capitolini, la cosiddetta terza guerra macedonica.
Gente non sempre perbene
Passiamo ora al primo membro della familia dei Luculli, il quale non  altro che il nonno del famoso Lucullo, avversario di Mitridate vi. Il personaggio in questione  Lucio Licinio Lucullo, console nel 151 a.C. Nellanno del suo consolato avrebbe dovuto sostituire Marco Claudio Marcello, ormai al suo terzo mandato, nella conduzione della guerra in Spagna contro i celtiberi. Tuttavia, ebbe difficolt a effettuare la leva; dovette, infatti, ricorrere alle maniere forti per ottenere qualche risultato e cos i tribuni della plebe finirono per pretendere il suo arresto e quello del suo collega844.
Alla fine Lucullo riusc a partire ma, giunto in Spagna, scopr che Marcello aveva stipulato un accordo con i celtiberi e chiuso la questione poco prima del suo arrivo, togliendogli la gloria. Per sfogare la propria frustrazione, Lucullo decise di attaccare, senza motivo e senza autorizzazione del Senato, altre due popolazioni iberiche, quelle dei vaccei e dei cauci, provocando una strage. Con i cauci aveva anche stretto un accordo per poi infrangerlo e uccidere quasi ventimila persone. Prov anche ad attraversare il fiume Douro ma fu ricacciato indietro dalle popolazioni locali.
Nonostante tutto, Lucullo non fu mai sottoposto a processo per le sue azioni, anzi, nel 150 a.C. divenne proconsole della Betica e attacc anche i lusitani. Oltretutto, dalla sua esperienza spagnola ricav un bottino che lo rese molto ricco. Il figlio, Lucio Licinio Lucullo, fu pretore urbano nel 104 a.C. e lanno dopo fu inviato in Sicilia, come propretore, a combattere la cosiddetta seconda guerra servile.
Il suo arrivo sullisola fu trionfale. Dopo due anni di scontri, terminati quasi sempre a favore dei ribelli, Lucullo riusc a conseguire una significativa vittoria presso Scirtea. Ma in seguito le cose cambiarono. Il governatore cinse dassedio la fortezza dei ribelli, Triocala, ma senza alcun risultato e fin per essere rimosso dallincarico. Non la prese bene. Le fonti raccontano che, alla notizia della sostituzione, abbia reagito facendo distruggere il campo gi montato dai suoi soldati e i magazzini, per mettere in difficolt il successore.
Fu anche sospettato di aver preso delle mazzette per mantenere la situazione in stallo nella provincia, e ci gli procur un processo al suo ritorno in patria. Le prove contro di lui erano talmente copiose che anche i suoi parenti evitarono di farsi vedere in tribunale; cos Lucullo fu condannato per corruzione e malversazione. Sua moglie fu Cecilia Metella, figlia di Lucio Metello Calvo. I due sembravano fatti uno per laltra, considerando la loro riprovevole condotta, che Plutarco sintetizza in poche righe: Il padre845 fu condannato per peculato e la madre, Cecilia, ebbe cattiva reputazione, in quanto a vita dissoluta846.
Con Publio Licinio Crasso Dives Muciano abbiamo il primo Licinio adottivo presente nei fasti consolari. Nato intorno al 180 a.C. da Publio Muzio Scevola, console nel 175, e da Licinia, sorella di Publio Licinio Crasso, il console del 171 a.C., fu adottato da Publio Licinio Crasso Dives, figlio dellomonimo console del 205 a.C., ed entr a far parte quindi della gens Licinia.
Cicerone ci fornisce nel Bruto qualche informazione in pi su costui: Fu notevolmente apprezzato come oratore Publio Crasso, che si segnal sia per il naturale talento, sia per limpegno nello studio, e pot inoltre usufruire, in certe discipline, di una formazione entro le mura domestiche. Aveva, infatti, stretto legami di parentela con il grandissimo oratore Servio Galba, al cui figlio Gaio aveva dato in moglie la propria figlia847. In effetti Muciano ebbe due figlie femmine, e una divenne la moglie del famosissimo tribuno della plebe Gaio Sempronio Gracco.
Muciano divenne questore nel 152 a.C. pur non facendo parte, a quel tempo, dellordine senatorio, come ricorda in un aneddoto Valerio Massimo:
Cos grande era a quel tempo lamor di patria che nutrivano, che per molti secoli nessun senatore rese mai di pubblico dominio le decisioni segrete dei padri coscritti. Solo Quinto Fabio Massimo, e solo per imprudenza, raccont a Publio Crasso che tornava a casa sua, mentre era diretto in villa, quanto era stato segretamente discusso nella curia a proposito della dichiarazione delle terza guerra punica. Egli ricordava che Crasso tre anni prima era stato questore, ma non sapeva che i censori non lo avevano ancora chiamato a far parte dellordine senatorio848.
Nel 142 a.C. divenne edile, nel 135 pretore e nel 133 fece parte della squadra che aiut Tiberio Gracco a redigere le leggi agrarie. Nel 131 a.C. raggiunse il vertice dello Stato, assumendo le cariche di pontefice massimo e di console. E in tali vesti si trov ad affrontare un conflitto imprevisto, che lo costrinse a partire:
Nellanno del consolato di Publio Licinio e Lucio Valerio, fu necessario combattere contro Aristonico: la scelta del generale venne demandata al popolo. Allora Crasso, che era console e pontefice massimo, inflisse una multa al collega Flacco, che era flamine di Marte, nel caso che avesse abbandonato i suoi doveri sacerdotali; se  vero che il popolo gli condon la multa, deliber tuttavia che il flamine obbedisse al pontefice. Ma neppure allora il popolo romano affid a un semplice cittadino il comando di quella spedizione, sebbene fosse disponibile lAfricano (Minore) [] E cos il popolo romano prefer affidare il comando supremo della guerra a un console, cio a Crasso, piuttosto che a un semplice cittadino, che pure era lAfricano!849.
Giunto in Oriente, Muciano diede ancora una volta prova delle sue capacit intellettuali, imparando alla perfezione i diversi dialetti greci, ma da un punto di vista militare la spedizione fu fallimentare. Il console prese dassedio una delle fortezze di cui si era impossessato Aristonico, vale a dire Leuce, ma fu a sua volta sorpreso dallesercito pergameno e sconfitto. Si diresse verso la citt di Elea ma non riusc mai a raggiungerla. Lungo il tragitto fu avvistato da alcuni traci che volevano catturarlo; ma Muciano trov preferibile la morte, cos, appena ne ebbe la possibilit provoc deliberatamente uno degli inseguitori colpendolo agli occhi con il frustino che usava per il suo cavallo. Il trace perse il controllo e trapass il console al fianco, uccidendolo850.
Nella trattazione della gens Licinia non pu mancare uno dei personaggi pi noti, tra coloro che portano questo gentilizio: Gaio Licinio Verre.
Dei suoi primi anni di vita, cio quelli che precedono la propretura in Sicilia del 73 a.C., si sa ben poco. Nato nel 120 a.C., Verre inizi la sua carriera politica come mariano per poi passare al partito di Silla. Nell80 divenne legato e poi questore in Cilicia al seguito di Gneo Cornelio Dolabella, che nel 76 a.C. contribu a far condannare per il reato di malversazione, vendendo il suo superiore per salvare la propria pelle. Verre ci  noto in gran parte grazie alle opere di Cicerone, che lo persegu per le malefatte commesse in Sicilia durante la propretura dal 73 al 71 a.C.; ma  evidente che non si possono non considerare tendenziose le argomentazioni del grande oratore, e ci costituisce un limite nella conoscenza del personaggio.
Gli abusi di Verre sembrano comunque risalire a un periodo anteriore alla propretura, comprendendo anche quello della pretura, cio il 74 a.C., durante il quale egli letteralmente depred lUrbe. Nel 73 venne lanno della famosa propretura che, a differenza dellusuale prassi, si protrasse per tre anni. Ci accadde perch, con i ribelli di Spartaco in giro per lItalia, si volle evitare un cambio della guardia in una provincia gi ben nota per le rivolte di schiavi. La decisione cost cara ai sicelioti, che dovettero sopportare le angherie di Verre per molto pi tempo. Nellisola il propretore ne fece di tutti i colori, dal furto di opere darte alla tortura e alluccisione di cittadini romani, dalla vendita di beni appartenenti al popolo romano alla connivenza con i pirati locali851.
Tornato a Roma nel 70 a.C., trov la sua nemesi in Stenio di Terme, uno dei siculi vessati, il quale chiese laiuto di Cicerone per avere giustizia. Il processo pi famoso della storia romana vide come protagonisti loratore, in veste di accusatore, e Quinto Ortensio Ortalo quale difensore.
Ortalo sapeva bene che Verre era effettivamente colpevole di ogni singolo capo daccusa, pertanto tent per lo pi di ostacolare Cicerone sia nella ricerca di testimoni e prove, che nello svolgimento del processo stesso. Ma il numero di testimonianze a carico presentate in tribunale fu tale da spingere Verre alla fuga gi dopo la prima fase del processo. Lex governatore si autoesili a Marsiglia, portando ovviamente con s gran parte delle ricchezze accumulate. Vi rimase per molti anni, finch non decise di rientrare a Roma per prendere parte agli avvenimenti che sconvolsero lUrbe allepoca dello scontro tra Marco Antonio e Ottaviano. Paradossalmente, Verre condivise la morte con Cicerone, poich entrambi furono inseriti nelle liste di proscrizione del secondo triumvirato e giustiziati.
Gi un altro Licinio era stato in Sicilia in qualit di propretore: Publio Licinio Nerva, pretore nel 105 e nel 104 a.C. e inviato sullisola proprio quando ebbe inizio la seconda rivolta servile. I suoi fallimenti spinsero il governo romano a sostituirlo con un altro Licinio, il padre del console del 74 a.C., di cui abbiamo parlato in precedenza.
Un Licinio da ricordare  Lucio Licinio Crasso detto lOratore, console nel 95 a.C. Nato nel 140 a.C., fu educato da Lucio Celio Antipatro, grande esperto di diritto civile852. La sua fama come oratore fu tale che Cicerone lo cita continuamente come esempio, e molti dei suoi casi sono stati ricordati dalle fonti nel corso dei secoli.
Il primo importante successo risalirebbe a quando aveva solo ventanni, contro Gaio Papirio Carbone, un membro del partito popolare particolarmente odiato dagli aristocratici, tra cui Lucio stesso. Anche Carbone era noto per la sua eloquenza e avrebbe potuto dargli del filo da torcere, ma Lucio fu pi bravo di lui e per batterlo non dovette neppure ricorrere al sotterfugio, sebbene loccasione gli si fosse presentata: Egli aveva accusato con animo ostile Gneo Carbone come il suo peggior nemico, ma tuttavia, quando un servo di costui gli port una cassetta contenente parecchie prove schiaccianti a suo carico, gli rimand la cassetta chiusa comera e, insieme, il servo in catene853. Carbone riusc a evitare una condanna solo perch si suicid prima della fine del processo, avvelenandosi. Secondo Valerio Massimo, Lucio, anni dopo, incontr il figlio di Carbone mentre era proconsole in Gallia e lo tratt con una tale correttezza che il ragazzo si dovette ricredere sulluomo che aveva provocato la morte del padre, finendo per rivalutarlo854.
Al 114 a.C. risale un altro famoso caso di cui il nostro si occup, pur ottenendo solo una mezza vittoria. Una sua parente, la vestale Licinia, fu accusata insieme a due colleghe di non aver rispettato il voto di castit. Crasso riusc a convincere della loro innocenza lintero collegio dei pontefici, ma non il popolo, che pretese che un tale Lucio Cassio aprisse una nuova indagine sul caso; e alla fine le vestali furono considerate colpevoli.
Successivamente Crasso fu questore in Asia e nel 107 a.C. tribuno della plebe. Le fonti hanno conservato alcuni dei suoi interventi pro o contro determinate leggi, come quello espresso nel 106 a favore della lex Servilia Caepionis, che si riproponeva di reintrodurre i senatori, esclusi in epoca graccana, nelle giurie che si occupavano dei casi di malversazione.
Prima di diventare console nel 95 a.C., Lucio ricopr regolarmente ledilit e la pretura, ma entr anche a far parte del collegio degli auguri. Allepoca delle elezioni per il consolato, diede prova di estrema correttezza: Aspirando al consolato, costretto secondo le abitudini ad andar chiedendo voti per il foro, non pot essere convinto a fare ci in presenza dellautorevole e saggio suocero Quinto Scevola. Cos lo pregava di allontanarsi da lui per tutto il tempo che obbediva a questa sciocca consuetudine, dimostrando di avere pi rispetto per il prestigio di lui che per la sua candidatura855.
Anche lui, come il suo parente triumviro Crasso, cadde in fallo a causa delle sue aspirazioni militari; pare infatti che, da proconsole in Gallia Cisalpina, abbia tentato disperatamente di trovare un nemico da sconfiggere per poter ottenere un trionfo. Arriv pertanto ad attaccare senza alcun motivo delle piccole trib locali, pretendendo un trionfo che non gli fu concesso. Nel 92 divenne censore con Gneo Domizio Enobarbo e lanno successivo si occup della sua ultima causa contro Lucio Marcio Filippo, console in carica. In quelloccasione, Lucio si fece prendere talmente tanto dalla questione che, pochi giorni dopo la chiusura del dibattimento, si ammal e mor nellarco di una settimana a causa di una febbre.
Crasso fu spesso deriso per il suo stile di vita e per il suo atteggiamento, considerato alquanto effeminato, tanto da essere chiamato la Venere del Palatino; ma a quanto pare non diede mai molto peso alle maldicenze e seppe sempre rispondere a tono ai suoi detrattori.
Da ora, anzich proseguire in ordine strettamente cronologico, andremo a presentare alcuni membri della familia dei Licini che si sono distinti nella storia romana del i secolo a.C., in particolare Lucio Licinio Lucullo, lavversario di Mitridate vi, e Marco Licinio Crasso, il triumviro.
Cominciamo con la famiglia di Lucullo856.
Secondo Plutarco,  possibile dunque leggere nella vita di Lucullo come in una commedia antica, in due parti: nella prima si leggono fatti di vita politica e imprese militari, nella seconda sbornie, pranzi e banchetti, quasi dei bagordi, fiaccolate e ogni sorta di passatempi857.
La fama di suo padre, il proconsole del 151 a.C., e di sua madre, Cecilia Metella, era assai poco lusinghiera858. Il suo anno di nascita preciso non si conosce, ma dato che Plutarco sostiene che fosse pi vecchio di Pompeo, dobbiamo dedurre che nacque prima del 106 a.C. Da giovane studi per imparare sia i fondamenti dellarte militare che quelli della letteratura e delloratoria. Sappiamo che scrisse in lingua greca una storia della guerra marsicana, che aveva combattuto in prima persona al fianco di Silla. In qualit di questore, fu al servizio di Silla quando questi si trovava in Grecia, e proprio in questo periodo ebbe la possibilit di incontrare per la prima volta la sua futura nemesi, Mitridate. Il re stipul con Silla un accordo di pace e cos, dopo quattro anni, la guerra parve conclusa consentendo a Silla di fare ritorno a Roma. Lucullo fu lasciato in Asia a rimettere ordine nella provincia e a battere moneta. I coni realizzati in quel periodo divennero noti come luculliani e furono utilizzati per molto tempo. In Asia Lucullo ebbe la possibilit di dimostrare le proprie capacit amministrative e gestionali, ma soprattutto pot tenersi fuori dagli intrighi e dagli scontri tra Mario e Silla che caratterizzarono Roma in quel periodo.
Il nostro rimase in Asia fino al 79 a.C. quando fu eletto, pur essendo assente, alla carica di edile curule insieme a suo fratello Marco. Pare che i giochi organizzati dai due fratelli fossero rimasti impressi nelle menti dei romani per la loro sontuosit, ma anche e soprattutto perch degli elefanti furono fatti combattere per la prima volta contro dei tori859.
Nel 74 a.C. Lucullo divenne console e punt a riprendere le operazioni in Asia contro Mitridate, che aveva ricominciato a imperversare. Ma al sorteggio per le province gli tocc la Gallia Cisalpina, per cui rimase molto contrariato: avrebbe dovuto, infatti, trascorrere lintero anno seguente in un luogo in cui difficilmente avrebbe potuto guadagnarsi la gloria che bramava. Poco dopo per giunse la notizia della morte del governatore della Cilicia, che spinse Lucullo a tramare per ottenere quella provincia e quindi un ruolo sul fronte orientale. Convinse Cornelio Cetego, personaggio molto influente e con un notevole potere decisionale, a sceglierlo come nuovo governatore, approfittando dei servigi di una prostituta di nome Precia, di cui era anche lui lamante.
La guerra contro Mitridate e Tigrane dur molti anni e permise a Lucullo e ai suoi uomini di accumulare ingenti ricchezze. Una delle vittorie pi eclatanti fu la presa di Tigranocerta. Il comandante diede prova pi e pi volte delle sue capacit militari e amministrative, occupandosi anche della gestione delle citt dellAsia che aveva tolto al nemico e che trov in disastrose condizioni economiche. La sua onest e la sua abilit amministrativa furono molto apprezzate dalle popolazioni locali, che quasi lo veneravano.
Col trascorrere del tempo, Lucullo si spinse sempre pi allinterno delle terre dAsia per infliggere una sconfitta definitiva allavversario, ma contro di lui si misero i tribuni della plebe a Roma e i suoi stessi soldati. I tribuni nellUrbe lo accusavano di portare avanti una guerra inutile solo per continuare ad accumulare ricchezze e a mantenere le insegne militari, mentre invece i soldati, ormai ricchi e stanchi, volevano tornarsene alle loro case per godersi il bottino. Lucullo riusc a tenere a freno la soldataglia finch a incitarla non intervenne niente di meno che suo cognato, Publio Clodio Pulcro. Oltre ai problemi creati da questultimo, che lo accusava apertamente di essersi preso gran parte del bottino senza dividerlo con i suoi uomini, arriv da Roma la notizia che era stato sostituito al comando della guerra contro Mitridate da Pompeo Magno.
A questo punto a Lucullo fu chiaro che la fortuna gli aveva voltato le spalle e cos si ritir docilmente a Roma, dove ottenne, dopo molte insistenze, un trionfo per le vittorie riportate in Asia, per poi rinunciare alla vita politica e dedicarsi a ci che, paradossalmente, lo ha reso famoso nella storia: banchetti e spese folli. Invest il bottino sottratto a Mitridate in ogni genere di attivit di lusso, dalla costruzione di ville e biblioteche, a banchetti che per la loro eccezionalit furono definiti luculliani. Pare che Lucullo avesse diverse ville, tra cui le pi note sono quelle di Napoli, dove poi sorse il castrum lucullanum e mor lultimo imperatore di Roma, Romolo Augustolo, e quella di Tuscolo. A proposito di questultima villa Plutarco ricorda un aneddoto che definisce chiaramente il carattere di Lucullo: Una volta che Pompeo si trov a fermarsi l [a Tuscolo], rimprover Lucullo perch aveva costruito una residenza che era disposta in modo meraviglioso per lestate, ma che era inabitabile dinverno. Ridendo Lucullo rispose: Ti sembra che io abbia meno senno delle gru e delle cicogne, da non cambiare residenza a seconda delle stagioni?860.
Lucullo ebbe due mogli, la prima delle quali fu Clodia, sorella di Publio Clodio Pulcro, che egli ripudi con laccusa di aver avuto rapporti incestuosi con il fratello. Pur essendo un ottimo oratore, quando si tratt di discutere pubblicamente questa questione, Lucullo fece una pessima figura, rendendosi ridicolo. Poi, in seconde nozze, spos Servilia, sorellastra di Catone Uticense, ma sfortunatamente anche lei si rivel molto dissoluta. Tuttavia da questultima Lucullo ebbe un figlio, che come vedremo fu coinvolto nella battaglia di Filippi.
Lucullo e suo fratello Marco erano molto legati, tanto che Plutarco racconta che il nostro prefer aspettare che Marco avesse let giusta per cominciare insieme la carriera politica, anzich anticiparlo. Tuttavia, Marco non rientra a stretto titolo nella gens Licinia, perch, pur essendo nato con il nome di Marco Licinio Lucullo, ben presto divenne Marco Terenzio Varrone Lucullo, in seguito alladozione da parte di un tale Marco Terenzio Varrone.
Passiamo ora al figlio di Lucullo, Lucio Licinio Lucullo, avuto da Servilia, la sorellastra di Catone. Il ragazzo nacque nel 64 a.C. e rimase orfano di padre in giovane et, per cui a occuparsi di lui rimasero il cognato di Lucullo, Catone, e il suo caro amico Cicerone. Di Lucio sappiamo poco, ma  certo che, anche grazie ai suoi educatori, appoggi il partito repubblicano dopo la morte di Cesare e lo fece con una tale convinzione da trovarsi coinvolto nella battaglia di Filippi, dove perse la vita861.
Lucio Licinio Murena, console nel 62 d.C., ebbe una storia molto simile a quella del suo parente Lucullo, anzi, spesso le strade dei due si incrociarono. Nato nel 105 a.C., serv sia Silla che lo stesso Lucullo durante le guerre contro Mitridate. Tra le operazioni da lui condotte si ricorda soprattutto lassedio di Amiso. Nell81 fu questore, nel 75 edile, nel 65 pretore e nel 64 governatore della Gallia Narbonense, dove diede prova di grandi capacit amministrative e gestionali. Nonostante la tanto acclamata correttezza, nel 63 a.C., dopo essere stato eletto console per lanno successivo, fu citato in tribunale con laccusa di brogli elettorali. Uno dei candidati sconfitti, Servio Sulpicio Rufo, assunse il ruolo di accusatore, ma Murena poteva vantare una squadra di difensori di tutto rispetto che andava da Marco Licinio Crasso, il triumviro, a Cicerone, passando per Quinto Ortensio Ortalo. Con uno schieramento del genere non potevano esservi dubbi sullassoluzione dellimputato, il che non significa che non ne siano rimasti sulla sua innocenza.
Cicerone ricorda la difesa di Murena nella sua orazione nota appunto come Pro Murena. Evidentemente Crasso e Ortalo si occuparono della confutazione delle accuse, mentre Cicerone, come suo solito, fece unarringa nella quale si soffermava sugli evidenti meriti dellimputato e sui pi evidenti difetti dellaccusatore, sostenuto dallintransigente Catone.
Il processo si svolse alla fine del 63 a.C. e in forza dellassoluzione Murena pot prendere servizio, finendo per essere uno di coloro che impedirono a Catilina di diventare console, sconfiggendolo nellelezione. Non si sa molto di lui dopo il consolato, ma sicuramente era ancora vivo nel 44 a.C. e in ottimi rapporti con Cicerone.
Quando si trovava di stanza in Grecia, in realt Murena era al seguito di suo padre, Lucio Licinio Murena, il quale militava per Silla. Lucio senior era al fianco del futuro dittatore quando questi combatt la battaglia di Cheronea e quando, nell84 a.C., stipul la pace con Mitridate vi. Ma Lucio, rimasto in Asia con la carica di governatore, approfitt della mancata verbalizzazione degli accordi e attacc alcuni dei territori di Mitridate, per fare bottino e guadagnarsi un trionfo862. Ma non fece altro che pagare con unamara sconfitta il suo comportamento. Tuttavia fece valere i suoi buoni rapporti col dittatore e, una volta tornato in patria, riusc comunque a ottenere il trionfo nell81 a.C., prima di morire.
Passiamo ora alla famiglia del triumviro. Il nonno di Crasso era Marco Licinio Crasso Agelasto, di cui non sappiamo praticamente niente, tranne uninformazione relativa al suo agnomen: Dicono che Crasso, nonno del Crasso ucciso fra i parti, non ridesse mai, per questo era chiamato Agelasto863. Cicerone864 specifica che Crasso avrebbe riso solo una volta in vita sua, e per questo fu detto Agelasto. In ogni caso, non doveva trattarsi di una persona molto allegra e gioviale, e questo  quanto si sa di lui.
Questuomo triste e serio ebbe due figli: Marco Licinio Crasso, divenuto pretore nel 107 a.C., e Publio Licinio Crasso, console nel 97 a.C. nonch padre del triumviro. Uno dei primi atti attribuiti a Publio  lapprovazione di una legge sumptuaria che andava a regolamentare le spese per i banchetti pubblici, diventati ormai eccessivi. Non conosciamo la data esatta di approvazione della legge, ma a quanto pare nel 98 a.C. era gi stata abolita da un tribuno della plebe di nome Duronio: I censori Marco Antonio e Lucio Flacco rimossero dal senato Duronio, perch, in qualit di tribuno della plebe, aveva abrogato la legge che limitava le spese dei conviti865.
Unaltra importante legge la eman al tempo del suo consolato, nel 97 a.C. Secondo questa norma erano categoricamente proibiti i sacrifici umani866, che, anche se non frequentemente, venivano comunque praticati nellUrbe. Dal 96 al 93 a.C. Publio fu proconsole in Spagna, dove ottenne una vittoria sui lusitani che gli valse anche il trionfo e nell89 divenne censore promulgando lennesima legge, o meglio un editto, che metteva al bando i profumi esotici. Mor nell87 a.C. di morte violenta. Schieratosi con Silla, infatti, si era inimicato Mario, che si mise alle costole sue e del figlio maggiore, Publio. I due furono raggiunti dai sicari: Crasso il figlio fu trucidato dai cavalieri di Fimbria; suo padre, per non dover sopportare trattamenti indegni del suo valore, si trafisse867.
Trattiamo ora, per sommi capi, la storia del triumviro Marco Licinio Crasso868. La prima cosa che notiamo  lassenza dellagnomen Dives che, secondo gli studi pi recenti, non sembra caratterizzasse il nome completo del triumviro. In realt pare che esso fosse applicabile al solo console del 205 a.C. e che fosse stato attribuito erroneamente ai membri della famiglia del triumviro. Fatto sta che Crasso non viene mai indicato con questo agnomen, nonostante il suo patrimonio, per cui si pu supporre che appartenesse a un altro ramo della stessa familia.
Sposato con Tertulla, vedova di suo fratello, ebbe due figli di cui parleremo successivamente. Fu un astuto uomo di affari, tanto che riusc a moltiplicare in maniera esponenziale il suo patrimonio, portandolo da trecento sesterzi a settecentomila869. La guerra civile tra Mario e Silla segn la sua esistenza, facendogli perdere il padre e il fratello e acquisire un acerrimo nemico che lo ossession per tutta la vita, Pompeo Magno. Durante le retate che portarono alla morte di suo padre, Crasso si rifugi presso un cliente in Spagna, dove rimase per qualche tempo. Successivamente si mise al servizio diretto di Silla per il quale lavor anche allepoca delle proscrizioni, distinguendosi per gli abusi commessi ai danni della popolazione.
Dopo aver raccolto denaro inserendo nelle liste di proscrizione anche degli innocenti, per sottrarre loro i beni di famiglia, si diede a una nuova attivit molto proficua: lacquisto a prezzi stracciati di terreni nellUrbe liberatisi in seguito a incendi, per poi costruirvi delle fatiscenti palazzine con appartamenti da affittare a prezzi esorbitanti. Le sue capacit imprenditoriali erano innegabili, come anche quelle oratorie, ma difettava in quelle militari e ci gli creava forti complessi, soprattutto nei confronti di Pompeo, e fu proprio questo suo desiderio di superare il rivale a metterlo nei guai.
La prima volta che gli fu affidato un comando degno di nota fu nel 72 a.C., quando fu inviato, con un mandato speciale, a combattere Spartaco e i suoi. Crasso esord facendosi la nomea di comandante spietato e feroce, decimando le truppe che si erano fatte sconfiggere dallesercito schiavile, ma poi prevalse in un grande scontro campale in cui fu abile a costringere lavversario. Circa seimila ribelli, per, gli sfuggirono e furono catturati proprio da Pompeo Magno con il quale dovette quindi dividere la gloria.
Negli anni successivi, Cesare riusc a far cooperare i due nemici storici, legandoli a lui nel primo triumvirato e creando un Cerbero di enorme potenza. Crasso divenne cos console anziano per ben due volte al fianco proprio di Pompeo, nel 70 e nel 55 a.C., ma i loro contrasti non si sedarono mai completamente. Nel 63 a.C. Crasso fu quasi coinvolto nella congiura di Catilina e si salv solo dopo aver consegnato a Cicerone delle lettere, molto probabilmente false, che permisero la cattura di alcuni complici del ribelle. Nel 54 a.C. ottenne il comando della guerra contro i parti. Era la sua occasione per ottenere la fama e la gloria di un trionfo, ma se la gioc molto male, commettendo un errore dopo laltro. La campagna si concluse con la famosa disfatta di Carre, avvenuta nel 53 a.C.; prima di morire, fu costretto ad assistere al triste spettacolo della testa di suo figlio Publio issata su una picca.
Il fatto che Crasso fosse un imprenditore privo di scrupoli non deve indurci a credere che fosse anche una persona sgradevole. La gran parte delle persone che avevano a che fare con lui lo definivano disponibile e piacevole, il che non contrasta con quanto affermato in precedenza, poich una delle caratteristiche di un buon imprenditore  la diplomazia. Viene ricordato per aver servito, con le sue capacit oratorie, chiunque gli chiedesse una mano e risultava sostanzialmente molto pi simpatico dellarrogante Pompeo Magno.
Crasso, come abbiamo detto, ebbe due figli maschi da Tertulla, Marco Licinio Crasso e Publio Licinio Crasso.
Sia Marco che Publio servirono sotto Cesare, grande amico e sostenitore di Crasso, anche se sarebbe meglio dire che fu Crasso, con i suoi sesterzi, a sostenere lui. Marco fu questore in Gallia tra il 54 e il 53 a.C., e allo scoppio della guerra civile con Pompeo Magno ottenne il titolo di governatore della Gallia Cisalpina. Molto probabilmente, essendo stato sostituito gi lanno seguente, si pu dedurre che fosse morto, a ogni modo non sappiamo pi niente di lui da allora in poi.
Publio, invece, aveva servito presso Cesare in Gallia prima dellarrivo di suo fratello, vale a dire tra il 58 e il 56 a.C. circa, in qualit di comandante della cavalleria. Si mostr valoroso ed efficiente, e lo si pu considerare uno dei migliori legati del proconsole. Dopo tre anni di servizio fu rimandato a Roma per sostenere la campagna elettorale di suo padre, che si candidava con Pompeo Magno al secondo consolato. Da quel momento in poi rimase al fianco del genitore fino alla morte di entrambi a Carre.
Marco ebbe da sua moglie, Cecilia Metella, figlia di Metello Cretico, un figlio, che chiam Marco Licinio Crasso e che divenne console nel 30 a.C. Questi fu un sostenitore di Marco Antonio e di Sesto Pompeo ma, a tempo debito, pass dalla parte di Ottaviano il quale lo premi con il consolato: Costui, pur essendo stato un sostenitore di Sesto Pompeo e di Antonio, era allora suo [di Augusto] collega al consolato, bench non avesse ancora ricoperto la carica di pretore870.
Dallanno successivo al suo consolato si impegn in varie campagne militari che port a termine brillantemente. Combatt sicuramente contro i bastarni, i mesi e i traci, come ricorda Livio871. La guerra contro i bastarni e i mesi ebbe inizio quando i primi invasero quella parte della Mesia che stava di fronte alle loro terre, sconfinando poi nella Tracia Dentelata, che aveva un trattato di alleanza con Roma, obbligando cos Crasso a intervenire.
In almeno una particolare occasione il nostro diede prova di notevoli capacit tattiche e militari. Quando i bastarni gli mandarono degli ambasciatori per trattare, Crasso li trattenne presso di s per un giorno con la scusa di voler prendere tempo per la risposta:
Us loro molte cortesie e li fece ubriacare, tanto che venne a sapere tutti i progetti dei nemici: infatti, gli Sciti872, ai quali piace molto il vino, diventano presto brilli. Nellattesa, giunta la notte, marci verso un bosco, pose delle sentinelle davanti ad esso e si ferm l con lesercito. I bastarni, credendo che non ci fossero altri soldati oltre a quelli, li assalirono e li inseguirono mentre si ritiravano dentro il bosco. Cos Crasso ne uccise molti in battaglia e molti mentre fuggivano [] Crasso uccise di sua mano il loro re Deldona, e avrebbe dedicato a Giove Feretrio le armi del re come spoglie opime, se fosse stato il comandante supremo873.
Suo figlio, un altro Marco Licinio Crasso, riusc come lui a diventare console nel 14 a.C., e adott un membro della gens Calpurnia come suo erede, Marco Licinio Crasso Frugi. Questi, secondo la gran parte degli studiosi, sarebbe stato il figlio naturale di Lucio Calpurnio Pisone detto il Pontefice, console nel 15 a.C. Tuttavia, sembra ormai dimostrato che il Calpurnio pontefice non port mai lagnomen Frugi.
Sposato con Scribonia, figlia di Lucio Scribonio Libone, console nel 16 d.C., dalla quale ebbe diversi figli, tra cui Marco Licinio Crasso Frugi console del 64 d.C. Frugi fu pretore e poi console nel 27 d.C. sotto Tiberio, ma raggiunse il punto pi alto e al tempo stesso pi basso della sua carriera con Claudio. Prese, infatti, parte alla conquista della Britannia e si distinse dagli altri comandanti, come dimostra la sua posizione nel corteo trionfale del 43 d.C.: Coloro che in questa campagna avevano meritato gli ornamenti trionfali lo [Claudio] seguirono a piedi, vestiti con la pretesta, tranne Marco Crasso Frugi, che lo seguiva con indosso una veste ricamata a palme e su di un cavallo riccamente bardato, perch era il solo che avesse conseguito per la seconda volta quellonore874. Nel 44 ottenne il governatorato della Mauretania, ma dopo soli tre anni, nel 47 d.C., lui, sua moglie e uno dei suoi figli furono giustiziati per volere di Messalina. Il figlio di Marco, Marco Licinio Crasso Frugi, console nel 64 d.C., fu pure vittima di un imperatore, ovvero di Nerone, che lo fece uccidere tra il 65 e il 68 d.C.
Un altro membro adottivo della gens Licinia sembra essere Gaio Licinio Muciano, probabilmente originario della gens Mucia. Muciano fu console per ben tre volte nel corso del i secolo d.C., anche se c un po di confusione in merito alle date. Il suo primo incarico in veste di console suffetto pare risalga al 52 d.C. o, come sostengono altri, al 65/67 d.C.; gli altri due mandati sono datati al 70 d.C. e al 72, o come credono alcuni al 75 d.C. Lunica cosa certa, proprio perch le fonti riportano questo dato pi di una volta,  che fu console per tre volte.
Ecco come ce lo presenta Tacito:
Da giovane aveva coltivato per ambizione prestigiose amicizie; poi, divorato il suo patrimonio, si era trovato in una situazione precaria anche per il sospetto di essere inviso a Claudio. Cos fu relegato nella lontana Asia, tanto vicino alla condizione di esule quanto poi a quella di imperatore. La sua personalit era una mescolanza di lussuria e operosit, di cordialit e arroganza, di buone e cattive inclinazioni. Non aveva freno nella dissolutezza nei periodi di ozio, ma era di grande valore quando si assumeva qualche incarico; meritevoli i comportamenti pubblici, deprecabile la sua vita privata. Grazie al suo fascino aveva grande autorit presso i dipendenti, i familiari e i colleghi. Insomma a lui fu pi facile aprire la strada dellimpero a un altro piuttosto che ottenerlo per s875.
Rientrato nelle grazie imperiali con Nerone, alla fine del suo regno fu inviato a governare la Siria e qui si trovava, a breve distanza da Vespasiano, quando ebbe inizio lanno dei quattro imperatori. Inizialmente tra Muciano e Vespasiano le cose non filarono lisce, ma poi i due divennero alleati e Muciano favor lascesa dellaltro al soglio imperiale. Quando Vespasiano prese il potere, affidandogli una cospicua forza di cavalieri e fanti, invi in Italia Muciano, che non volle affrontare il mare nel cuore dellinverno e condusse a piedi lesercito attraverso la Cappadocia e la Frigia876.
Durante il rientro nella penisola, Muciano dovette fronteggiare i daci che si erano ribellati e lo fece con eccellenti risultati877. Una volta arrivato nellUrbe, provvide a ripristinare lordine e a imporre al popolo come guida, in attesa dellarrivo di Vespasiano, il figlio minore di questultimo, Domiziano878. Tacito afferma che in realt sfrutt linesperienza del giovane per comportarsi come un vero e proprio imperatore879. Fu lui, per esempio, a volere la morte del figlio di Vitellio, sostenendo che in futuro si sarebbe potuto rivelare un possibile avversario880.
Durante le guerre civili, Muciano fin in contrasto con un altro uomo di Vespasiano, vale a dire Antonio Primo, col quale arriv a scontrarsi pi volte, anche in maniera poco leale, pur potendo contare sempre su un maggiore sostegno da parte del suo signore. Il nostro viene menzionato di continuo dalle fonti durante limpero di Vespasiano, per sparire poi improvvisamente. Se ne deduce quindi che potrebbe essere morto poco dopo il suo terzo consolato e che non sia mai riuscito a vedere Tito e Domiziano al potere.
Proseguiamo con un altro console della gens Licinia, Lucio Licinio Sura. Sura fu console per ben tre volte, nel 97881, nel 102 e nel 107 d.C., grazie soprattutto al fatto di essere uno dei collaboratori pi stretti dellimperatore Traiano, al quale consigli peraltro di tenere in gran conto il giovane Adriano, succedutogli poi al trono. Avendo accumulato un potere immenso al fianco dellimperatore, Sura fu oggetto spesso di maldicenze, tanto che si arriv a dire che stesse complottando per attentare alla vita di Traiano. Questi per si fidava ciecamente di lui:
Quando Licinio Sura mor, Traiano gli concesse lonore di un funerale pubblico e di una statua []. Tanto grandi erano lamicizia e la confidenza che lo legavano a Traiano, e Traiano a lui, che [limperatore] non sospett di lui n prese a odiarlo malgrado fosse spesso screditato da calunnie, come generalmente accade a tutti coloro che diventano potenti allombra degli imperatori; anzi, al contrario, quando i suoi detrattori divennero ancora pi insidiosi, Traiano, sebbene non avesse ricevuto alcun invito, si present a cena a casa sua, e dopo aver congedato lintera guardia del corpo, chiam il medico di lui, dal quale si fece ungere gli occhi, e poi il barbiere, dal quale si fece radere []; dopo aver fatto ci, si lav e cen, e il giorno seguente, rivolgendosi agli amici che erano soliti diffondere aneddoti malevoli sul conto di Sura disse queste parole: Se Sura avesse voluto uccidermi, lo avrebbe fatto ieri!882.
Sura, originario della Spagna, forse di Barcellona, inizi la sua carriera sotto Domiziano, secondo alcuni come governatore della Germania Inferiore dal 95 al 98 d.C., mentre per altri il governatorato sarebbe arrivato dopo il 97 d.C. proseguendo fino allinizio della prima guerra dacica. Sempre in et domizianea, pare sia stato anche legato propretore nella Gallia Belgica. Sicuramente prese parte alle due guerre contro i daci al fianco di Traiano e svolse anche le funzioni di ambasciatore: avrebbe dovuto infatti incontrare il re Decebalo nel 102 d.C. per concludere un accordo, ma questi si rifiut di vederlo883.
Oltre che di notevoli capacit militari, Sura era dotato anche di una cultura di tutto rispetto, che spinse Traiano a chiedergli di scrivere molti dei suoi discorsi e Plinio il Giovane a consultarlo per questioni di carattere scientifico; per la precisione, in una delle sue lettere Plinio gli chiese cosa ne pensasse dellesistenza e della consistenza dei fantasmi884. Sura  anche ricordato quale patrono di Marziale, ed era proprietario di una villa sullAventino, presso la quale si sarebbe svolta la famosa cena con Traiano di cui abbiamo parlato prima, nonch di un complesso termale noto come terme surane. Mor molto probabilmente nel 108 d.C., poco dopo il suo terzo consolato e allet di sessantotto anni.
Anche la gens Licinia pu vantare degli imperatori. Il primo che incontriamo  Publio Licinio Valeriano. Le informazioni che abbiamo su questo sovrano, che resse Roma dal 253 al 260 d.C., risalgono al regno di Decio. A quei tempi Valeriano si distinse per la sua onest e rettitudine; stando allHistoria Augusta, la cui attendibilit  comunque dubbia, Decio avrebbe ripristinato la censura, magistratura ormai scomparsa, e avrebbe chiesto al Senato un parere per la scelta del censore. Tutti fecero il nome di Valeriano, ma questi declin lofferta885. Tuttavia assunse un ruolo ben pi impegnativo quando limperatore Decio, accompagnato da suo figlio maggiore, and a combattere contro i goti. Rimase, infatti, a occuparsi dellUrbe e della famiglia dellimperatore, diventando un vero e proprio reggente.
Il successore di Decio, Treboniano Gallo, chiese laiuto di Valeriano durante la ribellione dellusurpatore Emiliano. Valeriano si mosse con le sue truppe dalla Rezia, dove aveva un comando militare, per portare soccorso allimperatore, ma arriv troppo tardi, quando ormai il sovrano era stato gi assassinato dai suoi stessi uomini. Dovette quindi fronteggiare da solo Emiliano, ma le cose andarono oltre le sue pi rosee aspettative: Mentre Valeriano si dirigeva in Italia insieme alle truppe transalpine, col proposito di fare guerra a Emiliano con un grande esercito, gli uomini di questultimo, vedendo che governava pi come un generale che come un imperatore, lo uccidono886, ritenendolo inadatto al potere. Conquistato limpero con il consenso di tutti, Valeriano si impegnava a mettere in sesto le cose887.
Durante i sette anni di regno, che Valeriano condivise con suo figlio Gallieno, la peste e le invasioni barbariche furono delle inflessibili costanti. Il confine pi tartassato era quello orientale, preso di mira prima dai goti e poi dai persiani di Sapore i. Questultimo arriv a esercitare una tale pressione sulle frontiere che Valeriano decise di dividere limpero in due aree di influenza: loccidente, affidato a suo figlio Gallieno, e loriente, di cui si occup personalmente888.
Si guadagn il titolo di Restitutor Orientis, ma in realt lavversario era sempre un passo avanti a lui. Dopo aver subito tre invasioni, di cui la terza devastante, Valeriano prov a trattare con Sapore:
Per debolezza e mollezza di vita, non se la sent di porre rimedio a una situazione che si era fatta assai grave e, volendo mettere fine alla guerra con donazioni in denaro, invi unambasceria presso Sapore, che la rimand indietro senza avere concluso nulla, e chiese di incontrarsi con limperatore per discutere ci che riteneva necessario. Valeriano, accettate le richieste senza nemmeno riflettere, mentre si recava presso Sapore con decisione avventata, insieme a pochi uomini, viene catturato improvvisamente dai nemici. Fatto prigioniero (nel 259 d.C.), mor tra i Persiani (nel 260 d.C.), disonorando assai gravemente il nome romano presso i posteri889.
Tuttavia, c chi crede che Valeriano si fosse consegnato spontaneamente ai nemici perch era venuto a conoscenza di una congiura ordita dai suoi uomini ai propri danni. In ogni caso, le storie che girarono sulla sua morte furono ben pi drammatiche del destino che avrebbe subito rimanendo entro i confini. Si disse, infatti, che il re sassanide lo portasse in giro in una gabbia come un animale.
Valeriano fu uno degli imperatori che perseguitarono i cristiani, il che gli valse giudizi negativi da parte di autori pi tardi. Tra costoro, Lattanzio fornisce cruenti particolari sulla sua morte in prigionia, riferendo che lo scuoiarono, lo eviscerarono e gli tinsero la pelle di rosso per esporla in un tempio. Sappiamo che eman ben due editti contro i cristiani, nel 257 e nel 258 d.C. In uno imponeva loro di offrire sacrifici agli di pagani, pur non impedendogli di professare la loro religione; nel secondo, invece, inseriva la pena capitale tra quelle previste per gli ecclesiastici, dando cos inizio alla persecuzione vera e propria che vide tra le vittime anche san Lorenzo.
Come detto in precedenza, Valeriano divise il comando con suo figlio, Publio Licinio Egnazio, noto come Gallieno, che regn dal 253 al 268 d.C. Nei primi anni successivi allascesa al potere di Valeriano, Gallieno si occup delle invasioni che interessavano il fronte renano, conseguendo soddisfacenti risultati. Tra il 256 e il 257 d.C. divenne coreggente a tutti gli effetti e gli fu assegnata la gestione del settore occidentale del regno. Proprio allora le trib germaniche misero in atto uninvasione su larga scala e pi fronti. I pi pericolosi si rivelarono i franchi e gli alamanni, che Gallieno riusc a frenare con un misto di diplomazia e forza militare890.
Lautore della biografia di Gallieno nellHistoria Augusta gli  palesemente avverso, tanto da accusarlo di aver gioito della cattura e della prigionia del padre in Persia. In effetti Gallieno non si diede molto da fare per salvare il genitore, dando adito a numerose illazioni. Lo contraddisse anche nella politica cristiana, sospendendo le persecuzioni pur essendo un convinto amante della cultura pagana. A differenza del padre, comunque, non ebbe problemi solo con i barbari invasori, ma anche con i tanti usurpatori che tentarono di prendere il potere durante il suo regno. Tra questi va ricordato Postumo, al quale Gallieno aveva affidato le legioni renane e che gli si era rivoltato contro:
[Postumo] fu indotto a ribellarsi, riuniti i soldati insorti con lui mosse verso Agrippina891, grandissima citt sul Reno, e l assediava Salonino, il figlio di Gallieno, e diceva che non avrebbe tolto lassedio se non gli venisse consegnato. Ma quando i soldati, costretti dallassedio, consegnarono lui e Silvano (il prefetto del pretorio), che aveva ricevuto lincarico dal padre di proteggerlo, Postumo uccise entrambi e si impadron del potere in Gallia892.
Salonino era il secondo figlio che Gallieno perdeva e al quale aveva concesso il titolo di cesare; il primo era stato Valeriano Minore, scelto gi dal nonno come erede. Intanto in Oriente, morto Valeriano, i persiani ricominciarono ad attaccare il limes romano e fu solo grazie allalleanza con Odenato, signore di Palmira, che Gallieno riusc a contenere linvasione. Ma poco dopo si fecero avanti i goti, obbligando limperatore a unennesima campagna. Limperatore stava combattendo proprio contro di loro quando, a causa di un nuovo usurpatore, Aureolo, fu costretto a rientrare in Italia, dove cadde vittima di un complotto dei suoi ufficiali.
Una fine assai ironica, per un imperatore che si era dedicato a riformare lesercito per migliorarne, oltre allefficienza, la disciplina e le condizioni, evitando cos i sempre pi frequenti casi di slealt e usurpazione:
Eracliano, prefetto del pretorio, dopo avere rivelato il suo progetto a Claudio [Claudio ii il Gotico], che sembrava esercitare il potere dopo il sovrano, trama uninsidia mortale a Gallieno; trovato un uomo quanto mai adatto per una tale impresa, che comandava un reparto dalmata, gli affid il compito. Costui, avvicinatosi a Gallieno mentre stava pranzando, disse che uno degli esploratori aveva annunziato larrivo di Ariuolo [lusurpatore] con le forze a sua disposizione. Tali parole turbarono limperatore: allora, chieste le armi e senza neppure aspettare le guardie del corpo si lanci e il comandante della cavalleria, appena lo vide senza protezione, lo uccise893.
Alcuni storici sostengono che Gallieno sia morto a causa di una setticemia dovuta a una ferita e che avesse lui stesso designato come successore Claudio ii il Gotico. In ogni caso, i suoi consanguinei alla sua morte furono tutti assassinati, a cominciare dal fratello minore, Publio Licinio Valeriano.
Concludiamo la rassegna sui Licini esaminando quelli noti per lo pi per meriti letterari. Il primo da menzionare  Aulo Licinio Archia. La gran parte delle informazioni relative a questo personaggio vengono da una delle orazioni di Cicerone, intitolata proprio Pro Archia poeta. Sappiamo quindi che Archia era originario di Antiochia, dove nacque intorno al 120 a.C., e che viaggi per molti anni passando dallAsia alla Grecia alla Magna Grecia, dove guadagn una notevole fama per le sue capacit poetiche, per poi giungere a Roma. NellUrbe si fece apprezzare da molti aristocratici e soprattutto dai membri della gens Licinia, che lo fecero entrare nel loro clan. Pur essendo noto soprattutto come poeta, Archia era un letterato a tutto tondo e Cicerone ci informa che benefici notevolmente dei suoi insegnamenti. Il poeta segu diversi membri della gens Licinia durante i loro viaggi, e in particolare fece parte del seguito di Lucullo quando questi part per combattere Mitridate. Pare che tra le sue opere esista, oltre a una storia della guerra contro i cimbri, anche una del conflitto contro il re del Ponto, che per non ci  pervenuta.
Nell89 a.C., quando fu varata la lex Plautia Papiria che permetteva ai residenti delle citt federate di dichiararsi al pretore locale e ottenere la cittadinanza romana, Archia benefici di questo privilegio e divenne a tutti gli effetti cittadino romano della citt di Eraclea. Tuttavia nel 62 a.C. gli avversari politici di Lucullo, per colpire il generale, accusarono Archia di aver usurpato la cittadinanza romana. A difendere il poeta intervenne il suo vecchio allievo nonch amico Cicerone, che riusc a ottenere lassoluzione.
A seguire, ecco una coppia di padre e figlio che visse nel i secolo a.C., vale a dire Gaio Licinio Macrone e suo figlio Gaio Licinio Macrone Calvo, che pure ebbero a che fare con Cicerone. Macrone senior fu tribuno della plebe nel 73 a.C., e in tale veste difese strenuamente la restaurazione totale di questa magistratura contro il parere dei sillani. Poi fu la volta della pretura nel 68 a.C., grazie alla quale ottenne il governatorato di una provincia a noi ignota e dove, stando a Cicerone, si sarebbe reso colpevole di concussione. Cicerone intent contro di lui un processo nel 66 a.C.:
Sal sulla balconata della basilica Gaio Licinio Macrone, ex pretore e padre di Calvo, accusato di concussione, in attesa che venisse fatto il conteggio dei voti, se  vero che, veduto Marco Cicerone che presiedeva il tribunale deporre la pretesta, mand a dirgli che moriva non da condannato, ma solo da accusato e che i suoi beni non potevano essere messi allasta; subito dopo, strettosi la bocca e la gola col fazzoletto che per caso aveva in mano, si uccise per soffocamento, anticipando cos la condanna. Ci saputo, Cicerone non pronunci la sentenza894.
In realt altre fonti sostengono che il suicidio avvenne solo in seguito alla proclamazione della condanna. Macrone era noto anche per la sua attivit di annalista e viene spesso menzionato da Dionigi di Alicarnasso e da Livio, il quale per lo ritiene una fonte poco attendibile, almeno in alcuni casi, poich aveva la tendenza a distorcere gli eventi in modo tale da esaltare la gens Licinia895. Sicuramente Macrone scrisse una storia di Roma molto ampia, che fu utilizzata come fonte da Livio e Dionigi soprattutto per la trattazione delle prime fasi della Repubblica romana.
Il figlio di Macrone, Calvo, si rese noto invece come oratore e poeta. Fu avversario politico di Pompeo, Cesare e Cicerone. Secondo alcuni, lanimosit sviluppata nei confronti delloratore risalirebbe allepoca del processo intentato a suo padre, ma altri non credono che vi sia una connessione tra le due cose, puntando piuttosto su questioni politiche e professionali. Sotto laspetto letterario, infatti, Calvo considerava lo stile di Cicerone troppo artificioso, il che  comprensibile avendo lui optato per la semplicit della scuola attica, anzich per quella asiatica. Tra i suoi discorsi i pi famosi sono quelli contro Publio Vatinio; Calvo intent diversi processi contro questo politico romano, uno dei quali con laccusa di corruzione. Cicerone, pur essendo ostile a Vatinio, per questioni politiche decise di difenderlo e il duello tra lui e Calvo fu di alta scuola. Alla fine Vatinio fu assolto, molto probabilmente grazie allintervento di potenti protettori e non di Cicerone.
Calvo era noto anche per la sua attivit di poeta, che lo port a stringere amicizia con Catullo. Delle sue opere abbiamo pochi stralci ma sappiamo che veniva annoverato tra i cosiddetti poetae novi e che anche in ambito poetico, come per loratoria, preferiva una stile semplice e conciso.
Due parole infine sulle signore della gens Licinia di cui, in molti casi, conosciamo solo lo stato civile, vale a dire con chi si erano sposate o di chi erano figlie. Una prima Licinia la incontriamo in un passo di Livio relativo a un caso di veneficia matronarum896 risalente al 153 a.C. Questa Licinia, di cui non conosciamo i familiari, fu accusata di aver avvelenato il marito. Non sappiamo altro di questa donna, neppure lesito del processo intentatole per lomicidio. Unaltra Licinia spos Catone il Censore al quale diede un figlio, Marco Porcio Catone Liciniano; a seguire abbiamo Licinia figlia di Publio Licinio Crasso Dives Muciano, console nel 131 a.C., nonch moglie di Gaio Gracco, e infine Licinia, figlia di Lucio Licinio Crasso, console nel 95 a.C., e moglie di Gaio Mario il Giovane.

829 Livio, Ab Urbe condita libri, v, 12.
830 Ivi, vi, 37, 8.
831 Ivi, v, 13.
832 Ivi, v, 18.
833 Plutarco, Camillo, xxxix.
834 Plinio il Vecchio, Naturalis historia, xvii, 1.
835 Vedi la Gens Fabia e Livio, Ab Urbe condita libri, vi, 34.
8361 In realt nei primi anni subito dopo il varo delle leggi le cose non andarono sempre cos e si ebbero ancora diverse coppie di consoli patrizi.
8371 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, viii, 6, 3.
838 Ivi, ii, 4, 4.
839 Livio, Ab Urbe condita libri, xxv, 5.
840 Plinio il Vecchio, Naturalis historia, xxi, 6.
841 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, i, 1, 6.
842 Livio, Ab Urbe condita libri, xxxix, 46.
843 Ivi, xli, 15.
844 Ivi, periocha xlviii.
845 Si riferisce al nostro Lucullo in quanto padre di Lucio Licinio Lucullo console nel 74 a.C.
846 Plutarco, Lucullo, i.
847 Cicerone, Brutus, xcviii.
848 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, ii, 2, 1.
849 Cicerone, Philippicae, xi, 18.
850 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, iii, 2, 12.
851 Per maggiori informazioni relative alle malefatte di Verre e al suo processo vedi Cicerone, Le Verrine e S. Prossomariti, I personaggi, cit., pp. 110-119.
852 Cicerone, Brutus, 102 e 161.
853 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, vi, 5, 6. Il praenomen Gneo  sbagliato.
854 Ivi, iii, 7, 6.
855 Ivi, iv, 5, 4.
856 Per la vita di Lucullo vedi soprattutto Plutarco.
857 Plutarco, Lucullo, xxxix, 1.
858 Vedi sopra.
859 Plinio il Vecchio, Naturalis historia, viii, 19.
860 Plutarco, Lucullo, xxxix, 4.
861 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, iv, 7, 4. Valerio Massimo chiama Lucio erroneamente con il praenomen Marco.
862 Livio, Ab Urbe condita libri, periocha lxxxvi.
863 Plinio il Vecchio, Naturalis historia, vii, 79.
864 Cicerone, De finibus, v, 30.
865 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, ii, 9, 5.
866 Plinio il Vecchio, Naturalis historia, xxx, 12.
867 Livio, Ab Urbe condita libri, periocha lxxx.
868 La fonte principale per la vita di Crasso  Plutarco. Per approfondimenti vedi G. Antonelli, Crasso, il banchiere di Roma, Newton Comtpon, Roma, 1986.
869 Questo stesso patrimonio fu poi dilapidato dal nipote, Publio Licinio Crasso Dives come ricorda Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, vi, 9, 12.
870 Cassio Dione, Storia romana, li, 4, 3.
871 Livio, Ab Urbe condita libri, periocha cxxxiv e cxxxv. Vedi anche Cassio Dione, Storia romana, li, 23-27.
872 Cassio Dione ha precedentemente specificato che i bastarni sono degli sciti.
873 Cassio Dione, Storia romana, li, 24, 2-4.
874 Svetonio, Claudius, xvii.
875 Tacito, Historiae, i, 10.
876 Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, iv, 2, 1.
877 Tacito, Historiae, iii, 46.
878 Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, iv, 2, 4.
879 Tacito, Historiae, iv, 11.
880 Ivi, iv, 80.
881 La datazione di questo primo consolato  molto discussa e incerta. C chi propone alternative che vanno dall86 al 98 d.C.
882 Cassio Dione, Storia romana, lxviii, 15, 3.
883 Ivi, lxviii, 9, 2-3.
884 Plinio il Giovane, Epistularum libri decem, vii, 27.
885 Historia Augusta, Valeriani duo, v-vi.
886 Lassassinio avvenne presso Spoleto.
887 Zosimo, Storia nuova, i, 29.
888 Ivi, i, 30.
889 Ivi, i, 36.
890 Ivi, i, 30.
891 Colonia Claudia Ara Agrippinensium.
892 Zosimo, Storia nuova, i, 38.
893 Ivi, i, 40.
894 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, ix, 12, 7.
895 Livio, Ab Urbe condita libri, vii, 9.
896 Cfr. E. Cantarella, Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia, Feltrinelli, Milano, 1996, e S. Prossomariti, I personaggi, cit., pp. 220 sgg.

Gens Livia
Prosopografia
iv secolo a.C.
11. livio druso magister equitum nel 324 a.C.;
12. marco livio denter console nel 302 a.C.
iii secolo a.C.
13. marco livio salinatore console nel 219 e 207 e dittatore nel 207 a.C. Padre del n. 4.
ii secolo a.C.
14. gaio livio salinatore console nel 188 a.C. Figlio del n. 3;
15. gaio livio druso console nel 147 a.C. Padre del n. 6;
16. marco livio druso console nel 112 a.C. Figlio del n. 5.
i secolo a.C.
17. marco livio druso libone console nel 15 a.C.
I primi consolati
La gens plebea dei Livi pu vantare solo otto consolati, ben poca cosa rispetto alle altre gentes prese in considerazione finora, ma molti dei suoi membri influenzarono profondamente la politica romana di epoca repubblicana e della prima et imperiale. Trattandosi di una delle due gentes dorigine dellimperatore Tiberio, Svetonio non manca di proporci in una veste esaltante le poche magistrature ricoperte nellarco di sei secoli dai loro membri: Per quanto plebea, fior anchessa in modo straordinario e venne onorata da otto consolati, due censure, tre trionfi e anche da una dittatura e da un comando generale della cavalleria, e inoltre venne illustrata da uomini di grande fama, come Salinatore e i due Drusi897.
Tra le familiae che caratterizzarono questa gens, i Drusi, i Denter, i Salinatore, i Libone e i Macato, sicuramente la pi importante fu quella dei Drusi, tanto da assurgere al rango imperiale. Svetonio ci fornisce alcune informazioni anche in merito allorigine di questo cognomen: Druso assunse per s e per i suoi posteri tal nome da Drauso, un comandante nemico che aveva ucciso in duello. Si dice anche che, quando era propretore in Gallia, avesse recuperato loro dato in antico ai senoni, quando assediavano il Campidoglio, e che non era stato ripreso loro da Camillo, come vuole la tradizione898.
Il Druso di cui si parla in questo passo  Livio Druso, magister equitum nel 324 a.C. al fianco del dittatore Lucio Papirio Cursore899.
Dopo di lui il primo a comparire nei fasti consolari  Marco Livio Denter, console nel 302 a.C. Durante il suo consolato gli equi, ai quali era stata imposta una colonia nel loro territorio, si ribellarono. In realt lo sforzo che dovettero fare gli eserciti consolari fu praticamente nullo: i coloni stessi difesero la loro citt cacciando il nemico. Due anni dopo il nostro Denter venne eletto pontefice e fu proprio in tale veste che si trov al fianco di Publio Decio Mure figlio, quando questi decise di immolarsi agli di Mani in occasione della terza guerra sannitica: [Publio] ordin al pontefice Marco Livio, al quale scendendo in campo aveva ordinato che non si allontanasse da lui, di suggerirgli le parole con le quali doveva immolare se stesso e le legioni dei nemici per la salvezza dellesercito del popolo romano dei Quiriti900.
Bisogner attendere quasi un secolo per vedere la gens produrre un secondo console, vale a dire Marco Livio Salinatore.
Il suo primo consolato risale al 219 a.C., insieme a Lucio Emilio Paolo, con il quale dovette combattere il popolo degli illiri guidato da un tale Demetrio. I due consoli riportarono una rapida vittoria ottenendo in premio un meritato trionfo. Tuttavia, come accadde a molti altri loro colleghi, dovettero anche subire un processo con laccusa di non aver spartito correttamente il bottino, approfittando del loro ruolo per fare man bassa901. Alla fine del processo Lucio ne venne fuori indenne, mentre Marco fu condannato; si ritir pertanto a vita privata, deciso a non partecipare pi alla politica dellUrbe. Ma in realt quello sarebbe stato solo il primo tassello di una lunga carriera.
Prima di darsi lesilio volontario e durante le prime fasi della seconda guerra punica, il nostro aveva anche fatto parte dellambasceria inviata in Africa, a Cartagine, per chiedere chiarimenti sullattacco subito dalla citt di Sagunto, causa scatenante, com noto, del conflitto. Rimase lontano da Roma per circa otto anni, prima di essere convinto a rientrare dai consoli Marco Claudio Marcello e Marco Valerio Levino: Ma egli portava logora la veste, lunghi i capelli e la barba, recando cos nel volto e nellaspetto i segni ben riconoscibili dellonta subita. I censori Lucio Veturio e Publio Licinio lo costrinsero a radersi, a liberarsi della sordidezza della persona, a venire in senato e ad assolvere altri pubblici uffici902. A quanto pare, tuttavia, Marco non era ancora pronto per gettarsi tutto alle spalle e cos per altri due anni, pur prendendo parte alle sedute del Senato, si limit a votare, spostandosi al fianco del suo favorito, e ad ascoltare, senza pronunciare una parola. Tutto questo fino a che non fu citato in giudizio un altro membro della sua gens, Marco Livio Macato, di cui parleremo in seguito, e in favore del quale finalmente si decise a intervenire pronunciando un discorso.
Paradossalmente, la carriera di Marco riprese al fianco di uno dei suoi pi accaniti accusatori allepoca del processo del 218 a.C., Gaio Claudio Nerone, che divenne console con lui nel 207:
I quali [gli annalisti] non vollero che restasse ignorata dai posteri la nobile determinazione di Livio Salinatore di por termine alle sue inimicizie personali: infatti, egli, anche se era partito per lesilio ardendo di odio contro Nerone, alla cui testimonianza doveva soprattutto la propria condanna, tuttavia dopo che, richiamato dai cittadini in patria, ebbe Nerone come collega nel consolato, si costrinse a dimenticare sia la sua indole polemica sia la gravissima offesa ricevuta, per evitare che, se avesse voluto esercitare in comune con lui la carica animato da intenzioni ostili, si dimostrasse pertinace nellodio e fosse un cattivo console. Questo ammorbidirsi del suo carattere in un momento aspro e difficile come quello, arrec grandissimo giovamento a Roma e allItalia, perch ambedue assalirono con pari coraggio e impeto le terribili forze puniche e le distrussero903.
In realt sappiamo che il nostro qualche sassolino dalla scarpa se lo tolse. Per esempio, quando gli fu proposto di candidarsi al consolato: in quella circostanza, chiese ai romani come mai, se lo avevano condannato e ritenuto un disonesto per tanto tempo, ora lo rivolevano come console. Oppure quando fu inviato a combattere contro Annibale: Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore gli raccomand di non essere avventato nellattaccare il nemico, di non sottovalutarlo n muoversi senza conoscere la consistenza delle sue forze, e Marco replic che avrebbe combattuto quanto prima per guadagnarsi la gloria o per vedere sconfitti i suoi concittadini che lo avevano condannato904.
Secondo il piano iniziale, uno dei consoli avrebbe dovuto affrontare Annibale che si trovava a sud, mentre allaltro sarebbe toccato il fratello Asdrubale. Ma i due Barca puntavano a unire le forze e, per impedirglielo, Marco e Nerone decisero di anticiparli e affrontare insieme Asdrubale nella celebre battaglia del Metauro, che valse loro il trionfo905. Ambedue furono accolti a Roma come vincitori, con lunica differenza che Marco era su un carro, seguito dai suoi uomini, e Nerone a cavallo di fianco al collega e solo, poich il suo esercito era dovuto rimanere presso laccampamento906.
Marco condivise con Nerone anche la censura nel 204 a.C., e in quelloccasione i vecchi rancori vennero nuovamente a galla. I due si accusarono e si punirono a vicenda con motivazioni alquanto futili; inoltre, Marco ne approfitt per prendersi una rivincita su tutte le trib che allepoca del suo processo lo avevano condannato, salvando la sola Mecia, che lo aveva sostenuto. Le trentaquattro trib condannate furono relegate tra gli erari e inoltre dovettero subire una nuova tassa sul sale che fece guadagnare al nostro Marco il cognomen di Salinatore907. Il comportamento scorretto i due censori indusse il tribuno della plebe Gneo Bebio ad accusarli pubblicamente, ma il Senato fece cadere le accuse e quindi Marco evit un secondo processo908.
Sulla sua vita personale, infine, non si sa molto, senonch sua moglie era una tale Calavia909, figlia di Pacuvio Calavio, magistrato di Capua che riusc ad impedire che la citt cadesse nelle mani di Annibale quando questi la attacc.
Figlio della coppia era Gaio Livio Salinatore console nel 188 a.C. Nato nel 234, il suo cursus honorum fu caratterizzato dalle classiche tappe: edilit curule nel 204 a.C., pretura nel 202 e nel 191 a.C. e diverse missioni militari. A tutto ci va aggiunta lelezione al pontificato risalente al 211.
Prese parte alla battaglia di Modena del 193 a.C. contro i galli boi, al fianco del console Lucio Cornelio Merula e in qualit di comandante della cavalleria alleata: Avendo visto ci [che i galli resistevano nonostante le avversit], il console ordina a Gaio Livio Salinatore, comandante della cavalleria degli alleati, che con quanta maggior furia possibile si scagli contro il nemico, per scompigliare le sue schiere, e che la cavalleria della legione si sposti nella retroguardia910. La battaglia, per la cronaca, termin con una grandiosa vittoria dei romani.
Nel 191 a.C. Gaio, in qualit di pretore, comand la flotta romana durante la guerra contro re Antioco, riportando una notevole vittoria contro Polissenida, ammiraglio del re seleucida. Nel 188 a.C. divenne console insieme a Marco Valerio Messalla e gli fu assegnata la provincia della Gallia. Mor nel 170 a.C., come ricorda Livio911.
Coetaneo di Salinatore era Marco Livio Macato, comandante della guarnigione di stanza a Taranto durante la seconda guerra punica, e al quale abbiamo gi accennato prima. Nel 212 a.C. alcuni tarantini decisero di tradire i romani e presero accordi con Annibale. La storia di Macato viene riportata da Polibio in un lungo passo molto dettagliato. Approfittando di una giornata in cui Macato912 e i suoi, reduci da un banchetto, erano ubriachi, alcuni abitanti della citt distrassero una delle guardie alla porta daccesso e fecero entrare un piccolo gruppo di libici, che poi aprirono le porte al grosso dellesercito punico guidato da Annibale in persona. Una volta allinterno, i cartaginesi avrebbero dovuto catturare Macato, ma questi, avvisato in tempo, riusc a mettersi in salvo asserragliandosi nella rocca con la famiglia e alcuni uomini. Pot cos ricevere aiuti e rifornimenti via mare, e perfino bloccare laccesso al porto ai tarantini. Annibale allora convinse gli abitanti a prelevare le imbarcazioni e a portarle via terra presso il porto per attaccare la rocca. Il piano, per quanto complesso, ebbe successo, e i romani rimasero bloccati913.
Livio ci informa anche che la defezione di Taranto era nata in seguito alluccisione di alcuni ostaggi tarantini che si trovavano a Roma, e che un ambasciatore aveva spinto alla fuga:
Filea, corrotti due custodi del tempio, sul far della sera, avendo sottratto alla custodia gli ostaggi che in frequenti colloqui aveva sollecitato a scappare, fattosi egli stesso loro compagno, per una via segreta fugg con loro. Allalba si diffuse per la citt la notizia della fuga; ad inseguirli fu inviata gente che li cattur tutti a Terracina e li ricondusse indietro. Condotti nel recinto dei comizi, col consenso del popolo furono percossi a colpi di verga e fatti precipitare dalla rupe Tarpea914.
Macato fu processato per quanto accadde a Taranto e fu proprio in quelloccasione che il suo parente, Salinatore, decise di riprendere la parola in Senato dopo anni di silenzio. Sfortunatamente, tuttavia, ignoriamo quale fu lesito del dibattimento.
Lepopea dei Drusi
Passiamo ora a Marco Livio Druso il Censore, padre del famoso e omonimo tribuno del 91 a.C., eletto tribuno della plebe nel 122 a.C., per volere del Senato e allo scopo di opporsi a Gaio Sempronio Gracco, allora allapice del successo. Cicerone, nel suo Bruto, ci descrive Marco in termini molto lusinghieri: Marco Druso, figlio di Gaio, che nel suo tribunato abbatt il collega Gaio Gracco, tribuno per la seconda volta, fu un personaggio di grande rilievo, per eloquenza e autorevolezza915.
Druso riusc a sconfiggere il suo avversario facendo leva sul malcontento popolare per la questione della concessione della cittadinanza agli italici. Gracco era molto amato per la sua politica, ma il popolo romano non era disposto a dividere lonore della cittadinanza con altri, come avrebbe voluto il celebre tribuno; e Druso e il Senato fecero leva proprio su questo malcontento. Ecco, infatti, le disposizioni che, secondo Plutarco, il Senato impart a Druso:
Uno dei nuovi tribuni eletti con Gaio era Livio Druso, uomo non inferiore per nascita ed educazione ad alcuno dei suoi concittadini, e per carattere, eloquenza e ricchezza in grado di rivaleggiare anche con i pi dotati e illustri. A costui dunque si rivolgono i nobili, chiedendogli di attaccare Gaio e di unirsi a loro contro di lui. Non doveva per, gli dissero, ricorrere alla violenza e urtare le masse; ma anzi valersi della propria carica per compiacerlo e ottenergli favori che, se fosse prevalso lonore, avrebbero dovuto piuttosto farlo odiare916.
Ogni volta che Gaio Gracco proponeva una legge, il nostro Livio ne presentava una pi vantaggiosa per il popolo, al solo scopo di compiacerlo e di sminuire il suo avversario; e si trattava, naturalmente, di leggi che non furono quasi mai approvate n applicate917. La vittoria di Marco fu resa possibile anche grazie al provvidenziale allontanamento del rivale dallUrbe. Il tribuno, infatti, era stato inviato a supervisionare la creazione di una nuova colonia a Cartagine e aveva lasciato alla direzione del suo partito Marco Fulvio Flacco, console nel 125 a.C.; questi non fece altro che peggiorare la situazione, spingendo il popolo sempre pi dalla parte di Druso. Lassassinio di Gaio Gracco determin infine la vittoria del suo antagonista e del Senato.
La carriera del nostro Livio prosegu nel 115 a.C. con la pretura urbana e nel 112 a.C. con il consolato, che lo port in Tracia a combattere contro gli scordisci. Lultimo incarico che ottenne fu la censura, che ricopr nel 109 a.C., un anno prima di morire.
Il Livio pi famoso della storia di Roma fu tuttavia suo figlio, Marco Livio Druso. Fu tribuno della plebe nel 91 a.C. e per tutta la sua carriera condusse una politica filosenatoria esattamente come suo padre, ma alla fine cadde sullo stesso ostacolo sul quale aveva inciampato lantagonista del suo genitore, Gaio Gracco. Tent anchegli, infatti, di far ottenere la cittadinanza agli italici, nella convinzione che se Roma non avesse concesso qualcosa ai soci, prima o poi avrebbe avuto di che pentirsi. I fatti dimostrarono che aveva ragione: subito dopo la sua morte gli italici, che avevano riposto in lui tutte le loro speranze, si ribellarono dando inizio a quella che viene definita la guerra sociale.
Velleio Patercolo sembra non concordare con questa interpretazione degli eventi:
Ricopr la carica di tribuno Marco Livio Druso, uomo di nobilissimo animo, di grande capacit oratoria, di eccezionale virt, che tuttavia, in ogni cosa ebbe pi talento ed entusiasmo che successo. Egli desiderava rendere al senato la dignit di una volta [] ma proprio in quei provvedimenti che Druso si sforzava di prendere in favore del senato ebbe contrario il senato stesso, il quale non capiva che se da parte di Druso si prendevano alcune iniziative a favore della plebe, ci veniva fatto quasi per adescarla e allettarla affinch questa, ottenuti piccoli vantaggi, facesse maggiori concessioni918.
Ma c anche chi propone una lettura inversa della politica di Marco: avrebbe fatto approvare delle leggi a favore del Senato per ottenerne lappoggio in favore dellestensione della cittadinanza agli italici e non viceversa. Sarebbe stato quindi un demagogo, e non un sostenitore dellaristocrazia senatoria.
 difficile capire quale fosse il suo scopo ultimo. In ogni caso, riusc a scontentare tutti e a inimicarsi Senato e plebe esattamente come aveva fatto Gaio Gracco, di cui fece inevitabilmente la stessa fine: poco prima di presentare la funesta legge sulla cittadinanza, qualcuno lo colp con un pugnale nellatrio di casa sua; ebbe il tempo solo di ricordare ai romani che non avrebbero mai pi avuto un uomo della sua tempra919.
Se per la politica di Marco abbiamo due letture diametralmente opposte, una filosenatoria e una pi demagogica, lo stesso vale per il carattere. Velleio Patercolo  tra coloro che apprezzano Marco e ne mettono in risalto i pregi. Per sottolineare lonest danimo del tribuno, lo storico riporta un aneddoto relativo alla sua abitazione. Egli ricorda che quando il tribuno stava facendo costruire una nuova casa per la sua famiglia presso il Palatino, larchitetto gli avrebbe detto di voler fare di tutto perch la sua privacy fosse tutelata e nessuno potesse vedere cosa accadeva allinterno dellabitazione. Marco gli avrebbe risposto: Anzi, se hai un po di talento disponila in modo che qualunque cosa io faccia possa essere veduta da tutti920. Non tutti per concordano con questa immagine di un Marco irreprensibile e cordiale; Valerio Massimo ci presenta il tribuno in maniera alquanto diversa:
Come se non gli bastasse [a Marco] aver torto il collo e fatto violentemente incarcerare il console Lucio Filippo, colpevole di averlo interrotto nel corso di una sua concione al popolo, e questo tramite non un messo ma un suo cliente, s da procurargli unemorragia nasale, invitato dai senatori a presentarsi nella Curia, Perch, disse, alla curia Ostilia, ch vicina ai rostri, cio da me, non viene piuttosto il senato in persona?. Mi rincresce aggiungere quanto segue: il tribuno non si cur dellordine del senato, il senato obbed alle parole del tribuno921.
Marco risulta sposato con una Cornelia922 e padre adottivo di Marco Livio Druso Claudiano, padre di Livia, moglie dellimperatore Augusto. Era anche prozio paterno del famoso cesaricida Bruto923 e quindi zio di Catone Uticense e Servilia. Questi ultimi, insieme ai loro fratelli, vissero fino alla sua morte nella sua casa, avendo perso i genitori prematuramente.
Pare che Marco abbia avuto diversi problemi con il cognato, Quinto Servilio Cepione, primo marito di sua sorella Livia. Plinio il Vecchio parla genericamente di un anello conteso924 e di un antidoto preso contro un presunto veleno somministrato da Cepione a Marco925.
A dispetto della loro parentela i due divennero nemici politici e linimicizia sarebbe nata in seguito al ripudio di Livia da parte di Cepione. Lallontanamento, secondo alcune voci, sarebbe avvenuto in seguito a unasta durante la quale Marco e Cepione si contesero un anello, vinto infine da Marco; secondo altri avvenne a causa del tradimento di Livia con quello che sarebbe diventato il suo secondo marito, Marco Porcio Catone Saloniano.
Dopo Marco Livio Druso console nel 112 a.C. non troviamo pi Livi nei fasti fino al 15 a.C., quando compare il nome di Marco Livio Druso Libone. Questo personaggio, come appare chiaramente dal nome,  legato sia ai Livi Drusi che agli Scriboni Liboni, due famiglie molto influenti nel periodo tardorepubblicano e ambedue legate allimperatore Augusto. Basta, infatti, ricordare due dei tre matrimoni contratti dal princeps, uno con Scribonia e un altro con Livia.
Si  ipotizzato che Libone fosse originariamente un membro della gens Scribonia, della familia dei Liboni, per la precisione il figlio di Lucio Scribonio Libone console nel 34 a.C. e che successivamente fosse stato adottato da Marco Livio Druso Claudiano, per cui divenne ufficialmente un Livio. Di lui non si sa molto altro a parte il nome e la data del consolato, per cui non resta nientaltro che una breve parentesi nella storia della gens Livia.
Anche Marco Livio Druso Claudiano, padre adottivo di Libone, era stato a sua volta adottato da un membro della gens Livia. Era, infatti, figlio adottivo di Marco Livio Druso, tribuno della plebe nel 91 a.C. Druso lo adott in seguito alla morte prematura del padre, un suo caro amico, e cos il nome di Claudiano fu modificato da Claudio Pulcro a Marco Livio Druso Claudiano. Claudiano  famoso soprattutto per essere il padre della matrona romana pi famosa di tutti i tempi, vale a dire Livia, la terza e ultima moglie dellimperatore Augusto: A quel tempo Tiberio Claudio Nerone  come abbiamo detto prima, questi aveva tre anni quando Livia, figlia di Druso Claudiano, spos Cesare926.
Pretore nel 50 a.C., fu alleato dei cesaricidi e il suo nome non tard quindi a comparire nelle liste di proscrizione dei triumviri. Costretto a lasciare lItalia, segu Bruto e Cassio e dopo la loro morte decise anchegli di suicidarsi a Filippi nel 42 a.C.: Livio Druso, padre di Giulia Augusta, e Quintilio Varo, senza neppure appellarsi alla piet del nemico si uccisero, luno con le proprie mani nella sua tenda, Varo invece fu colpito alla gola da un liberto927. Claudiano non avrebbe mai immaginato che la figlia, lasciata nelle mani di Nerone, altro noto alleato di Bruto e Cassio, sarebbe diventata una delle donne pi potenti dellimpero romano al fianco del suo acerrimo nemico.
Dopo Libone, console del 15 a.C., i Livi scompaiono dai fasti consolari, ma non per questo si deve pensare a un declino della gens; i suoi membri, in realt, vengono assorbiti nellambito della gens Giulia e della famiglia imperiale, per cui il nome dei Livi lentamente scompare.
Una donna con la D maiuscola
Anche i Livi, come molti altri, possono vantare dei personaggi distintisi per le loro qualit artistiche, oltre che politico-militari. Uno per tutti lo storico Tito Livio. Vissuto a cavallo tra il i secolo a.C. e il i d.C., Livio, di origini padovane, fu autore dellopera nota col titolo di Ab Urbe condita libri. Si tratta di una storia di Roma che va dalla fondazione della citt fino alla morte di Druso Maggiore, figlio di Livia, avvenuta nel 9 a.C. Della vita di questo insigne storico si sa ben poco, come pure delle altre opere di cui fu autore e che sono andate perdute; ma sicuramente la sua storia di Roma  considerata uno dei capisaldi della letteratura latina e fonte primaria dinformazione, nonostante alcuni errori e imprecisioni. Si tratta di un lavoro monumentale, che assommava a ben 142 libri, dei quali sono giunti fino a noi solo 35, mentre degli altri abbiamo dei riassunti, detti Periochae. Ci che  sopravvissuto ci permette di conoscere nel dettaglio periodi fondamentali della storia di Roma, dalle guerre sannitiche a quelle puniche a quelle macedoniche.
Alla gens Livia appartiene la madre di Catone Uticense, Livia Drusa, sorella del tribuno della plebe del 91 a.C., Marco Livio Druso. La donna spos prima Quinto Servilio Cepione, dal quale ebbe Servilia, la celebre amante di Cesare, nonch madre del cesaricida Bruto; in seconde nozze spos Marco Porcio Catone Saloniano, dal quale ebbe Catone Uticense e sua sorella Porcia. Mor a causa di una malattia, come anche Saloniano, e cos i figli dovettero crescere per qualche tempo in casa di suo fratello Marco.
Lesponente femminile della gens pi nota di tutte  sicuramente Livia Drusilla, terza e ultima moglie dellimperatore Augusto, nonch madre di Tiberio, nonna di Claudio e bisnonna di Caligola. Figlia di Marco Livio Druso Claudiano e di sua moglie Alfidia, Livia nacque nel 59 a.C. Il padre, come abbiamo visto, fu un partigiano di Bruto e Cassio e scelse per lei come marito Tiberio Claudio Nerone. Questi, dopo essersi nascosto da Ottaviano, con il quale era entrato in rotta per aver appoggiato Marco Antonio allepoca della guerra di Perugia, per qualche anno godette di unamnistia e pot tornare a Roma.
Livia laveva sposato nel 42 a.C., quando aveva appena sedici anni, e lo aveva seguito mentre si dava alla macchia, con al seguito il loro primogenito, il piccolo Tiberio. Una volta rientrati a Roma, nel 39 a.C. la donna incontr Ottaviano che, si dice, si innamor di lei e decise di sposarla, nonostante fosse incinta di sei mesi del secondogenito di Nerone.
Livia e il futuro Augusto si sposarono il 14 gennaio del 38 a.C. e tre mesi dopo nacque Druso, il secondo figlio di Nerone; la gente ironizz molto sulla faccenda, sostenendo che solo i pi fortunati potevano avere un figlio in tre mesi. Da allora, comunque, i due coniugi sarebbero rimasti insieme fino alla morte dellimperatore, avvenuta nel 14 d.C., vale a dire per pi di cinquantanni.
Livia  tuttora considerata leminenza grigia del regno di Augusto, tanto che le viene attribuita una lunga serie di omicidi politici, perpetrati per assicurare a Tiberio il soglio imperiale. Tra i decessi che sarebbero stati orditi dalla nostra matrona vi sono pressoch tutti quelli degli eredi scelti da Augusto: il nipote Marco Claudio Marcello, Marco Vipsanio Agrippa e i figli, Gaio e Lucio Cesare. C anche chi la vuole responsabile della morte dello stesso Augusto, ormai vecchio e malato. Pare infatti che, nonostante ladozione di Tiberio da parte dellimperatore, il presunto riavvicinamento tra il princeps e il solo nipote rimastogli, Agrippa Postumo, mettesse in pericolo lascesa al trono del figlio di Livia. La donna avrebbe quindi scongiurato la minaccia pendente sul capo del figlio facilitando il passaggio nellaldil del consorte.
Tutte queste accuse, in realt, non sono suffragate da alcuna prova, ma si basano semplicemente sul fatto che la donna deteneva un enorme potere. Inoltre, se davvero limperatore avesse anche solo lontanamente sospettato di lei dopo aver perso in successione tutti gli eredi prescelti, alcuni dei quali da lui particolarmente amati, senza dubbio non se la sarebbe tenuta accanto fino alla morte.
Da Augusto Livia non ebbe alcun figlio, secondo alcuni a causa di un problema fisico di cui lei soffriva. Ad ogni modo, la loro vita sessuale non doveva essere particolarmente esaltante, se  vero che limperatore la tradiva in continuazione con le mogli dei senatori, come afferma Svetonio, e perfino con Terenzia, la consorte del suo amico Mecenate. N Livia pot trarre grandi soddisfazioni dai figli. Druso mor giovane e Tiberio, nonostante la madre si fosse prodigata tanto per farlo ascendere al soglio imperiale, la ricambi con estrema freddezza. Le neg perfino la divinizzazione, che le fu concessa solo dallimperatore Claudio molti anni dopo la sua morte, avvenuta nel 29 d.C. a ottantun anni, a causa di una malattia che la assillava da tempo. Il figlio, a quel tempo a Capri, non presenzi neppure ai funerali.
Tra le altre donne della casata dei Livi, vale la pena segnalare Livia Medullina Camilla. Di lei sappiamo davvero poco, anche perch non visse a lungo. Fidanzata con limperatore Claudio quando questi era ancora adolescente, mor proprio il giorno delle nozze: [Claudio] mentre era ancora adolescente, ebbe due fidanzate: Emilia Lepida, pronipote di Augusto, e Livia Medullina, chiamata anche Camilla, discendente dallantica famiglia del dittatore Camillo. Ripudi la prima, ancora fanciullo, perch i genitori di lei avevano offeso Augusto; perdette la seconda, in seguito a malattia, nello stesso giorno che era stato destinato alle nozze928.
Merita infine una menzione Livia Ocellina, figlia di Lucio Livio Ocella e seconda moglie del padre dellimperatore Galba:
Suo padre, dopo essere stato console, bench fosse piccolo di statura, un po gobbo e di scarse facolt oratorie, svolse una grande attivit come avvocato. Questi ebbe due mogli; Mummia Acaia [] e poi Livia Ocellina, donna ricchissima e bella, la quale, si dice, gli dimostr in tutti i modi di desiderarlo, per la sua nobilt, e che lo desider ancora di pi quando lui, di fronte alle sue insistenze, per non sembrare che volesse trarla in inganno nascondendole qualcosa, le mostr la deformit del proprio corpo, spogliandosi in una stanza davanti ai suoi occhi929.
Alla morte del padre, Galba fu adottato dalla sua matrigna, assumendone il nome930.

897 Svetonio, Tiberius, iii.
898 Ibidem.
899 La Pauly-Wissowa lo segnala come dittatore sia per lanno 325 che per il 324 a.C.
900 Livio, Ab Urbe condita libri, x, 28.
901 Frontino, Stratagemmata, iv, 1,45.
902 Livio, Ab Urbe condita libri, xxvii, 34.
9031 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, iv, 2, 2.
9041 Ivi, ix, 3, 1.
9051 Vedi la Gens Claudia.
906 Livio, Ab Urbe condita libri, xxviii, 9.
907 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, ii, 9, 6; Livio, Ab Urbe condita libri, xxix, 37.
908 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, vii, 2, 6.
909 Livio, Ab Urbe condita libri, xxiii, 2.
910 Ivi, xxxv, 5.
911 Ivi, xliii, 11.
912 Polibio lo chiama erroneamente Gaio.
913 Polibio, Storie, viii, 26-36. Vedi anche Livio, Ab Urbe condita libri, xxv, 7-11.
914 Livio, Ab Urbe condita libri, xxv, 7.
915 Cicerone, Brutus, cix.
916 Plutarco, Gaio Gracco, viii.
917 Ivi, ix.
918 Velleio Patercolo, Historiae romanae, i, 13.
919 Ivi, i, 14.
920 Ibidem, i, 14.
921 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, ix, 5, 2.
922 Seneca, Consolatio ad Marciam, xvi.
923 Cicerone, Brutus, ccxxii.
924 Plinio il Vecchio, Naturalis historia, xxxiii, 20.
925 Ivi, xxviii, 148.
926 Velleio Patercolo, Historiae romanae, ii, 94.
927 Ivi, ii, 71. Vedi anche Cassio Dione, Storia romana, xlviii, 44.
928 Svetonio, Claudius, xxvi.
929 Id., Galba, iii.
930 Vedi la Gens Sulpicia.

Gens Manlia

Prosopografia
v secolo a.C.
11. gneo manlio cincinnato console nel 480 a.C. Probabilmente fratello maggiore del n. 2;
12. aulo manlio vulsone console nel 474 e decemviro nel 451 a.C. Probabilmente fratello minore del n. 1;
13. marco manlio capitolino console931 e tribuno consolare nel 434 a.C.;
14. lucio manlio capitolino tribuno consolare nel 422 a.C.;
15. marco manlio vulsone tribuno consolare nel 420 a.C.;
16. aulo manlio vulsone capitolino tribuno consolare nel 405, 402 e 397 a.C.;
17. publio manlio vulsone tribuno consolare nel 400 a.C.
iv secolo a.C.
18. quinto manlio vulsone tribuno consolare nel 396 a.C.;
19. marco manlio capitolino console nel 392 a.C. Fratello del n. 10;
10. aulo manlio tribuno consolare nel 389, 385, 383 e 370 a.C. Fratello del n. 9 e padre del n. 13;
11. publio manlio capitolino tribuno consolare nel 379 e nel 367, nonch dittatore nel 368 a.C.;
12. gaio manlio vulsone tribuno consolare nel 379 a.C.;
13. lucio manlio capitolino imperioso dittatore nel 363 a.C. Figlio del n. 10 e padre dei nn. 14 e 15;
14. gneo manlio capitolino imperioso console nel 359 e 357 a.C. e magister equitum nel 345 a.C. Figlio del n. 13 e fratello del n. 15;
15. tito manlio imperioso torquato dittatore nel 353 e 349 a.C. e console nel 347, 344 e 340 a.C. Figlio del n. 13 e fratello del n. 14.
iii secolo a.C.
16. tito manlio torquato console nel 299 a.C. Nipote del n. 15;
17. lucio manlio vulsone longo console nel 256 e 250 a.C.;
18. aulo manlio torquato attico console nel 244 e 241 a.C. Nipote del n. 16;
19. tito manlio torquato console nel 235 e 224 a.C., dittatore nel 208.
ii secolo a.C.
20. gneo manlio vulsone console nel 189 a.C. Nipote del n. 17 e probabilmente fratello maggiore del n. 22;
21. lucio manlio acidino fulviano console nel 179 a.C.;
22. aulo manlio vulsone console nel 178 a.C. Probabilmente fratello minore del n. 20;
23. tito manlio torquato console nel 165 a.C. Nipote del n. 19 e fratello del n. 24;
24. aulo manlio torquato console nel 164 a.C. Fratello del n. 23.
i secolo a.C.
25. lucio manlio torquato console nel 65 a.C.;
i secolo d.C.
26. lucio manlio patruino console suffetto nel 75 d.C.;
27. gaio (o tito)932 manlio valente console nel 96 d.C.

931 Livio, Ab Urbe condita libri, IV, 23. Le fonti non sono concordi in merito al console di questanno.
932 La Pauly-Wissowa riporta Tito e il Degrassi invece Gaio.
Gente di peso
La gens patrizia dei Manli, stando alle fonti, sarebbe originaria di Tuscolo, ed ebbe un peso rilevante nella storia di Roma a partire dal v secolo a.C., fino allincirca al i d.C. Il secolo dellapogeo fu sicuramente il iv, mentre il declino ebbe inizio gi alla fine del ii a.C., quando diminuiscono a vista docchio i membri della gens capaci di raggiungere i vertici dello Stato. Le familiae pi note sono sicuramente quelle dei Vulsone, i Capitolini, gli Imperiosi e i Torquati, alle quali vanno aggiunte le meno note dei Cincinnati, Acidini e Aquili.
In generale, si crede che il cognomen Capitolino sia stato accordato alla gens Manlia perch alcuni suoi membri vivevano presso il Campidoglio oppure per via di Marco Manlio, che salv il colle Capitolino dal sacco dei galli nel 390 a.C. La seconda ipotesi sembra tuttavia meno probabile, poich alcuni membri della gens portano il cognomen Capitolino prima di questo evento, mentre sappiamo per certo che i Manli avevano unabitazione proprio sul suddetto colle, come vedremo meglio successivamente.
Per i Cincinnati, in realt, abbiamo un solo nome, relativo al primo console della gens Manlia, vale a dire Gneo Manlio Cincinnato, e non siamo neppure sicuri che fosse questo il suo cognomen: la gran parte delle fonti, infatti, parla semplicemente di Gneo Manlio.
Gneo fu eletto console nel 480 a.C., anno in cui, come spesso accadeva, il tribuno della plebe di turno tent di bloccare la leva militare per far passare una legge agraria. Il ricatto non and in porto e Gneo e il suo collega, Marco Fabio Vibulano, furono in grado di reperire uomini per combattere contro i veienti e i loro alleati. Questi ultimi confidavano proprio nella discordia nellesercito romano per ottenere la vittoria e in un primo momento in effetti la loro strategia sembr pagare. I consoli, infatti, condizionati dalle tensioni sociali, non si fidavano dei loro uomini ed erano restii a ingaggiare battaglia. Tennero pertanto i legionari inattivi nel campo, eretto a breve distanza da quello nemico, e li condussero allo scontro solo dopo aver obbligato i soldati a un giuramento di fedelt.
Sulle prime, la battaglia non sembr mettersi bene per i romani. In particolare, le fonti registrano dei momenti difficili nellala in cui si trovava Gneo, che fu ferito e creduto morto; ci provoc lo scompiglio tra le sue file, e i suoi soldati furono sul punto di volgere in fuga. Provvidenziale si rivel lintervento di Marco Fabio Vibulano, che rassicur gli uomini sulla salute del collega e condusse alla vittoria i legionari.
Le versioni di Livio e Dionigi di Alicarnasso933 differiscono per alcuni dettagli. Il secondo ci informa che, inizialmente, gli eserciti dei due consoli erano stati stanziati in due accampamenti posti uno di fronte allaltro e che Gneo raggiunse il collega solo in seguito a un cattivo presagio: Un fulmine, caduto sul quartier generale di Gneo Manlio, uno dei consoli, ne demol la tenda, ribalt il focolare e imbratt alcune delle armi da guerra, altre le arse intorno, altre ancora le distrusse interamente; uccise anche il pi splendido dei suoi cavalli, quello che il console usava in battaglia, e alcuni dei suoi servitori934. Lo scontro campale ebbe tuttavia unappendice che fu fatale al nostro Manlio. Ricoverato nellaccampamento per la ferita che, stando a Dionigi, gli aveva distrutto il ginocchio, fu costretto a rimettersi a cavallo per difendere il vallo dallattacco di un gruppo di nemici. Preso di mira dagli avversari, che lo identificarono come uno dei capi, fu colpito a morte e di nuovo fu il suo collega a evitare la disfatta.
Molto probabilmente il fratello minore di Gneo era Aulo Manlio Vulsone, console nel 474 a.C. e decemviro nel 451. Livio lo menziona con il praenomen Gaio e ci dice che anche lui, in qualit di console, avrebbe dovuto combattere contro i veienti, ma che lo scontro non avvenne perch fu siglato un accordo di pace935. Nel 473 a.C., appena terminato il suo mandato, Aulo e il suo collega, Lucio Furio Medullino, furono citati in giudizio dal tribuno della plebe Gneo Genucio per questioni riguardanti lapprovazione di una legge agraria. Aulo, come da prassi, si vest a lutto e and in giro a parlare con i patrizi dellUrbe per chiedere il loro sostegno. Stando a Dionigi: I capi daccusa, espressi in modo esplicito da lui (Genucio), erano i seguenti: essi erano rei dingiustizia verso il popolo per non aver indicato i decemviri che il senato aveva designato con lincarico di provvedere alla divisione dei terreni936.
Aulo e il suo collega si salvarono per il rotto della cuffia grazie alla morte del loro accusatore Genucio, trovato provvidenzialmente morto in casa sua il giorno prima del processo, senza alcun segno di percosse, strangolamento o altro che potesse far pensare a un omicidio. Il decesso caus anche lannullamento del procedimento.
Nel 452 a.C. troviamo Aulo, insieme a Publio Sulpicio Camerino937 e a Spurio Postumio Albo, nella commissione inviata ad Atene per studiare le leggi soloniane da utilizzare come base per lo sviluppo di una nuova legislazione scritta per i romani. Lanno seguente divenne decemviro e da allora in poi non sappiamo pi nulla di lui.
Rapporti familiari tormentati
Un discendente dei due consoli citati  il celebre Marco Manlio Capitolino, console nel 392 a.C. e ultimo membro della gens a portare il praenomen Marco. Durante il suo consolato combatt insieme al suo collega Lucio Valerio Potito contro gli edui; al termine del conflitto, culminato in uno scontro presso lAlgido, il collega, avendo inseguito i nemici, ottenne il trionfo, mentre a lui, che aveva solo difeso la posizione, spett una semplice ovazione.
Limpresa per la quale questo personaggio  passato alla storia risale tuttavia al 390 a.C. Fu Marco, infatti, a salvare il Campidoglio dallattacco dei galli, che avevano tentato di risalirlo dopo aver occupato lintera citt. Secondo la tradizione, gli invasori celti riuscirono ad avvicinarsi alla sommit senza essere notati n dalle guardie n dai cani. Furono le oche del Campidoglio, animali sacri a Giunone, a rivelarne la presenza: Questo fatto rappresent la salvezza; giacch, destato dal loro starnazzare e dal loro sbattere di ali, Marco Manlio, quello che era stato console tre anni prima, uomo prode in guerra, afferrate le armi e dando nello stesso tempo lallarme a tutti gli altri, si slanci risolutamente e, mentre gli altri accorrevano in gran disordine, gett gi, colpendolo col cono dello scudo, un gallo938.
Limpresa valse a Marco grandi onori e il soprannome di Capitolino, ma il consenso acquisito lo spinse a montarsi la testa e, inevitabilmente venne in urto con laltro grande eroe romano del suo tempo: Marco Furio Camillo. Plutarco, che racconta gli ultimi giorni di vita del nostro Manlio939, asserisce che fu linvidia nei confronti dellaltro salvatore di Roma a rovinarlo. Stando al biografo, Marco, volendo accentrare su di s il favore del popolo, si diede ad appoggiare gli indebitati contro i loro debitori. Il suo atteggiamento provoc grandi disordini e il dittatore del 384 a.C. lo fece arrestare, per poi liberarlo poco dopo sotto la spinta delle proteste popolari. A quel punto, Furio Camillo lo cit in tribunale, accusandolo di aspirare alla tirannide.
Marco fu assai abile nel rimarcare, durante il dibattimento, quanto aveva fatto per la cittadinanza durante il sacco dei galli, e i giudici non osavano condannarlo; le fonti ci dicono che dal tribunale si vedeva il Campidoglio, e limputato non mancava mai di indicarlo per ricordare gli eventi di cui era stato il protagonista. Quando Furio Camillo se ne rese conto, fece spostare il processo in un bosco, dal quale non era possibile vedere la rocca, liberando i giudici da ogni condizionamento e ottenendo cos la condanna di Marco: Quando precipitavi dalla rocca i senoni, eri per me Manlio; ma da quando hai cominciato ad imitarli, sei diventato nullaltro che uno dei senoni940.
Condotto nel luogo in cui si era distinto meritandosi il soprannome di Capitolino, fu gettato gi dalla rupe Tarpea. La sua gens, vergognandosi di quanto era accaduto, proclam un decretum gentium nel quale si stabiliva che nessuno dei Manli si sarebbe pi chiamato Marco941.
I parenti di Marco avevano gi preso le distanze allepoca del processo; non si vestirono a lutto n chiesero sostegno per lui, infatti, come era duso in circostanze del genere. Lo stesso fecero i suoi fratelli, Aulo e Tito942. Dopo la sua morte, si stabil di abbattere la sua abitazione sul Campidoglio e nel 344 a.C. di costruirvi sopra il tempio di Giunone Moneta (dal verbo monere, avvertire, perch aveva indotto le sue oche ad avvertire i romani; sul luogo sarebbe sorta in seguito anche la zecca). Da allora in poi, comunque, a nessun privato cittadino fu pi concesso di avere una casa in quel luogo.
Uno dei fratelli di Marco, Aulo Manlio Capitolino, forse proprio per aver preso le distanze dal congiunto, riusc a diventare tribuno consolare per ben quattro volte, due delle quali in seguito al famoso processo.
Durante il suo primo tribunato, vale a dire nel 389 a.C., dovendo Roma affrontare una lega di diversi popoli nemici, ai vari tribuni fu affidato un diverso campo di azione. Ad Aulo tocc un terzo dellesercito, per la precisione quello stanziato alle porte dellUrbe per fermare eventuali nemici che fossero riusciti a raggiungere la citt.
Figlio di Aulo era Lucio Manlio Capitolino Imperioso, eletto dittatore nel 363 a.C. clavi figendi causa, cio per affiggere il chiodo:
 antica legge, scritta in lettere e parole arcaiche, che il supremo magistrato alle idi di settembre conficchi il chiodo; essa venne affissa sul lato destro del tempio di Giove Ottimo Massimo, dalla parte dove si trova la cappella di Minerva. Dicono che questo chiodo, poich rari erano a quellepoca gli scritti, fosse il segno indicativo del numero degli anni, e che la legge fosse consacrata alla cappella di Minerva, perch invenzione di Minerva  il numero943.
Chiunque fosse eletto dittatore per compiere questo rituale non poteva fare altro, pertanto era dittatore di nome ma non di fatto. Lucio, invece, approfitt della sua carica per muovere guerra contro agli erici, dandosi quindi a reclutare uomini. Il suo comportamento inappropriato suscit per proteste tali da costringerlo a dimettersi.
Pare che Lucio si sia guadagnato il cognomen Imperioso in forza della sua crudelt. Dopo aver deposto la carica di dittatore, infatti, fu trascinato in tribunale dal tribuno della plebe Marco Pomponio, che lo accus di spietatezza nei confronti di chi aveva punito con fustigazione e prigionia per essersi rifiutato di rispondere alla leva durante la sua dittatura944. Livio racconta che il figlio di Lucio, Tito, per evitare che il padre fosse sottoposto a processo e condannato, and a casa di Pomponio e lo minacci con un pugnale di ucciderlo se non avesse desistito dal suo proposito. Il tribuno, sopraffatto dalla paura, fin per assecondarlo e giurare di salvare il padre. Una volta in pubblico, ritir le accuse, ma precis che era stato costretto a farlo a suon di minacce. Per uno di quei paradossi non rari nella Roma pi antica, il popolo, anzich condannare il comportamento del giovane Tito, lod il suo amore filiale e lo fece eleggere tribuno militare per lanno successivo.
Tito Manlio Imperioso Torquato, daltra parte, pu vantare una carriera decisamente pi brillante di quella di suo padre. Fu dittatore per ben due volte e console per tre. Peraltro, il suo intervento a favore del genitore appare alquanto inspiegabile, se si considera che nella prima giovent era stato ritenuto cos ebete e ottuso da essere stato relegato in campagna a faticare nei lavori agricoli da suo padre, lautorevolissimo Lucio Manlio, perch pareva disadattato allattivit privata e pubblica945. In effetti, non possiamo considerare una manifestazione di equilibrio il suo comportamento per salvare il padre, n lo furono altri gesti che caratterizzarono la sua vita, come la condanna a morte del figlio, ma di certo, sulla base delle fonti non possiamo sostenere che fosse inadatto alla vita politica e militare romana.
Come tribuno militare nel 361 a.C., Tito combatt contro i galli che da tempo minacciavano Roma. In quella circostanza, i celti si erano accampati a tre miglia dalla citt e il dittatore gli and incontro con un esercito di cui faceva parte lo stesso Tito. A dividere gli accampamenti dei due eserciti cera un ponte, che nessuno osava n attraversare n tantomeno distruggere. Un giorno, dalle file nemiche si fece avanti un gigantesco guerriero che, giunto sul ponte, propose un duello con il migliore dei romani. Tito si offr come volontario e, con pochi colpi ben assestati, uccise il nemico e spinse i galli alla fuga946. Il vincitore non era un comandante in capo, pertanto, non gli spettavano le spoglie opime, ma da allora prese il soprannome di Torquato, dalla torque, il collare indossato dai galli che sottrasse allavversario.
Durante la sua prima dittatura, nel 353 a.C., il nostro fu impegnato contro i ceriti, che avevano saccheggiato le campagne romane spinti dai tarquinesi. I primi due consolati di Tito furono invece abbastanza tranquilli, ma nel terzo, nel 340 a.C., i romani dovettero fronteggiare i latini presso il Vesuvio. Il collega di Tito era il famoso Publio Decio Mure, ma stando alle fonti la sorte di Publio avrebbe potuto essere di Tito se il fato non avesse deciso diversamente:
Nota, meravigliosa e chiaramente confermata dai fatti fu la visione notturna avuta dai consoli Publio Decio Mure e Tito Manlio Torquato al tempo della grave e pericolosa guerra contro i latini, mentre erano accampati non lontano dalle falde del Vesuvio. Limmagine, apparsa durante il sonno, predisse alluno e allaltro che delle due parti una doveva ai Mani e alla Madre Terra il comandante, laltra lesercito: sarebbe uscita vincitrice quella parte, il cui generale avesse offerto in voto le forze del nemico e, oltre a quelle, se stesso. La mattina seguente i consoli erano intenzionati a stornare, se fosse stato possibile, il doloroso presagio con un sacrificio agli dei o a portarlo ad effetto, se lammonizione divina fosse stata ineluttabile, quando losservazione delle viscere conferm il sogno; sicch fu convenuto tra loro che colui la cui ala avesse cominciato a ripiegare, sacrificasse la propria vita per stornare la sventura della patria: il destino volle come vittima Decio, ma nessuno dei due aveva esitato per un istante947.
In occasione di questo conflitto, poco prima dello scontro decisivo, Tito comp un gesto che fu ricordato nei secoli dalle fonti. Suo figlio, forse per emulare il padre, forse per sete di gloria, allinsaputa del genitore e senza il consenso di un comandante in capo, accett un duello a singolar tenzone con il capo dei tuscolani, Gemino Mecio948. Il ragazzo riusc a vincere il nemico ma mentre tornava dai suoi con le armi dellavversario, fu fatto arrestare e giustiziare da suo padre. Tito, infatti, prima di affrontare lantagonista gallo nel 361 a.C. aveva chiesto il consenso del suo superiore; suo figlio, al contrario, aveva fatto tutto di testa sua, contravvenendo addirittura allordine di non combattere col nemico e mettendo a rischio la disciplina militare dellesercito romano. E fu proprio questo il motivo della sua condanna, per la quale fu legato a un palo e decapitato con la scure. Il suo corpo fu bruciato con tutti gli onori e molti dei suoi commilitoni piansero la sua morte949. Una volta rientrato a Roma, Tito fu accolto favorevolmente dagli anziani, che avevano visto nella sua durezza una dimostrazione di ferrea disciplina e attaccamento alla patria, mentre i pi giovani, colpiti dalla morte di un loro coetaneo, peraltro vincitore di un nemico, si astennero dal presentarsi950.
Un discendete e omonimo del primo Torquato, vale a dire Tito Manlio Torquato, console del 165 a.C., viene a sua volta ricordato per aver provocato la morte del figlio irrispettoso delle regole della Repubblica. Valerio Massimo, infatti, racconta un episodio relativo a uno dei suoi figli dati in adozione, vale a dire Decimo Giunio Silano Manliano. Questi avrebbe abusato del suo potere di governatore in Macedonia per estorcere denaro e cos, quando i macedoni vennero a Roma per protestare, Tito decise di occuparsi lui stesso della questione. Dedic due giorni allistruttoria e alla fine giudic suo figlio colpevole, ritenendolo indegno della Repubblica come della sua casa e lo cacci via. Silano si impicc la sera stessa del verdetto. Lungi dal commuoversi per la sorte del figlio, Tito non presenzi neanche ai funerali in suo onore951. La vicenda suscita il nostro interesse anche perch dimostra come, nonostante ladozione avesse trasferito Silano in unaltra gens, il legame di sangue continuasse a contare moltissimo anche sotto laspetto legale.
Le scorrettezze pagano
Un Manlio fu particolarmente attivo durante il periodo della prima guerra punica: Lucio Manlio Vulsone Longo, console nel 256 e nel 250 a.C. Durante il suo primo consolato Lucio prese parte alla battaglia navale di Ecnomo, in Sicilia, cogliendo una spettacolare vittoria insieme al collega, Marco Atilio Regolo. Ai due consoli spett il trionfo, ma solo Lucio fu presente alla parata perch a Marco fu ordinato di fermarsi in Africa dove era stata trasferita parte della flotta. Curiosamente, il secondo consolato di Lucio si svolse con il figlio di Regolo, Gaio, ma con risultati meno incisivi.
Passiamo ora a Tito Manlio Torquato, console nel 235 e nel 224 a.C., nonch dittatore nel 208. Durante il suo primo consolato, Tito sottomise lintera Sardegna, che allepoca era dominio cartaginese, mentre durante il suo secondo mandato dovette vedersela con i galli boi del Nord Italia; nel corso della campagna si spinse al di l del Po, dove non erano mai arrivati altri romani prima di lui.
Con Tito siamo di fronte a un personaggio estremamente conservatore. Viene ricordato, infatti, per la durezza delle parole espresse nel 216 a.C. a sfavore del pagamento di un riscatto per i prigionieri di Canne952. Rifiut anche di far accedere in Senato i latini, ricordando come anni addietro quel popolo fosse stato sconfitto proprio da un suo avo. Lanno seguente, grazie alla precedente esperienza in Sardegna, fu inviato nuovamente sullisola per sedare una rivolta.
Veniamo quindi a Gneo Manlio Vulsone, console del 189 a.C. Prima di raggiungere la massima magistratura, Gneo fu edile curule nel 197 e pretore in Sicilia nel 195 a.C. Tent diverse volte di ascendere al consolato e quando vi riusc fu mandato in Asia a mettere in ordine la provincia dopo le vittorie riportate da Scipione Asiatico. Il compito assegnatogli per non prevedeva la gloria e il bottino cui il nostro aspirava, e cos Gneo si risolse a fare la guerra ai galati, senza il consenso del Senato romano. Riport tuttavia una spettacolare vittoria, sottomettendo le tre trib che componevano la popolazione e, al termine del mandato, rimase in Asia per gestire la nuova conquista in qualit di proconsole. Fu quindi solo allepoca del proconsolato che svolse le mansioni per le quali era stato inviato in Asia, vale a dire concludere un accordo con re Antioco e mettere in ordine la provincia. Nel 187 a.C. rientr a Roma, ritenne di meritare il trionfo e, dopo molte insistenze, fin per ottenerlo. Fu una parata talmente maestosa da essere descritta nel dettaglio da Livio953.
Tuttavia, durante il ritorno in patria, lesercito di Gneo aveva attraversato la Tracia dove era stato attaccato e spogliato di parte del bottino accumulato in Asia. Livio vede in questa aggressione una sorta di punizione per il comportamento eccessivamente crudele e indisciplinato delle truppe di Gneo: Sotto il comando di Gneo Manlio, in particolare, i soldati si trovarono senza freno e senza disciplina: e cos, in Tracia, un tragitto un poco pi duro e un nemico pi addestrato inflissero loro la lezione di una pesante sconfitta954. Pare che Gneo avesse di proposito rimandato il suo rientro in patria per evitare di essere coinvolto nel processo contro Scipione Asiatico955 ma, secondo altri studiosi, in realt sarebbe stato lui il primo a essere citato in tribunale in forza della lex Petilia, per rendere conto delle somme pagate da re Antioco, e solo successivamente sarebbe stato coinvolto Scipione.
Lultima volta che incontriamo Gneo  nel 184 a.C. quando, a quanto pare, tent senza riuscirvi di farsi eleggere censore.
Suo fratello minore, Aulo Manlio Vulsone, fu console nel 178 a.C. ricalcando le orme di Gneo ma con minor fortuna. Dopo aver ricevuto la provincia della Gallia, infatti, per procurarsi fama e gloria decise autonomamente di attaccare la popolazione locale degli istri, vincendoli ma non in modo definitivo. La guerra fu portata a conclusione dal suo successore al consolato, che gli sottrasse quindi il merito.
Nel 179 a.C. fu console Lucio Manlio Acidino Fulviano insieme a suo fratello Quinto Fulvio Flacco. Lucio, infatti, come Quinto, era figlio biologico di Quinto Fulvio Flacco, console del 237 a.C., come dimostra laggiunta del nome Fulviano ai tradizionali tria nomina956. Il ragazzo per era stato dato in adozione a un membro della gens Manlia, Lucio Manlio Acidino, pretore urbano nel 210 a.C., pertanto portava un gentilizio differente da quello del fratello. Nel 188 era stato inviato in Spagna, dove aveva combattuto per circa due anni contro i celtiberi guadagnandosi unovazione, anche se lui aveva fatto richiesta di trionfo:
Il proconsole L. Manlio era tornato dalla Spagna. Nel tempio di Bellona, chiese al senato di poter celebrare il trionfo: limportanza delle imprese compiute giustificava la sua richiesta, ma vi si opponeva la norma stabilita dalla tradizione, secondo la quale nessuno poteva trionfare se non avesse ricondotto in patria lesercito, a meno che non avesse lasciato al suo successore la provincia interamente sottomessa e pacificata. Pertanto a Manlio fu reso un onore intermedio, quello di entrare in citt con unovazione957.
Nel 179 a.C., per il suo consolato, fu inviato in Liguria dove per non vengono ricordate imprese degne di nota.
Gli ultimi fuochi
I Manli scompaiono dai fasti consolari per quasi un secolo, per poi ricomparire nel 65 a.C. con Lucio Manlio Torquato. La storia del suo consolato  molto movimentata e si incrocia con quella di Lucio Aurelio Cotta958 e di Publio Cornelio Silla, il nipote del dittatore.
Torquato e Cotta si erano candidati al consolato del 65 insieme a Silla e a Publio Autronio Peto, ma furono sconfitti. Sicuri di aver perso per i brogli compiuti dagli avversari, i due li denunciarono e vinsero la causa, ottenendo quindi che la carica passasse nelle loro mani. Silla e Peto erano per due tipi poco raccomandabili, e a quanto pare, organizzarono una congiura ai danni dei consoli per eliminarli. Il piano per fu scoperto e i due magistrati dotati di una scorta.
Dopo essere stato console, a Torquato fu assegnata per sorteggio la Macedonia dove si guadagn la qualifica di imperator. Tornato a Roma si prodig invano per evitare a Cicerone la condanna allesilio. Da allora in poi non si sa pi nulla di lui, probabilmente perch, essendo molto malato gi da tempo, era passato a miglior vita.
Il figlio, suo omonimo, fu coinvolto nella guerra civile tra Cesare e Pompeo. Secondo Cicerone fu Lucio junior a citare in tribunale Silla e Peto nel 65 per difendere lonore paterno e sarebbe stato sempre lui ad accusare Silla una seconda volta nel 62 a.C., imputandogli la partecipazione alla congiura di Catilina. Silla per poteva vantare due avvocati di alto livello, Ortensio Ortalo e Cicerone, per cui riusc a cavarsela.
In un primo momento, Lucio appoggi Cesare allepoca della guerra civile contro Pompeo, ma nel 49 a.C., in seguito alla caduta della citt di Alba, dove era di stanza come pretore, si diede alla fuga e pass dalla parte dei pompeiani959. Con loro prese parte alla fallimentare battaglia di Orico, e preso prigioniero pot beneficiare della famigerata clementia Caesaris ed essere rilasciato:
Lucio Torquato, che per ordine di Pompeo aveva il comando della piazzaforte e vi teneva una guarnigione di partini, chiuse le porte e tent di difendere la citt, comandando a quei greci di salire sulle mura e prendere le armi. Ma questi dichiararono che non avrebbero combattuto contro lautorit del popolo romano e cercarono perfino di accogliere in citt di loro iniziativa Cesare. Torquato, perduta dunque ogni speranza di aiuti, apr le porte e si arrese con la citt a Cesare, dal quale fu lasciato incolume960.
Ben lungi dal mostrare gratitudine, torn di nuovo tra le file dei pompeiani e in seguito alla sconfitta definitiva di questi ultimi tent la fuga prima in Africa e poi in Spagna, ma fu catturato e ucciso con gli altri prigionieri.
Sicuramente coinvolto nella congiura di Catilina fu Gaio Manlio, di cui purtroppo non si conosce il cognomen. Gaio viene citato dalle fonti a proposito delle fasi finali del complotto e a quanto pare venne inviato presso Fiesole a tenere sotto controllo la zona dellEtruria961. L diede inizio al reclutamento di un esercito da affiancare alle forze di Catilina: Cercava di far ribellare la plebe, che la povert e insieme il risentimento per le ingiustizie patite rendevano incline alla rivoluzione poich sotto il dominio di Silla aveva perduto campi e tutti i beni; inoltre reclutava predoni dogni genere, dei quali nella regione cera grande abbondanza, e anche alcuni coloni di Silla, ai quali i vizi e la prodigalit non avevano lasciato nulla delle loro grandi rapine962. Ultimato il reclutamento, Gaio fu raggiunto da Catilina, che aveva con s altre due legioni, e insieme parteciparono alla celebre battaglia di Pistoia. Gaio aveva il comando dellala destra e anche lui, come Catilina, combatt fino alla morte in quella fatidica giornata.
A questo punto possiamo dire conclusa la storia della gens Manlia, fatta eccezione per qualche residuo in et imperiale. Uno dei soli due Manli menzionati nei fasti consolari nellera volgare  Gaio (o Tito) Manlio Valente, console nel 96 d.C. Si hanno poche informazioni su questo personaggio, per giunta poco lineari. Sappiamo che tra il 51 e il 52 d.C. era legato in Britannia, poi lo ritroviamo tra gli alleati di Vitellio: Manlio Valente, legato della legione Italica, per quanto benemerito alla causa di Vitellio, non ebbe da questi alcun riconoscimento. Vitellio lo aveva, anzi, infamato con segrete accuse963.
Quando raggiunse il consolato aveva la veneranda et di ottantanove anni964, fatto abbastanza inusuale. Non ci meraviglia quindi che sia morto proprio mentre svolgeva il suo mandato. Spesso capita che lo si confonda, almeno per quanto riguarda gli avvenimenti relativi agli anni 69 e 70 d.C., con Fabio Valente.
Lunica donna di questa gens della quale vale la pena trattare visse a cavallo tra il ii e il iii secolo d.C. Si tratta di Manlia Scantilla, moglie dellimperatore Didio Giuliano. Le fonti la menzionano solo in rare occasioni, quanto basta, tuttavia, per intuire che influenz notevolmente le scelte del marito. Fu sicuramente coinvolta nella sua ascesa al trono, avvenuta in seguito allassassinio di Pertinace: Limpero fu messo in vendita. Didio Giuliano, sollecitato dalla moglie, pi per follia che per ponderata riflessione, diede il denaro per comprarlo, offrendo a tutti uno spettacolo quale non si era mai visto prima965.
Manlia esit per a seguire il marito presso il palazzo in cui avrebbe dovuto risiedere quale padrone dellimpero, e la sua si rivel una scelta oculata. Poco dopo, infatti, Giuliano fu assassinato dagli stessi soldati dai quali aveva comprato limpero e Manlia si salv per pura fortuna. Lultima volta che viene citata dalle fonti la vediamo intenta a seppellire il corpo del marito presso la via Labicana; da allora in poi, non sappiamo pi niente di lei e di sua figlia.

933 Livio, Ab Urbe condita libri, ii, 43-47 e Dionigi di Alicarnasso, Antichit romane, ix, 5-13.
934 Dionigi di Alicarnasso, Antichit romane, ix, 6, 2.
935 Livio, Ab Urbe condita libri, ii, 54.
936 Dionigi di Alicarnasso, Antichit romane, ix, xxxvii, 3.
937 Vedi la Gens Sulpicia.
9381 Livio, Ab Urbe condita libri, v, 47.
9391 Plutarco, Camillo, xxxvi.
940 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, vi, 3, 1.
941 Cicerone, Philippicae, i, 32; Livio, Ab Urbe condita libri, vi, 20.
942 Livio, Ab Urbe condita libri, vi, 20.
943 Ivi, vii, 3.
944 Ivi, vii, 4.
945 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, vi, 9, 1.
946 Livio, Ab Urbe condita libri, vii, 9-11.
947 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, i, 7, 3. Vedi anche Livio, Ab Urbe condita libri, viii, 9-10.
948 Livio, Ab Urbe condita libri, viii, 7.
949 Ibidem e 13-22.
950 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, ix, 3, 4.
951 Ivi, v, 8, 3.
952 Livio, Ab Urbe condita libri, xxii, 60.
953 Ivi, xxxix, 7.
954 Ivi, xxxix, 1.
955 Vedi la Gens Cornelia.
956 Velleio Patercolo, Historiae romanae, ii, 8.
957 Livio, Ab Urbe condita libri, xxxix, 29.
958 Vedi la Gens Aurelia.
959 Cesare, De bello civili, i, 24.
960 Ivi, iii, 11.
961 Sallustio, De coniuratione Catilinae, xxvii.
962 Ivi, xxviii.
963 Tacito, Historiae, i, 64.
964 Cassio Dione, Storia romana, lxvii, 14, 5.
965 Zosimo, Storia nuova, i, 7.

Gens Quintilia
Prosopografia
v secolo a.C.
sesto quintilio varo console nel 453 a.C.;
marco quintilio varo tribuno consolare nel 403 a.C.
iv secolo a.C.
gneo quintilio capitolino dittatore nel 331 a.C.
ii secolo d.C.
sesto quintilio condiano console nel 151 d.C.;
sesto quintilio valerio massimo console nel 151 d.C.;
sesto quintilio massimo console nel 172 d.C.;
sesto quintilio condiano console nel 180 d.C.
Una gens di serie B?
La gens patrizia dei Quintili, in latino ricordata sia nella variante Quintilia che Quinctilia, prende il suo nome dal praenomen Quintus. Originaria della citt di Albalonga, entr a far parte del patriziato romano allepoca di Tullo Ostilio, come ricorda Dionigi di Alicarnasso: Che prendano parte al senato e ricoprano le magistrature e siano aggiunte ai patrizi le seguenti casate: i Giuli, i Servili, i Curiazi, i Quintili, i Cleli, i Gegani, i Metili966. Tuttavia, i Quintili dovevano essere presenti a Roma fin dal tempo di Romolo; insieme ai Fabi967 infatti erano i soli responsabili del rituale dei Lupercalia, introdotto per lappunto dal primo re di Roma.
Secondo P.S. Wells, la gens fu espulsa dal patriziato per cause ignote verso la met del i secolo a.C.968, pi o meno quando nacque nel 13 il Varo console, responsabile della disfatta di Teutoburgo. La sua morte ci permette peraltro di accertare lesistenza di un monumento funebre cui accenna Velleio Patercolo: La barbarie del nemico aveva straziato il cadavere mezzo bruciato di Varo; la sua testa, tagliata e portata a Maroboduo e da questo mandata ad Augusto, ebbe tuttavia onorata sepoltura nella tomba di famiglia969.
A parte il monumento funerario gentilizio, di cui non conosciamo lubicazione, esiste tuttora un altro edificio attribuibile ad alcuni membri di questa gens: una villa sullAppia costruita nel ii secolo d.C. e appartenente a Sesto Quintilio Condiano e a Sesto Quintilio Valerio Massimo, due fratelli divenuti consoli nello stesso anno, il 151 d.C. La villa fu poi sequestrata dallimperatore Commodo, che ne fece una delle sue residenze dopo aver ordinato luccisione dei proprietari.
I membri della gens Quintilia fanno la loro prima comparsa nei fasti nel v secolo a.C. per poi scomparire, ricomparendo nel 13 a.C. con il celebre Varo. Dopo di lui segue unaltra lunga pausa, e poi altri quattro consoli nel ii secolo d.C. In generale, tuttavia i Quintili diedero i natali a una notevole quantit di pretori e questori, raggiungendo raramente la massima magistratura.
Il primo console che incontriamo  Sesto Quintilio Varo, che consegu la suprema magistratura nel 453 a.C. Di lui sappiamo solo lanno del consolato e quello della morte, che guarda caso coincidono. Lo sfortunato Sesto mor infatti mentre era in carica a causa di una pestilenza che si diffuse nellUrbe, decimando la popolazione e mietendo vittime anche tra i rappresentanti delle istituzioni.
Dopo di lui abbiamo Marco Quintilio Varo, tribuno consolare nel 403 a.C. Poi non emergono altri magistrati fino al 331 a.C., quando i fasti registrano come dittatore tale Gneo Quintilio Capitolino. Di pi su di essi non si pu dire.
Tra i numerosi pretori espressi dalla gens, vale la pena ricordare Publio Quintilio Varo, in carica nel 203 a.C. In quellanno, Publio si trov a combattere contro il cartaginese Magone nel territorio dei galli insubri. Il pretore e i suoi uomini erano in prima linea, ma non riuscivano ad avere la meglio sul nemico. Publio propose quindi al console di tentare un attacco con la cavalleria, ma anche questo si rivel inutile: Magone oppose ai cavalli gli elefanti, provocando scompiglio tra i romani. I capitolini giunsero a un passo dalla rotta, ma poi riuscirono a riprendere il controllo della situazione e a fronteggiare il nemico; la battaglia torn in equilibrio finch il comandante punico non fu colpito e portato via dal campo. Vedendo il loro generale in fin di vita, i cartaginesi e i loro alleati si diedero alla fuga regalando la vittoria ai romani970.
Anche se non sappiamo altro della sua carriera, Publio visse ancora a lungo e mor nel 169 a.C., quando ricopriva la carica di flamine del dio Marte.
Tra i questori, invece, ricordiamo il padre del celebre Varo sconfitto a Teutoburgo, Sesto Quintilio Varo. Sesto fu questore nel 49 a.C. presso il proconsole Lucio Domizio Enobarbo971. Oppositore di Cesare e partigiano di Pompeo, prese parte alla guerra civile, e fu tra i primi ad affrontare Cesare, quando il futuro dittatore si present davanti alle mura di Corfinio, dove il nostro era asserragliato agli ordini di Domizio Enobarbo. Fu fatto prigioniero ma benefici, come il suo superiore, della clemenza di Cesare. E come Domizio, non dimostr alcuna gratitudine nei confronti del condottiero:
Vera, nellesercito di Attio Varo, Sesto Quintilio Varo, che, come abbiamo gi detto, era stato a Corfinio. Questi, lasciato libero da Cesare, era venuto in Africa; daltra parte Curione aveva l trasportate proprio quelle legioni che, in precedenza, erano uscite da Corfinio per arrendersi a Cesare, cos che le centurie e i manipoli, ad eccezione di pochi centurioni, erano composti allo stesso modo. Quintilio, trovata cos loccasione per rivolgere loro la parola, cominci a girare tra le linee dellesercito di Curione e a scongiurare i soldati di non dimenticare il primo giuramento prestato a Domizio e a lui stesso in qualit di questore, di non portare le armi contro quelli che avevano subito la stessa sorte e sofferto nello stesso assedio, di non combattere a favore di coloro che li chiamavano con disprezzo disertori. A queste aggiunse poche parole per far nascere la speranza di una ricompensa, che dovevano aspettarsi dalla sua liberalit se avessero seguito lui e Attio972.
Sopravvissuto a Cesare, si dimostr irriducibile repubblicano e combatt anche il suo erede, Ottaviano, sostenendo Bruto e Cassio e ritrovandosi al loro fianco a Filippi. Fu l che trov la morte, dopo aver saputo del suicidio dei suoi comandanti. Per non cadere in mani nemiche, opt per il suicidio ricorrendo allaiuto di un suo liberto: Varo, invece, fu colpito alla gola dalla mano di un liberto, che egli aveva costretto a tanto dopo essersi rivestito delle insegne delle cariche ricoperte973.
Una pessima nomea
Non esiste appassionato di storia romana che non abbia letto o sentito la celebre frase pronunciata dallimperatore Augusto dopo essere venuto a conoscenza della disfatta di Teutoburgo: Varo rendimi le mie legioni!. Ebbene, il Varo in questione  Publio Quintilio Varo console nel 13 a.C. insieme al futuro imperatore Tiberio.
Pur essendo figlio di un pervicace partigiano di Bruto e Cassio, Publio riusc a entrare nelle grazie del princeps, che gli permise di fare una carriera di tutto rispetto e di sposare donne molto vicine alla famiglia imperiale. La sua prima moglie fu Vipsania, figlia di Agrippa, braccio destro di Augusto, la seconda fu Clodia Pulcra, figlia di una nipote dellimperatore. Ecco come ce lo presenta Velleio Patercolo: Quintilio Varo, discendente da una famiglia pi ragguardevole che nobile, era di indole mite, di carattere tranquillo, piuttosto tardo nel corpo come nella mente, avvezzo pi alla vita tranquilla del campo che alle campagne di guerra, non proprio sprezzante del denaro974. Non sar stato avvezzo alle campagne di guerra, eppure in altre situazioni il nostro si dimostr molto pi valido di quanto avrebbe fatto in Germania. Augusto, ad ogni modo, dimostr di credere in lui, facendogli svolgere un cursus honorum di tutto rispetto.
Nel 22 a.C. Varo fu questore al fianco del proconsole dAsia, poi nel 13, a poco pi di trentanni, divenne console e da quel momento in poi la sua carriera politica fu in continua ascesa. Nel 7 a.C. fu proconsole in Africa e nel 6 legato di Augusto in Siria: Vi era arrivato [in Siria] povero mentre la regione era ricca, la lasci povera, mentre era ricco lui975. Velleio Patercolo sintetizza eccessivamente lattivit di Varo in Siria. Soprattutto, dimentica di evidenziare che il legato dovette destreggiarsi tra le numerose insidie che caratterizzavano quella provincia cos complessa e confinante con regni alleati molto turbolenti, come quello dei giudei.
Fu proprio il re di quel regno, Erode il Grande, a creargli il maggior numero di problemi. Nellultima fase della sua vita, il sovrano soffriva di manie di persecuzione e temeva di essere ucciso. Convinto che anche suo figlio Antipatro cospirasse contro di lui, lo sottopose a processo chiamando Varo a fare da giudice:
Vennero fuori ogni sorta di prove dei suoi [di Antipatro] crimini che non potevano in alcun modo essere attaccate come menzogne; perch la maggior parte non parlava per benevolenza verso Erode n per timore dei pericoli che il loro silenzio sulle cose che avrebbero potuto rivelare potesse essere biasimato, ma perch consideravano malvagi gli atti di Antipatro e lo ritenevano meritevole di punizione [] Varo ordin ad Antipatro di procedere a difendersi dalle accuse addotte contro di lui, se era preparato a dimostrare di non essere colpevole; perch, disse Varo, egli sperava, e sapeva per certo che anche suo padre sperava, che Antipatro non sarebbe stato dichiarato colpevole di alcuna infrazione976.
Al termine del dibattimento Antipatro fu giudicato colpevole e giustiziato. Poco dopo, sempre nel 4 a.C., Erode mor lasciando il regno in eredit ai suoi tre figli superstiti, che cominciarono a contenderselo anzich governare insieme in armonia. Uno di essi, Archelao, decise di recarsi a Roma per far valere le proprie ragioni con Augusto, lasciando nel frattempo la Giudea sotto la responsabilit di un magistrato romano, Sabino.
I giudei approfittarono della situazione instabile per ribellarsi, e Varo dovette intervenire in aiuto di Sabino: Varo invi parte delle sue truppe per la regione alla ricerca degli autori della rivolta; una volta scoperti, quelli pi colpevoli vennero puniti mentre gli altri furono rilasciati. Il numero di coloro che per questa accusa furono crocifissi fu di duemila977.
Una volta conclusa la rivolta in Giudea, Varo se ne torn con le sue truppe ad Antiochia. A questo punto si perdono le tracce del nostro legato; le fonti non lo menzionano pi fino al 7 d.C., quando diventa governatore della Germania. Si trattava anche in questo caso di un fronte caldo dove Augusto non avrebbe mai mandato un incapace. Il successo dellimperatore  attribuibile in gran parte alle sue capacit di sapersi scegliere i collaboratori, e Agrippa e Mecenate ne sono il pi fulgido esempio; Varo doveva quindi essersi meritato la sua fiducia, e non andrebbe giudicato solo ed esclusivamente per la disfatta di Teutoburgo.
Secondo Cassio Dione sarebbe stato proprio il comportamento di Varo nei confronti dei germani a spingerli alla rivolta:
Quando Quintilio Varo assunse il comando della provincia della Germania, durante lamministrazione degli affari che interessavano gli abitanti di quella regione, conformemente al potere concessogli, li forz ad adeguarsi a un cambiamento troppo violento: imponeva loro diversi ordini come se si rivolgesse a degli schiavi dei romani e li costringeva a delle esazioni con il trattamento riservato agli stati sottomessi978.
Ma i germani reagirono in modo pi astuto dei giudei. Rinunciando alla ribellione aperta, infatti, blandirono Varo e si mostrarono propensi ad assecondarne le direttive, in attesa del momento pi opportuno per colpire. Nel frattempo, misero due spie al fianco del comandante, Arminio e Sigimero, che seppero guadagnarsi la sua fiducia al punto che Varo arriv a difenderli a spada tratta da coloro che sospettavano della loro lealt. Tra questi cera anche Segeste, che aveva tentato inutilmente di mettere in guardia il governatore dal subdolo genero. Segeste era il suocero di Arminio, luomo che aveva messo a frutto la sua passata militanza come ausiliario dellesercito romano per studiare i punti deboli dei dominatori e farsi promotore presso il suo popolo, i cheruschi, della ribellione.
In tal modo, nel mese di settembre del 9 d.C. i ribelli riuscirono a trascinare il governatore e tre legioni romane nella selva di Teutoburgo. Il governatore stava spostando le legioni verso i quartieri invernali e si lasci convincere dallo stesso Arminio a percorrere un tragitto nuovo. Ma lattraversamento della selva pose i legionari alla merc dei germani, che tesero loro unimboscata e, nellarco di tre terribili giorni, li sterminarono fin quasi allultimo uomo, compreso lo stesso Varo.
Ecco quel che trov Germanico quando si rec nella selva pochi anni dopo, durante il suo mandato sul Reno:
Il primo accampamento, quello di Varo, per la vastit del recinto e per lampiezza dello spazio centrale mostrava il lavoro di ben tre legioni; pi avanti la trincea nel mezzo rovinata e le fosse poco profonde facevano capire che l si erano miseramente accampati gli avanzi di un esercito gi tagliato a pezzi; nel mezzo del campo biancheggiavano le ossa ammucchiate o disperse, come erano fuggiti o come avevano resistito combattendo. Sparsi intorno stavano frammenti di dardi e membra di cavalli, ai tronchi degli alberi erano poi conficcati teschi umani. Nei vicini boschi si scorgevano rozzi altari su cui i germani avevano sacrificato i tribuni e i principali centurioni. E i superstiti di quella strage, sfuggiti alla battaglia o alla prigionia, ricordavano che qui erano caduti i legati, l erano state portate via le aquile; e facevano vedere il luogo ove ebbe la prima ferita Varo e dove, poi, con funesta mano si era colpito a morte979.
Gli ultimi sussulti di una famiglia di prestigio
Molto probabilmente la disfatta di Varo fu la causa della scomparsa dei membri della gens Quintilia dai fasti fino alla met del ii secolo d.C., quando troviamo due fratelli consoli nello stesso anno: Sesto Quintilio Condiano e Sesto Quintilio Valerio Massimo.
Entrambi magistrati supremi sotto Antonino Pio nel 151 d.C., morirono insieme nel 182 per volere di Commodo:
Uccise anche i due Quintili, Condiano e Massimo, poich godevano grande fama di cultura, esperienza militare, concordia e ricchezza. Fu proprio a causa delle loro doti, infatti, che furono sospettati di essere scontenti della situazione di allora, sebbene in realt non avessero meditato alcuna ribellione. E cos essi, che vissero insieme, ugualmente insieme morirono, e con loro lunico figlio [di uno dei due]; si amarono in modo pi che mai esemplare e non ci fu un solo momento in cui si separarono, neppure durante lesercizio delle magistrature. Divennero inoltre ricchissimi e non solo governarono insieme, ma si diedero anche reciproca assistenza980.
I due erano anche i proprietari della villa sullAppia cui abbiamo fatto cenno in precedenza, e che Commodo fece sequestrare per farne una sua residenza secondaria. Il figlio di cui parla Cassio Dione  Sesto Quintilio Condiano, figlio di Massimo e nipote di Condiano, console nel 180 d.C. condannato a morte come il padre e lo zio nel 182. Avvisato della condanna mentre si trovava in Siria, escogit un brillante piano per evitare di essere giustiziato: bevve del sangue di lepre, sal a cavallo, finse di cadere e sput il sangue precedentemente bevuto per simulare la propria morte. Con laiuto di alcuni complici, Condiano mise nella bara un ariete in luogo del suo corpo, dandosi poi alla macchia. Ma Commodo venne a conoscenza dellinganno e diede ordine di cercarlo. Furono uccise molte persone che gli somigliavano e altre accusate di averlo aiutato. Non si  mai saputo se riusc a salvarsi o meno; ad ogni modo, dopo la morte di Commodo, un uomo dichiar di essere Condiano e tent di recuperare il patrimonio che spettava di diritto al fuggitivo.
Di Sesto Quintilio Massimo figlio dellaltro Quintilio console nel 151 d.C., Sesto Quintilio Condiano, non sappiamo niente senonch fu console nel 172 d.C.
Tra i Quintili troviamo anche un critico letterario, vale a dire Quintilio Varo Cremonese. Vissuto nel i secolo a.C., fece parte del circolo di Mecenate e fu grande amico di personaggi del calibro di Orazio. A lui, infatti, il poeta dedica il carme numero xviii del primo libro che inizia cos: Prima della vite sacra non piantare, o Varo, alcun albero alle dolci pendici di Tivoli o intorno alle mura di Ctilo: agli astemi Bacco rende ogni cosa penosa e gli affanni che ti rodono non si dissolvono altrimenti981. Orazio parla di Tivoli per un motivo ben preciso: Varo vi possedeva una villa di prestigio.
C infine un ultimo Quintilio da ricordare, vale a dire Aulo Quintilio Prisco, vissuto nel i secolo d.C. Non si tratta di un personaggio storico di rilievo ma semplicemente di un facoltoso abitante della citt di Ferentino, che lasci scritto il proprio testamento su una lapide posta poco fuori dalla citt. Ma perch prendersi la briga di rendere pubbliche le proprie ultime volont? Per il semplice motivo che gli eredi di Prisco erano la citt e gli abitanti di Ferentino.

966 Dionigi di Alicarnasso, Antichit romane, iii, 29.
967 Vedi la Gens Fabia.
968 P.S. Wells, La battaglia che ferm limpero romano. La disfatta di Quintilio Varo nella selva di Teutoburgo, Il Saggiatore, Milano, 2004.
969 Velleio Patercolo, Historiae romanae, ii, 119.
970 Livio, Ab Urbe condita libri, xxx, 18.
971 Cesare, De bello civili, i, 23.
9721 Ivi, ii, 28.
9731 Velleio Patercolo, Historiae romanae, ii, 71.
9741 Ivi, ii, 117.
975 Ibidem.
976 Flavio Giuseppe, Antichit giudaiche, xvii, 126-127.
977 Ivi, xvii, 295.
978 Cassio Dione, Storia romana, lvi, 18, 3.
979 Tacito, Annales, i, 61.
980 Cassio Dione, Storia romana, lxxii, 5.
981 Orazio, Carmina, i, 18.

Gens Sempronia

Prosopografia
v secolo a.C.
11. aulo sempronio atratino console nel 497 e nel 491 a.C. Padre dei nn. 2 e 3;
12. aulo sempronio atratino tribuno consolare nel 444. Figlio del n. 1, fratello del n. 3 e probabilmente padre del n. 4;
13. lucio sempronio atratino console nel 444 a.C. Figlio del n. 1, fratello del n. 2 e probabilmente padre del n. 5;
14. aulo sempronio atratino tribuno consolare nel 425, 420 e 416 a.C. Probabilmente figlio del n. 2;
15. gaio sempronio atratino console nel 423 a.C. Probabilmente figlio del n. 2.
iv secolo a.C.
16. aulo sempronio atratino magister equitum nel 380 a.C.;
17. publio sempronio sofo console nel 304 a.C. Padre del n. 8.
iii secolo a.C.
18. publio sempronio sofo console nel 268 a.C. Figlio del n. 7;
19. gaio sempronio bleso console nel 253 e nel 244 a.C.;
10. marco sempronio tuditano console nel 240 a.C. Padre del n. 16;
11. tiberio sempronio gracco console nel 238 a.C. Padre del n. 13;
12. tiberio sempronio longo console nel 218 a.C. Padre del n.15;
13. tiberio sempronio gracco magister equitum nel 216 a.C. e console nel 215 e nel 213 a.C. Figlio del n. 11;
14. publio sempronio tuditano console nel 204 a.C.
ii secolo a.C.
15. tiberio sempronio longo console nel 194 a.C. Figlio del n. 12;
16. marco sempronio tuditano console nel 185 a.C. Figlio del n. 10;
17. tiberio sempronio gracco console nel 177 e nel 163 a.C.;
18. gaio sempronio tuditano console nel 129 a.C.
i secolo a.C.
19. lucio sempronio atratino console suffetto nel 34 a.C.
ii secolo d.C.
20. tito sempronio rufo console suffetto nel 113 d.C.
Il ramo patrizio
Tra le gentes pi antiche e prestigiose di Roma un nome di spicco  certamente quello dei Semproni, di cui facevano parte i due celebri fratelli Gracco.
La gens Sempronia  divisa in diverse familiae delle quali solo quella degli Atratini, attiva nel v secolo a.C., era patrizia: Furono eletti tribuni con potest consolare Lucio Quinzio Cincinnato per la terza volta, Lucio Furio Medullino per la seconda, Marco Manlio e Aulo Sempronio Atratino, tutti patrizi982. Il cognomen Atratinus deriverebbe dal latino atratus, vale a dire rivestito di nero.
Gli Atratini scompaiono agli inizi del iv secolo a.C. e secondo Franciosi983 una delle cause del loro tracollo fu di tipo economico. Pare infatti che nel 425, quando fu eletto tribuno della plebe Aulo Sempronio Atratino, un altro membro della famiglia fu costretto a pagare una multa molto salata. Atratino si era inimicato la plebe e i suoi rappresentanti, non potendosi rivalere su di lui, se la presero con suo cugino, Gaio Sempronio, che fu trascinato in tribunale, processato e condannato a pagare quindicimila assi di multa, una cifra imponente che diede lavvio al declino della familia.
Per il resto, tuttavia, tutte le altre familiae di questa gens sembrano avere origini plebee: non a caso molti Semproni ricoprirono il ruolo di tribuni della plebe.
Se il v secolo a.C. era stato dominato dagli Atratini, dal iv in poi si distinguono pi gruppi familiari senza che uno prenda il sopravvento sugli altri. Abbiamo i Sofo, i Blesi, i Tuditani, i Longo e i Gracchi. La gens sembra estinguersi nel i secolo d.C., con qualche strascico residuo negli anni successivi.
Il primo console individuato nei fasti  Aulo Sempronio Atratino. Durante il suo primo consolato, nel 497 a.C., Aulo e il suo collega inaugurarono un tempio in onore del dio Saturno e con esso fu anche istituita la festivit dei Saturnalia984. In onore di questo dio molto arcaico, ogni anno a dicembre, dal 17 al 23 del mese985, si celebravano dei riti che ricordano sia il nostro carnevale, per via della sovversione dellordine sociale, che il natale, poich ci si scambiava dei doni. Il secondo mandato come console risale, invece, al 491 a.C.
Nel 487 gli fu affidato il controllo dellUrbe mentre i consoli in carica affrontavano la guerra contro il popolo degli ernici. Dionigi ricorda anche un discorso fatto in Senato da Aulo nel 486 a.C., quando i padri coscritti erano stati chiamati a decidere se distribuire delle terre a ernici e latini, di recente divenuti alleati di Roma. Aulo espresse parere sfavorevole. Sosteneva, infatti, che lalleanza con queste popolazioni non era stata stipulata in seguito ad accordi pacifici, bens come conseguenza di una sconfitta subita dagli avversari, che quindi non potevano vantare alcun diritto.
Lultima volta che le fonti menzionano Aulo  in rapporto allanno 482 a.C., quando ricopr la carica di interrex.
Il figlio di Aulo, Aulo Sempronio Atratino, fu eletto tribuno consolare nellanno in cui fu istituita la nuova carica:
Quando si giunse alla votazione elessero tribuni i concorrenti patrizi, uomini tutti onorevoli: Aulo Sempronio Atratino, Lucio Atilio Lusco e Tito Clelio Siculo. Costoro furono dunque i primi a essere designati tribuni con poteri consolari nel terzo anno dallottantaquattresima Olimpiade, durante larcontato di Difilo in Atene. Ma dopo soli settantatr giorni si dimisero spontaneamente, secondo lantica regola, perch si verificarono dei prodigi divini che impedirono la prosecuzione del loro mandato986.
A quel punto furono scelti degli interreges che provvedessero a indire delle nuove elezioni, il che port allelezione come console di Lucio Sempronio Atratino, fratello di Aulo.
Un altro Aulo Sempronio Atratino, tribuno consolare nel 425, 420 e 416 a.C.,  probabilmente il figlio dellAulo tribuno consolare nel 444 a.C., ma c anche chi ipotizza che potesse essere figlio di Lucio. Durante il suo secondo mandato questo tribuno tenne poi i comizi per lelezione dei questori e, bench a tale carica aspirassero tra i tanti plebei il figlio del tribuno della plebe Aulo Antistio e il fratello di Sesto Pompilio, altro tribuno della plebe, n influenza n appoggio di costoro riuscirono a impedire che si preferissero, per la loro nobilt, quelli di cui si erano visti consoli i padri e gli avi987.
Questo Aulo  quello di cui abbiamo gi parlato in precedenza, ricordando che si inimic la plebe proprio a causa dellandamento di questa elezione, e contro il quale non si poterono rivalere i suoi nemici, che se la presero quindi col cugino Gaio, costretto a pagare la salatissima multa. Costui era Gaio Sempronio Atratino, figlio di Lucio o di Aulo, citato in giudizio per via di una battaglia combattuta mentre era console nel 423 a.C., quando i volsci attaccarono Roma: Gaio Sempronio, cui tocc in sorte il comando di quella guerra, confidando nella fortuna, come se fosse sempre costante il fatto chegli guidava un popolo vittorioso contro dei vinti, fece tutto a caso e con trascuratezza, al punto che vera pi disciplina nellesercito dei volsci che in quello dei romani988.
Al momento dellattacco i vari reparti dellesercito romano non erano ancora stati schierati secondo il consueto ordine e, a dimostrazione della confusione che regnava tra gli uomini, quando fu il momento di emettere il grido di guerra, anzich uno solo compatto, venne fuori qualcosa che somigliava pi a un vociare. A salvare i romani da una strage fu Sesto Tempanio con i suoi cavalieri, che comunque non riuscirono a evitare una sconfitta e labbandono del campo. Ma quando Gaio fu citato in giudizio, gli stessi cavalieri che erano dovuti intervenire per porre rimedio ai suoi errori lo difesero strenuamente fino alla fine del processo989.
Torniamo ora un attimo alla paternit di Aulo, tribuno consolare del 425 a.C., e di Gaio. La soluzione pi probabile  che Aulo fosse figlio dellomonimo tribuno consolare del 444 a.C., dato il praenomen, e che invece Gaio fosse figlio di Lucio, anche perch Valerio Massimo lo ricorda con il praenomen Lucio, il che lo collegherebbe facilmente al console del 444 a.C.
Le familiae plebee
A questo punto la familia degli Atratini scompare per fare largo ai rami plebei della gens. Primo fra tutti quello dei Sofo che ha il suo primo rappresentante in Publio Sempronio Sofo, console nel 304 a.C.
Nel 310 Publio era tribuno della plebe e dovette scontrarsi con Appio Claudio il Cieco, che allepoca era censore, o meglio, aveva concluso i diciotto mesi del suo mandato e non aveva alcuna intenzione di lasciare la carica. Publio, allora, intent una causa contro di lui sulla base della lex Aemilia de censura minuenda varata nel 434 a.C., che limitava a diciotto mesi la durata della censura990.
Nel 304 a.C., come abbiamo gi detto, divenne console. I sanniti, ormai allo stremo dopo anni di guerra contro i romani, chiesero la pace, ma il Senato era titubante. I sanniti, infatti, avevano pi volte chiesto di trattare per poi infrangere gli accordi, cos si decise di mandare Publio in territorio nemico per valutare se effettivamente i sanniti cercavano la pace o se stavano solo tentando di prendere tempo. Sofo part con il suo esercito alla volta del Sannio e poich lesercito romano, percorrendo il Sannio, aveva trovato il paese tranquillo ed era stato generosamente rifornito di vettovaglie, fu di nuovo concessa ai sanniti lantica alleanza991. Si concluse cos la seconda guerra sannitica.
Nel 300 a.C., in seguito allapprovazione della lex Ogulnia che permetteva laccesso alle cariche sacerdotali anche ai plebei, Publio fu uno dei primi plebei a essere eletto pontefice992. Nel 299 divenne censore e infine, nel 296 a.C. si trov, con la carica di pretore, a dover difendere lUrbe da un attacco congiunto di sanniti, etruschi, umbri e galli.
Il figlio di Publio, Publio Sempronio Sofo, fu console nel 268 a.C. Nel 252 fu anche lui censore come suo padre e le fonti a tal proposito ricordano un evento particolare: Quattrocento giovani, in gran parte dellordine equestre, subirono pazientemente la nota censoria: difatti, per aver trascurato lordine ricevuto di portare a termine unopera di fortificazione in Sicilia, furono da Manio Valerio e da Publio Sempronio privati dei cavalli pubblici e relegati tra gli erari993.
Abbiamo anche uninformazione relativa alla vita privata di questo console, che ci d pure unidea della sua forma mentis. Pare, infatti, che avesse ripudiato sua moglie perch aveva osato assistere a dei giochi pubblici a sua insaputa e quindi senza il suo beneplacito994.
La familia dei Blesi pu vantare un solo console e neanche tanto fortunato. Si tratta di Gaio Sempronio Bleso, console nel 253 e nel 244 a.C., il quale prese parte alla prima guerra punica. Gaio e il suo collega, appena assunta la carica, dovettero partire con la flotta alla volta dellAfrica ma, giunti presso lattuale Gerba, si incagliarono con le navi nei fondali troppo bassi e per potersi liberare dovettero attendere lalta marea. Scampati a questo primo pericolo riportarono la flotta in Sicilia e da l tentarono la traversata per tornare a Roma, ma furono investiti da una tempesta talmente violenta da distruggere allincirca centocinquanta navi della flotta995.
Del suo secondo consolato si sa ancora meno, senonch fu occupata la citt di Brindisi.
Alla seconda guerra punica prese parte attivamente un altro Sempronio, Tiberio Sempronio Longo, console nel 218 a.C. Dopo che Annibale ebbe attaccato Sagunto, si decise di inviare i due neoconsoli su fronti pi caldi, ovvero la Spagna stessa e lAfrica:
I consoli romani, compiuti tutti i preparativi prestabiliti, sul far della primavera salparono per la destinazione assegnata, Publio verso lIberia con sessanta navi, Tiberio Sempronio alla volta dellAfrica con centosessanta quinqueremi. Con queste forze egli mostrava tanto ardore bellicoso e raccogliendo uomini da ogni parte, faceva al Lilibeo tali preparativi, che pareva che subito dopo lo sbarco volesse assediare la stessa Cartagine996.
Stando a quanto riferisce Livio, Tiberio aveva con s anche altre forze oltre alle centosessanta navi pesanti; gli erano state affidate, infatti, anche dodici navi piccole e veloci nonch due legioni, sedicimila fanti e milleottocento cavalieri alleati997.
Giunto presso il Lilibeo, Tiberio fu rifornito di altri uomini e navi dal re di Siracusa Gerone, il quale si mise a disposizione di Roma, poi prosegu alla volta di Malta che occup senza colpo ferire. Ma proprio mentre si recava verso le coste della Calabria per far fronte ad alcuni attacchi nemici, venne a sapere che Annibale era riuscito a valicare le Alpi e che doveva rientrare rapidamente in patria. Prese una decina di navi e, nonostante fosse inverno, attravers lAdriatico, sbarc a Rimini e si rec rapidamente presso il fiume Trebbia dove si trovava lesercito del suo collega998.
Dopo una prima scaramuccia Tiberio decise di attaccare Annibale, ma prima chiese consiglio a Cornelio, che gli sconsigli di agire avventatamente e di attendere fino alla fine dellinverno. In tal modo, le truppe sarebbero state pi preparate; lui, che era ferito, sarebbe guarito e avrebbe potuto affiancarlo e molto probabilmente i celti, che si erano alleati con Annibale, stanchi di attendere lazione, se ne sarebbero andati.
Tuttavia Tiberio voleva la gloria immediata e tutta per s, cos fece il gioco del cartaginese e lo attacc. I romani lasciarono laccampamento senza neanche mangiare e dovettero, in pieno inverno, superare il fiume ingrossato e gelato, per cui giunsero nei pressi dellesercito nemico gi stremati. Intanto i cartaginesi, dopo aver mangiato e bevuto e preparato i cavalli nelle loro tende, si spalmavano dolio e indossavano le armature presso i fuochi999. Con grande calma Annibale fece uscire dal campo i suoi uomini e li dispose in assetto di battaglia, per cui si ritrov con forze fresche schierate contro un esercito gi stanco.
Inizialmente i romani tennero bene, ma poi furono presi alle spalle da un gruppo di numidi e sbaragliati. Solo diecimila uomini delle prime file riuscirono a liberarsi e a fuggire alla volta di Piacenza, mentre gli altri venivano annientati. Subito dopo, Tiberio mand ambasciatori a Roma per sminuire la gravit della sua sconfitta, riportando notizie alterate: cera stato s uno scontro, ma si era risolto con un pareggio che avrebbe potuto essere una vittoria romana non fosse stato per il maltempo. Inizialmente a Roma gli credettero, ma poi si venne a sapere la verit1000.
Ritroveremo Tiberio nel 215 presso Grumentum, pochi anni prima della morte, avvenuta nel 210 a.C. ma per il resto non sappiamo altro.
Il primo membro della familia dei Gracchi citato nei fasti consolari  Tiberio Sempronio Gracco, console nel 238 a.C. Di lui per non si sa quasi niente, mentre abbiamo molte pi informazioni a proposito del figlio omonimo, Tiberio Sempronio Gracco, console sia nel 215 che ne 213 a.C., in piena seconda guerra punica.
A proposito di questo personaggio per abbiamo un problema. Livio, infatti, dice chiaramente che nel 216 a.C. Tiberio Sempronio Gracco era maestro della cavalleria ed edile curule1001. Niente da ridire riguardo la carica di magister equitum, mentre ci crea qualche difficolt conciliare la carica di edile curule, destinata ai soli patrizi, con un membro della familia dei Gracchi, nota per essere plebea.
Tiberio non  il primo plebeo a ricoprire questa carica, che secondo la tradizione sarebbe stata aperta ai plebei solo alla fine della Repubblica. Ma come possiamo constatare le cose non stavano cos. Secondo alcune teorie  possibile che i plebei abbiano avuto accesso alledilit dopo qualche anno dallapprovazione della lex Ogulnia e cos si spiegherebbero i vari casi identificati nei fasti di edili curuli plebei in piena et repubblicana1002. Ma la questione resta abbastanza controversa.
Nellanno in cui fu maestro della cavalleria, Tiberio diede prova di grande acume. Era stato lasciato con lesercito presso Casilinum dal dittatore Marco Giunio Pera, proprio mentre Annibale assediava la citt. Gli abitanti di Casilinum stavano per capitolare e Tiberio, pur volendo agire, non aveva nessuna intenzione di disobbedire al proprio superiore, il quale gli aveva intimato di non attaccare il nemico. Cos decise di riempire delle botti con del frumento e di gettarle nel Volturno durante la notte. Il fiume entrava in citt e avvisati i magistrati di Casilinum, non fu difficile far giungere i viveri alla popolazione. Purtroppo il quarto giorno, a causa di correnti avverse, le botti finirono presso il campo dei cartaginesi, che scoprirono il trucco. Da allora fu praticamente impossibile far giungere cibo allinterno della citt, fatta eccezione per un po di noci che, gettate sparse nel fiume, venivano poi recuperate con delle reti dagli assediati. Alla fine la fame prese il sopravvento e la popolazione fu costretta a capitolare1003.
Nel 215 a.C. Tiberio divenne console per la prima volta. Allepoca gli furono assegnati gli schiavi arruolatisi volontariamente che si trovavano l e in pi venticinquemila alleati1004. Lappuntamento con i suoi uomini era presso la citt di Sinuessa, una colonia fondata allinizio del iii secolo. Anche in questa circostanza Tiberio diede prova della sua grandezza come comandante e come essere umano:
Passato in rassegna lesercito a Sinuessa, dove gli aveva ordinato di radunarsi, dopo aver attraversato il fiume Volturno, pose gli accampamenti nei dintorni di Literno. Qui, poich non cera nulla da fare, Sempronio obbligava spesso i soldati a organizzare delle manovre, affinch le reclute, che in massima parte erano schiavi arruolati, si abituassero a seguire le insegne e a riconoscere i propri reparti sul campo di battaglia. Frattanto il comandante si preoccupava soprattutto, e in tal senso aveva anche istruito i luogotenenti e i tribuni, di impedire che venisse vilipeso qualcuno a causa della sua antica condizione, cosa che avrebbe generato discordia tra le file dei soldati. Il veterano doveva essere equiparato alla recluta ed il libero cittadino allo schiavo. Tutti coloro ai quali il popolo romano aveva affidato le sue armi e le sue insegne dovevano essere considerati onorati e nobili1005.
Da Literno si mosse per prendere la citt di Hamas e vi riusc, ma successivamente, accampatosi con lesercito a circa mille passi da Cuma, fu bloccato da Annibale. Il cartaginese fece porre le armi dassedio lungo le mura fortificate, ma dallinterno Tiberio e i suoi presero a lanciare proietti infuocati contro i nemici, incendiando una delle torri mobili e provocando enorme scompiglio. Molti cartaginesi, nel tentativo di sfuggire alle fiamme, furono uccisi da alcuni dei romani usciti fuori in una sortita. Il giorno seguente Annibale tent di far uscire i romani per affrontarli in una battaglia campale, ma Tiberio rimase chiuso nella sua fortezza e cos dopo non molto i nemici tolsero le tende.
Nel 214 a.C., data la situazione, furono prorogati i comandi a molti, tra cui i consoli dellanno precedente, e cos Tiberio dovette rimanere presso Luceria, dove era giunto poco prima della fine del suo mandato. In quellanno Tiberio combatt contro Annone presso la citt di Benevento e riport una notevole vittoria, pur avendo avuto qualche problema con i suoi uomini. Pare, infatti, che agli schiavi che erano nel suo esercito fosse stata promessa la libert se avessero preso almeno la testa di un nemico. Ma per ottenere il premio tanto desiderato quelli perdevano molto tempo a recidere le teste degli avversari, rallentando cos i loro commilitoni. Il comandante, quando venne a saperlo, comunic loro che sarebbero stati premiati anche senza portare le teste e ci gli permise di riportare la vittoria1006.
Tiberio continu a combattere contro Annibale anche nel 213 a.C., quando ottenne il suo secondo consolato, e nel 212. E fu proprio nel 212 che mor, in circostanze abbastanza confuse. Circolano, infatti, diverse versioni circa la sua uccisione. Secondo alcuni, sarebbe stato assassinato mentre faceva un bagno presso il fiume Calore accompagnato dai littori e tre schiavi. Quando giunsero i nemici il console, nudo e disarmato, avrebbe tentato di difendersi usando le pietre del fiume, ma non riusc a resistere a lungo. Secondo altri, sarebbe stato circondato da due squadroni di numidi mentre usciva dallaccampamento e ucciso1007.
Una versione un po diversa viene presentata da Valerio Massimo: alla temerariet, che sarebbe stata meno notevole in qualunque altro modesto cittadino, d risalto la fine dellautorevolissimo Tiberio Gracco, preannunziata da un prodigio e non evitata di proposito:
Mentre sacrificava in Lucania, due serpenti, sbucati allimprovviso, divorarono il fegato della vittima immolata e scomparvero nella loro tana. Rimandato in seguito a ci il sacrificio, si ripet lo stesso prodigio. Anche dopo luccisione della terza vittima, pur essendosi sorvegliate con maggiore attenzione le viscere, non si pot impedire che i serpenti prima sbucassero e poi scomparissero. E sebbene gli aruspici avessero dichiarato che tale indizio riguardava la vita del generale, Gracco tuttavia non evit di cadere nel tranello tesogli dal suo sleale ospite Flavio, per essere ucciso inerme, l dove si era nascosto con un drappello armato Magone, condottiero cartaginese1008.
Quel che  certo  che, per quanto si potesse definire temerario,  difficile credere che Tiberio potesse decidere di sottrarsi a un agguato di cui, ovviamente, non era a conoscenza.
Negli stessi anni in cui era attivo Tiberio, troviamo anche un altro Sempronio, Publio Sempronio Tuditano. Questi, prima di diventare console nel 204 a.C., aveva preso parte alla battaglia di Canne in qualit di tribuno militare: Ledile Tuditano era colui che a Canne, mentre gli altri in mezzo a una sconfitta cos grande erano istupiditi dalla paura, riusc a salvarsi passando nel folto dei nemici1009. Nel 214 era diventato edile curule e poi nel 213 pretore, quando fu incaricato di amministrare la Gallia. Nel 209 a.C. divenne censore e nel 205 si ritrov, con il ruolo di proconsole, a combattere in Grecia contro Filippo di Macedonia, che costrinse a concordare una pace con Roma.
Nel 204 a.C., in qualit di console, gli fu assegnato il Bruzio come zona di guerra. Qui si scontr con Annibale una prima volta riportando notevoli perdite, ma poi, chiamati a supporto il proconsole Publio Licinio e il suo esercito, riusc a riportare una vittoria, che festeggi dedicando un tempio alla Fortuna Primigenia1010.
Nel 201 a.C. fece parte di unambasceria inviata al faraone per ringraziarlo della fedelt dimostrata a Roma durante gli ultimi eventi e per consolidare il legame con lUrbe.
Tiberio Sempronio Longo, figlio dellomonimo console del 218 a.C., ebbe una carriera rimarchevole. Alla morte del padre lo sostitu nel collegio dei decemviri sacrorum, nel 200 divenne tribuno della plebe, nel 198 edile curule e nel 197, in qualit di triumviro, si occup della deduzione di alcune colonie tra cui quella di Pozzuoli.
Nel 196 divenne pretore e nel 194 finalmente console. Non vengono ricordate grandiose imprese compiute in questo periodo; Tiberio, infatti, si distinse soprattutto in qualit di legato negli anni successivi, per la precisione nel 193 contro i galli boi e nel 191 contro Antioco. Mor nel 174 a.C., insieme a molti altri illustri romani, a causa di una pestilenza.
Coetaneo di Longo  Tiberio Sempronio Gracco, padre dei famosi tribuni, Tiberio e Gaio. Nato nel 220 a.C. fu tribuno della plebe nel 187 a.C. e nel 184 lo troviamo per la prima volta alle prese con la famiglia degli Scipioni. Quello fu, infatti, lanno del processo a Scipione lAfricano e suo fratello Lucio, accusati di aver preso una tangente dal re Antioco:
Come tribuno della plebe apertamente nemico dei due Scipioni, lAfricano e lAsiatico, dal momento che questi non poteva garantire per il pagamento di unammenda e perci, ricevuto dal console lordine di farsi arrestare e condurre in carcere, si era appellato al collegio dei tribuni, non volendo nessuno di questi interporre il diritto di veto, si ritir in disparte dai colleghi e mise per iscritto il decreto. Nessuno dubit che nello stenderlo avrebbe usato parole di fuoco contro lAsiatico. Invece Tiberio prima giur che non si sarebbe riappacificato con gli Scipioni, quindi lesse ad alta voce il decreto, nel quale era stato scritto che poich Lucio Cornelio Scipione nel giorno del suo trionfo aveva fatto sfilare prima davanti al suo cocchio i capi dei nemici e poi ne aveva ordinato larresto, non gli pareva degno e proprio della maest della Repubblica che fosse arrestato e condotto nello stesso carcere: quindi non lavrebbe permesso1011.
Si  molto discusso a proposito dei rapporti intercorsi tra Tiberio e gli Scipioni e c chi crede che, in effetti, inizialmente fossero rivali e che solo in un secondo momento abbiano trovato un accordo, sancito dal matrimonio di Tiberio con Cornelia1012, la figlia dellAfricano; c invece chi crede che Tiberio avesse solo finto di essere in disaccordo con gli Scipioni per agevolarli. A ogni modo, intorno al 175 a.C. Tiberio spos Cornelia e successivamente diede in sposa sua figlia Sempronia a un altro Cornelio molto famoso: lAfricano Minore. Nel 170 a.C. acquist anche la casa del suocero, che si trovava presso il foro, e la fece demolire per costruirvi una basilica, detta Sempronia, che rimase in loco fino alla costruzione della basilica Giulia. Alla sua morte, avvenuta nel 154 a.C., Tiberio aveva avuto da Cornelia ben dodici figli, ancora molto giovani alla morte del padre. Furono tutti allevati dalla madre, ma ne sopravvissero solo tre, Tiberio, Gaio e Sempronia.
Nel 182 a.C. fu edile e a quanto pare organizz dei giochi cos sontuosi da essere particolarmente gravosi sia per le finanze cittadine che per quelle degli italici e dei provinciali. Nel 180 a.C. fu pretore e gli capit in sorte la Spagna Citeriore, dove ebbe a che fare con i celtiberi. Pur non avendo riportato vittorie significative, fu premiato con il trionfo per aver sancito un trattato di pace con questa popolazione. In quelloccasione fond anche la citt di Graccuri che avrebbe dovuto commemorare in eterno le sue gesta.
Tiberio fu console ben due volte, nel 177 e nel 163 a.C. Durante il primo consolato fu mandato in Sardegna, dove alcune popolazioni si erano ribellate a Roma. Egli ebbe la meglio sui nemici e pose fine rapidamente al conflitto. Nel 169 fu censore e prese molto seriamente lincarico, che svolse con una tale severit da spingere Plutarco ad affermare quanto segue: Quando il padre di Tiberio era censore, i cittadini, se sapevano che era fuori a cena, saffrettavano a spegnere la luce prima che rincasasse per paura che quello li credesse intenti a banchettare e a far baldoria1013.
La severit di Tiberio e del suo collega spinse il tribuno della plebe Publio Rutilio a citarli in giudizio con laccusa di alto tradimento. In realt a quanto pare colui che si voleva colpire era il collega di Tiberio, Gaio Claudio Pulcro, gi console con Tiberio nel 177 a.C. In occasione del processo il nostro, avendo capito che i giudici avevano intenzione di scagionare lui e condannare Gaio, dichiar che se avessero esiliato il collega lui lo avrebbe seguito, dato che erano entrambi responsabili delle stesse azioni. Fu cos che tutti e due i censori furono prosciolti1014.
Come abbiamo detto la morte di Tiberio avvenne nel 154 a.C., ma a quanto pare essa fu preannunciata da un presagio. Una notte Tiberio avrebbe trovato nel suo letto due serpenti; laruspice gli disse che non era possibile liberarli o ucciderli entrambi e quindi andava operata una scelta: uccidere il maschio e quindi attirare su di s la morte, o uccidere la femmina rischiando la dipartita della moglie Cornelia? Tiberio non ebbe alcun dubbio e uccise il maschio, provocando la propria morte che venne di l a poco1015.
I due tribuni
La fama dei due figli di Tiberio  tale da meritare loro ampio spazio. Il maggiore  Tiberio Sempronio Gracco, tribuno della plebe nel 133 a.C.; il secondo, Gaio Sempronio Gracco, tribuno della plebe nel 123 e nel 122 a.C., era pi giovane del fratello di circa nove anni.
Plutarco ce li presenta come uniti negli intenti ma molto diversi nel carattere:
Tiberio era mite e posato, Gaio scattante e impetuoso. Se luno, ad esempio, arringava il popolo con maest, stando fermo al posto in cui si trovava, laltro fu il primo dei romani a muoversi sulla tribuna e a tirarsi gi la toga dalla spalla, mentre parlava [] Loratoria di Gaio, poi, era fremente e appassionata alleccesso, quella di Tiberio pi seducente e amabile; mentre lo stile di uno era colorito e pieno di effetti, quello dellaltro era puro e scrupolosamente sorvegliato. Cos anche nel nutrimento, e nel modo di vivere in generale, Tiberio era semplice e sobrio; Gaio, invece, per temperato e austero che fosse a paragone degli altri, in confronto al fratello era prodigo e ricercato [] Nei modi, infine, non erano meno diversi che nelle parole: mentre Tiberio era ragionevole e gentile, Gaio era violento e focoso, tanto che parlando, spesso era condotto dallira, anche senza volerlo, ad alzare la voce, a ingiuriare e a perdere il filo del discorso1016.
Gli anni pi importanti della vita di Tiberio furono, a parte quello del tribunato della plebe, quelli relativi alla spedizione contro Numanzia. Nel 146 a.C. aveva prestato servizio in Africa insieme al cognato, Scipione lEmiliano, ma poi nel 137 segu il console Gaio Ostilio Mancino in Numanzia. Su richiesta dei ribelli, Tiberio ag da intermediario e stipul una pace che, per, non piacque ai romani, i quali decisero di invalidare gli accordi, sostenendo che erano stati stipulati senza il consenso del Senato, e di rimandare al nemico tutti i magistrati coinvolti nella questione come prigionieri. Ma Tiberio era talmente amato che alla fine si decise di rimandare indietro al nemico il solo Mancino, che si era dimostrato non allaltezza.
Eletto tribuno della plebe nel 133 a.C., Tiberio present una legge, la lex Sempronia agraria, che avrebbe dovuto permettere la redistribuzione delle terre statali occupate abusivamente dagli aristocratici. Si trattava di una legge rivoluzionaria, che avrebbe creato uninfinit di problemi ai membri del Senato, pertanto gli aristocratici tentarono di impedirne lapprovazione. Il loro piano consisteva nellopporre alla proposta di Tiberio il veto di un suo collega tribuno: Marco Ottavio. Secondo le leggi romane, ogni tribuno poteva vantare il cosiddetto ius intercessionis, ovvero opporre il veto a quei provvedimenti, proposti da qualsiasi magistrato, che fossero stati considerati lesivi dei diritti della plebe.
Dopo diversi confronti, Tiberio decise di liberarsi del suo avversario politico facendo approvare dal popolo una legge che lo destituiva come tribuno della plebe, con laccusa di non aver perorato la causa plebea come invece avrebbe presupposto la magistratura che rivestiva.
Alla fine la legge agraria riusc a passare, portando in breve tempo alla redistribuzione delle terre. I responsabili di questa delicata procedura, che comportava unattenzione particolare, furono proprio i fratelli Gracco. Altri, al posto loro, avrebbero approfittato di quella condizione di vantaggio per estorcere denaro o sottrarre terreni illecitamente, ma i due giovani erano di unonest talmente specchiata che neanche i loro nemici hanno mai potuto accusarli di aver compiuto atti simili.
La commissione per la divisione delle terre era gi al lavoro quando accadde un altro fatto di grande rilevanza: il re Attalo iii di Pergamo mor, lasciando i suoi beni e le sue terre a Roma. Tiberio allora propose che quelle terre fossero date ai contadini bisognosi, e che leredit in denaro fosse invece utilizzata per permettere loro di acquistare nuove attrezzature da lavoro. Ma con questa iniziativa Tiberio port allesasperazione i patrizi che, a quel punto, cominciarono a organizzarsi per metterlo fuori gioco.
Mentre si cospirava contro di lui, il tribuno si preparava a presentarsi nuovamente come candidato al tribunato per lanno successivo, il 132 a.C., violando apparentemente i dettami della lex Vilia, approvata in Senato nel 180, che stabiliva prima di tutto quale fosse let minima per accedere a ognuna delle magistrature romane e, poi, anche un intervallo di due anni tra lassunzione di una carica e laltra.
Tuttavia, la lex Vilia menzionava solo le magistrature del cursus honorum curule e dunque non citava esplicitamente il tribunato della plebe. Come comportarsi dunque di fronte alla richiesta di Tiberio? I senatori sembravano titubanti, ma soprattutto volevano evitare che il campione della plebe vincesse nuovamente. Lunico sistema per risolvere quella situazione incresciosa era portare lavversario in tribunale con una qualsiasi accusa, non appena avesse perso la sacrosanctitas garantitagli dal tribunato, che impediva loro di torcergli anche un solo capello. In questo modo, si sarebbero garantiti lesclusione di Tiberio dalle elezioni poich, finch era sotto processo, non poteva candidarsi. Ma il piano fall e lex tribuno pot concorrere al tribunato.
Nellapprossimarsi del giorno delle elezioni, gli aristocratici si risolsero allora a dare il via a una violenta campagna denigratoria nei confronti di Tiberio. Il tribuno era consapevole che la sua influenza stava scemando e che avrebbe avuto grosse difficolt a farsi eleggere, soprattutto a causa dellassenza degli elettori rurali, che lo avevano sostenuto quando aveva proposto la legge agraria e che ora non avevano pi alcun interesse diretto per recarsi a Roma a votare. Tuttavia, quando fu fatto lo spoglio dei voti delle prime due trib, il nome di Tiberio parve tra quello dei probabili dieci vincitori. Ma il tribuno si dovette rendere ben presto conto che molti di quelli che lo avrebbero affiancato se avesse vinto erano sostenitori dellaristocrazia e che, quindi la sua capacit di imporsi sarebbe stata praticamente nulla.
La sua presenza tra i vincitori delle prime due trib scaten un putiferio. I sostenitori della classe senatoria protestarono per lillegalit della candidatura e la situazione degener al punto che si dovette rinviare la conclusione delle elezioni. Il giorno successivo le operazioni ripresero e, contemporaneamente, il Senato si riun per discutere sula presunta illegalit della candidatura di Tiberio. Le fonti raccontano che i senatori avrebbero tentato di convincere il console, Mucio Scevola, a uccidere il tribuno. La richiesta non fu cos diretta, ma si fece capire a Scevola che era necessario un intervento drastico contro Tiberio. Il console si sarebbe rifiutato di mettere in atto una qualsiasi azione illegale asserendo che, se davvero Tiberio fosse stato nel torto, come loro affermavano, avrebbe rimediato legalmente. A questo punto, Scipione Nasica, uno degli avversari pi pericolosi di Tiberio, decise di prendere in pugno la situazione e usc dalla Curia per raggiungere il Campidoglio.
Plutarco afferma che al seguito di Nasica cerano molti senatori con i loro sgherri, probabilmente le guardie che allepoca accompagnavano i patrizi, per lo pi schiavi e gladiatori, una specie di bravi ante litteram. Giunti in Campidoglio, scoprirono che Tiberio era stato avvertito del loro arrivo da un senatore suo alleato: Fulvio Flacco. Avvisato del pericolo, il tribuno avrebbe fatto un segno ai suoi per informarli della situazione. Chiamati a raccolta, i suoi seguaci presero delle verghe e le fecero a pezzi per avere qualcosa con cui difendersi. Queste armi improvvisate sarebbero la prova del fatto che le violenze che ebbero luogo quel giorno non possono essere addebitate a Tiberio, come affermarono alcuni storici, bens ai suoi nemici. Se ci fosse stata premeditazione in tutto ci, sicuramente il tribuno e i suoi si sarebbero procurati armi migliori.
Allarrivo dei senatori e dei loro uomini sarebbe nato uno scontro violentissimo. Gli scagnozzi degli aristocratici erano armati di tutto punto mentre, invece, i loro padroni usarono pezzi di sedie rotte come armi. Si prospettava uno scontro a suon di legnate. I graccani erano in numero notevolmente inferiore e ben presto dovettero darsi alla fuga per non soccombere. Tiberio segu i suoi uomini e nel correre inciamp su alcuni cadaveri. Nonostante ci, riusc ad arrivare davanti al tempio di Giove e l fu colpito a morte con dei randelli di legno. Le fonti sono discordi nellindicare il nome dellassassino del tribuno: c chi dice che ad assestare il primo colpo sulla testa di Tiberio sia stato il suo collega Publio Satireo, mentre il colpo mortale per fu il secondo, inferto da un tale Lucio Rufo.
Secondo la versione diffusa da Appiano, sarebbero stati i seguaci di Tiberio a dare inizio allo scontro armato, ma questa variante in genere  considerata inattendibile. Lo storico sostiene anche che il colpo che uccise Tiberio sarebbe stato inferto dallo stesso Nasica. Insieme al tribuno, comunque, furono uccise altre duecento o trecento persone. Alcune furono coinvolte direttamente negli scontri; altre invece, si ritrovarono nella mischia e furono travolte dalla folla in fuga per cui morirono schiacciate. Per evitare che la vista del cadavere di Tiberio spingesse la popolazione a venerarlo come un martire della causa plebea, i corpi del tribuno e di tutte le altre vittime furono gettati nel Tevere.
Tiberio era sposato con la figlia di un suo fervido sostenitore, Appio Claudio:
Trovandosi dunque a un banchetto degli auguri, Appio Claudio espresse a Tiberio la sua simpatia, e gli offr senzaltro la mano di sua figlia. Tiberio accett molto lieto, laccordo venne stipulato immediatamente, ed Appio, tornando a casa, mentre era ancora sulla porta chiam la moglie ad alta voce, gridando: O Antistia, ho fidanzato la nostra Claudia. E Antistia, meravigliata, rispose: Perch tanto ardore e tanta fretta? Neanche le avessi trovato un Tiberio Gracco per marito. So bene che alcuni raccontano questa storia a proposito del padre dei Gracchi, Tiberio, e di Scipione lAfricano; ma la maggior parte degli storici la scrivono come lho riportata io1017. I due, tuttavia, non ebbero figli.
Gli scontri tra graccani e antigraccani proseguirono per diversi anni, anche se con toni molto pi moderati: la morte di Tiberio aveva scosso tutti e si sentiva la necessit di tornare a unapparente normalit. Gaio, il fratello minore, subito dopo la morte di Tiberio sembr non volerne pi sapere di politica, poi per decise di scendere in campo mantenendo la stessa linea politica del fratello. Nel 126 a.C. aveva servito come questore in Sardegna e si era fatto benvolere, dimostrando anche una notevole capacit oratoria che mise in allarme i suoi nemici. Questi fecero in modo che Gaio non potesse rientrare a Roma, dando lordine al suo superiore di non muoversi dalla Sardegna. Il nostro Sempronio riusc comunque a rientrare in patria e, nonostante linsubordinazione, seppe farsi valere.
Nel 123 a.C. si candid per la prima volta al tribunato della plebe e fu eletto. Fece approvare svariate leggi a favore del popolo:
Delle leggi che propose per compiacere il popolo e danneggiare il senato, una fu agraria, e prevedeva la divisione dellagro pubblico tra cittadini poveri; unaltra militare, disponeva che il vestiario venisse fornito ai soldati a spese pubbliche, senza trattenere nulla, alluopo, sulla paga dei soldati stessi, e che nessuno potesse essere chiamato alle armi prima dei diciassette anni; unaltra riguardava i confederati, e riconosceva agli italici gli stessi diritti di voto dei cittadini; unaltra disponeva una speciale riduzione del prezzo del grano per i cittadini poveri; unaltra, infine, riguardava la nomina dei giurati1018.
Gaio non solo propose tutte queste leggi indubbiamente dirompenti per lepoca, ma si fece anche garante per la loro applicazione, come pure partecip attivamente alla fondazione di diverse colonie, dimostrandosi infaticabile. Quando fu eletto al tribunato della plebe per la seconda volta, nel 122 a.C., il Senato pass decisamente alloffensiva per fermarlo corrompendo un altro tribuno della plebe, Marco Livio Druso. Questi ebbe il compito di proporre leggi che potessero far ottenere ai padri coscritti il favore della plebe, pur non concedendo alcunch di valore.
Ma i problemi veri per Gaio iniziarono quando si decise di dedurre una colonia a Cartagine e lui fu inviato in Africa per supervisionare loperazione. Non era, infatti, il momento di allontanarsi dallUrbe e soprattutto di lasciare il proprio partito nelle mani del suo collaboratore Marco Fulvio Flacco, assai poco amato. Fu anche ripresa una vecchia questione che riguardava la morte di Scipione lAfricano Minore, avvenuta nel 129 a.C. Scipione era stato uno dei pi agguerriti avversari del cognato Tiberio e si apprestava a contrastare anche Gaio, quando fu trovato morto nel letto di casa sua.
La sua morte improvvisa aveva dato adito a molte voci. Si trattava di un uomo in buona salute, dal fisico forte, la cui morte era parsa inspiegabile. Cera stato chi aveva pensato allomicidio e il dito accusatore rimase sempre puntato verso i membri del partito dei Gracchi. Le fonti a questo punto si sono sbizzarrite: Livio parla di avvelenamento, Velleio Patercolo e Plutarco di strangolamento e infine Appiano di soffocamento.
Plutarco sostiene che quando il corpo di Scipione fu rinvenuto, pieno di segni di percosse e violenze, Flacco fu sospettato di omicidio perch proprio il giorno prima della morte aveva inveito apertamente contro di lui. Anche Gaio fu sospettato e di certo la sua amicizia con Flacco non lo aiutava. Nonostante le tante accuse, tuttavia, nessuno fu mai citato in tribunale e la morte del comandante fu archiviata come naturale.
Druso intanto, in assenza di Gaio, era riuscito a minare notevolmente la sua posizione, costringendo cos il nostro a rientrare dallAfrica, ma non riusc a farsi eleggere al tribunato della plebe per lanno successivo. I senatori ne approfittarono per abolire molte delle leggi fatte approvare da lui e Plutarco sostiene che questa mossa fu pianificata per indurre Gaio a reagire. Il Senato, in sostanza, sperava che lex tribuno, tendenzialmente iracondo, come si  detto, diventasse violento dando loro una valida scusa per eliminarlo definitivamente. Per ottenere questo risultato il tribuno Minucio Rufo avrebbe dovuto proporre addirittura la distruzione della colonia fondata a Cartagine, sostenendo che era stata realizzata su un territorio maledetto. Quando la proposta di Rufo fu discussa in Campidoglio, Gaio e i suoi si presentarono per difendere le loro posizioni. Alcune fonti affermano che Gaio si era recato in quel luogo armato e con tanto di guardia del corpo, e quindi con cattive intenzioni.
Il drammatico scontro in cui perse la vita lex tribuno sarebbe stato provocato dalla morte di un tale Quinto Antilio. Le fonti ci presentano due versioni diametralmente opposte degli eventi occorsi quel giorno: secondo Plutarco, Antilio sarebbe stato un inserviente del console Lucio Opimio il quale, passando tra i seguaci di Gracco, li offese provocando lira di Flacco. Questultimo, insieme ai suoi uomini, si accan contro Antilio e lo uccise a colpi di stiletto. Gaio avrebbe rimproverato Flacco per questo suo gesto, soprattutto perch si rendeva conto delle conseguenze. Secondo Appiano, invece, Antilio sarebbe stato un povero cittadino intento a sacrificare agli di; mentre svolgeva tranquillamente il rituale, vide Gaio e i suoi armati di tutto punto e tent di convincerli a desistere dal commettere violenza. Nellavvicinare Gaio, Antilio lo aveva afferrato per un braccio; lex tribuno lo guard con tale sdegno che i suoi uomini presero liniziativa e lo uccisero.
Si tratta di due versioni molto estreme, che per ci danno lidea della tensione che regnava in quei giorni a Roma. Il Senato dovette credere alla seconda, poich si riun ed eman il cosiddetto senatus consultum ultimum contro Gaio, dichiarandolo nemico pubblico. Al console Opimio fu ordinato di attaccarlo e a tre giorni dalla morte di Antilio ebbe luogo lo scontro. Gaio e i suoi si erano rifugiati sullAventino, il colle simbolo delle lotte plebee; il figlio minore di Flacco fu mandato a parlamentare con i senatori ma non riusc a ottenere nulla. Opimio era irremovibile e deciso ad attaccare i graccani. Gli arcieri del console furono i primi a intervenire, creando lo scompiglio tra gli uomini di Flacco, che si diedero alla fuga. Flacco stesso si nascose con suo figlio maggiore presso un impianto termale, dove fu trovato e sgozzato con il ragazzo.
Intanto Gaio era nel tempio di Diana a pregare, quando alcuni suoi amici lo esortarono a scappare. Si diede infine alla fuga con il suo servo Filocrate, ma si trovarono la strada bloccata dagli avversari. Per evitare che Gaio fosse preso vivo, Filocrate lo uccise e cos lo trovarono gli uomini di Opimio quando arrivarono. In totale questa volta furono uccisi ben tremila uomini. Le teste di Gaio e Flacco furono consegnate prontamente a Opimio, il quale aveva promesso un premio a chiunque gliele avesse portate: si diceva che la ricompensa sarebbe stata pari al peso del trofeo stesso. Una tradizione vuole che un tale Lucio Settimuleio, venuto in possesso della testa dellex tribuno, avesse estratto il cervello per sostituirlo con un peso di metallo in modo da guadagnare un premio pi elevato.
Opimio nel 120 a.C. fu citato in tribunale per aver ucciso, oltre a Gaio, anche diverse migliaia di persone. Lex console era stato autorizzato per legge a uccidere Gracco ma non tutti gli altri. Nonostante ci riusc a farla franca grazie al suo avvocato, Gaio Papirio Carbone, ex alleato dei Gracchi e ormai passato al partito aristocratico.
Gli ultimi fuochi
Dopo quasi un secolo dai fatti narrati e circa quattro secoli dopo lultimo Atratino comparso nei fasti, compare il console suffetto Lucio Sempronio Atratino, il quale ricopr questa magistratura nel 34 a.C. Lucio, nato nel 73, era figlio di Lucio Calpurnio Bestia, e membro adottivo della gens Sempronia.
Nel 57 a.C. Bestia fu citato in tribunale da Marco Celio Rufo con laccusa di brogli elettorali. Rufo perse la causa ma decise di accusare nuovamente Bestia nel 56. Il processo non ebbe mai luogo perch Atratino fu pi rapido di Rufo e lo port in tribunale prima che lui potesse avviare una seconda causa contro suo padre.
Il processo di cui parliamo  quello assai celebre in cui Rufo fu accusato di diversi reati, tra cui: abbandono della casa paterna, broglio elettorale, omicidio e tentato omicidio. Atratino, nonostante le capacit oratorie, perse la causa poich Rufo era difeso dai tre pi grandi oratori di quel tempo, vale a dire Crasso, Ortensio Ortalo e Cicerone. Dalla sua laccusatore aveva solo una testimone deccellenza, Clodia Metella. Questultima aveva accusato Rufo di aver tentato di ucciderla, ma essendo unex amante dellimputato, la sua testimonianza non fu considerata valida, in quanto ritenuta dettata da desiderio di vendetta.
Nonostante questo fallimento, Atratino veniva considerato un valido oratore, nonch ottimo soldato, tanto che Marco Antonio si valse di lui per comandare la sua flotta dal 38 al 34 a.C. circa. Dopo diversi anni al fianco di Marco Antonio, tuttavia, pass dalla parte di Ottaviano. Lo ritroviamo ancora una volta nel 21 a.C., in qualit di proconsole dAfrica, dove dovette affrontare una rivolta organizzata dai mauri. Per la vittoria riportata gli fu concesso il trionfo. A Gaeta, dove Atratino possedeva una villa,  stato ritrovato anche il mausoleo del nostro ex console.
A questo punto della storia di Roma, la gens Sempronia si  ormai quasi estinta, ma troviamo ancora un membro della familia dei Gracchi citato dalle fonti. Si tratta di Tiberio Sempronio Gracco, ricordato sostanzialmente per essere stato lamante di Giulia, figlia di Ottaviano Augusto.
Stando a quanto riferito da Tacito, la relazione tra i due era stata alquanto duratura, se si considera che, iniziata quando la donna era sposata con Agrippa, si protrasse anche durante il matrimonio con Tiberio:
Sempronio Gracco, nato da nobile famiglia, di vivace ingegno e di trista eloquenza, con la quale aveva indotto alla corruzione la stessa Giulia, quando era ancora moglie di Marco Agrippa. N qui si era fermata la sua mala passione, poich lostinato amante eccitava allarroganza e allodio contro il marito la donna, ormai sposa di Tiberio, tanto che si credeva che le lettere che Giulia aveva scritto ad Augusto per diffamare Tiberio fossero state scritte da Gracco1019.
Lo storico prosegue raccontando gli estremi istanti di vita di uno degli ultimi Gracchi. Egli dice, infatti, che Gracco era stato mandato in esilio presso lisola di Cercina quando scoppi lo scandalo che travolse anche Giulia nel 2 a.C., e che mor l nel 14 d.C., dopo circa quattordici anni, raggiunto da alcuni sicari di Tiberio, ormai imperatore, che gli diedero solo il tempo di scrivere poche righe alla moglie. Stando alle fonti, aveva portato con s sullisola suo figlio Gaio1020 ancora bambino. Questi gli sopravvisse e una volta cresciuto si diede allattivit commerciale, coprendo per lo pi la rotta tra lAfrica e la Sicilia.
Tra i letterati di questa gens va ricordato lo storico Sempronio Asellio, autore di unopera in quattordici libri intitolata Rerum gestarum libri, di cui non ci sono rimaste che pochissime tracce attraverso citazioni fatte per lo pi da Aulo Gellio. Asellio, come Polibio, faceva parte del seguito di Scipione lEmiliano e prese parte alla terza guerra punica, di cui appunto avrebbe trattato nella propria opera. Il suo stile viene spesso paragonato a quello del contemporaneo Polibio, soprattutto per la semplicit e la linearit.
Tra le signore le pi note sono sostanzialmente due, vale a dire Sempronia, sorella di Tiberio e Gaio Gracco, e Sempronia, madre di Decimo Giunio Bruto Albino.
La prima, figlia di Tiberio Sempronio Gracco, console nel 177 a.C., fu data in sposa a Scipione lEmiliano e, dato il suo forte legame con i fratelli, fu anche sospettata di averli agevolati assassinando il marito. Questo sospetto per si diffuse solo sotto forma di pettegolezzo e non fu mai tramutato in un vero e proprio atto di accusa nei suoi confronti. Se escludiamo le informazioni relative al suo matrimonio e alla sua discendenza per, non sappiamo molto altro di lei.
Laltra Sempronia era la moglie del console Decimo Giunio Bruto, in carica nel 77 a.C., e madre del cesaricida Decimo Giunio Bruto Albino. Prese parte attiva alla congiura di Catilina, tanto da offrire la propria casa come luogo di incontro per i congiurati in assenza del consorte. Fu una delle tante amanti di Cesare che, secondo alcuni, avrebbe incontrato proprio durante una delle riunioni con i cospiratori. Alcuni hanno sospettato anche che il giovane Decimo fosse figlio dellamante pi che del padre legittimo, ma come nel caso di Bruto, figlio di Servilia, i dati cronologici sono contro questa tesi.
Sempronia viene descritta come donna lasciva e amante del sesso, arma usata con frequenza per irretire gli uomini. Nel tentativo di spiegare lagnomen del figlio, Albino, alcuni hanno ipotizzato che il ragazzo fosse un figliastro di Sempronia, nato da un primo matrimonio di Bruto con una Postumia della familia degli Albini; oppure, in alternativa, che il ragazzo fosse stato adottato1021.

982 Livio, Ab Urbe condita libri, iv, 44.
983 G. Franciosi (a cura di), Ricerche sulla organizzazione gentilizia romana, vol. I, Jovene, Napoli, 1984, p. 143.
984 Livio, Ab Urbe condita libri, ii, 21 e Dionigi di Alicarnasso, Antichit romane, vi, 1.
985 Questa data varia a seconda delle epoche. In un primo momento i festeggiamenti si limitavano a ununica giornata per poi essere prolungati in et imperiale.
986 Dionigi di Alicarnasso, Antichit romane, xi, 61-62.
987 Livio, Ab Urbe condita libri, iv, 44.
988 Ivi, iv, 37.
989 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, vi, 5, 2.
990 Livio, Ab Urbe condita libri, ix, 33-34.
991 Ivi, ix, 45.
992 Ivi, x, 9.
993 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, ii, 9, 7.
994 Ivi, vi, 3, 12.
995 Polibio, Storie, i, 39.
996 Ivi, iii, 41.
997 Livio, Ab Urbe condita libri, xxi, 17.
998 Ivi, xxi, 51 e Polibio, Storie, iii, 68.
999 Polibio, Storie, iii, 72.
1000 Ibidem.
1001 Livio, Ab Urbe condita libri, xxiii, 24.
1002 Cfr. F. Mora, Fasti e schemi cronologici. La riorganizzazione annalistica del passato remoto romano, F. Steiner, Stuttgart, 1999, pp. 189-207.
1003 Livio, Ab Urbe condita libri, xxiii, 19.
1004 Ivi, xxiii, 32.
1005 Ivi, xxiii, 35.
1006 Ivi, xxiv, 14-16.
1007 Ivi, xxv, 17.
1008 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, i, 6, 8.
1009 Livio, Ab Urbe condita libri, xxiv, 43.
1010 Ivi, xxix, 36.
1011 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, iv, 1, 8.
1012 Ivi, iv, 2, 3.
1013 Plutarco, Tiberio Gracco, xiv.
1014 Valerio Massimo, Facta et dicta memorabilia, vi, 5, 3.
1015 Ivi, iv, 6, 1 e Plutarco, Tiberio Gracco, i.
1016 Plutarco, Tiberio Gracco, ii.
1017 Plutarco, Tiberio Gracco, iv.
1018 Id., Gaio Gracco, v.
1019 Tacito, Annales, i, 53.
1020 Ivi, iv, 13.
1021 Vedi la Gens Giunia.
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FINE Parte 4.